Ponte Morandi: In/Arch, rinforzare strutture non interessate dal crollo

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Roma, 1 ott. (Labitalia) – “Il viadotto Morandi è una testimonianza straordinaria della ‘rivoluzione industriale italiana’ e dell’eccellenza progettuale e tecnica italiana. E’ dunque davvero sorprendente che non sia stata nemmeno presa in considerazione l’ipotesi di rinforzare le strutture non interessate dal crollo, ovvero la gran parte del viadotto, mettendole in piena sicurezza e collegandole con un nuovo ponte in acciaio dalla forma chiaramente distinta. Un’ipotesi che appare l’unica davvero realizzabile in tempi stretti, senza sacrificare le case e gli insediamenti produttivi evacuati e ripristinando tempestivamente il sistema della mobilità genovese”. E’ il giudizio espresso da In/Arch (Istituto nazionale di architettura), che ha organizzato per oggi pomeriggio a Roma, nella sede dell’Ance, un incontro dal titolo ‘Restaurare e reintegrare il viadotto Morandi?’.

“Al contrario, la demolizione totale dell’opera – avverte – si presenta assai problematica sul terreno operativo, economico e culturale, frutto di una reazione ‘a caldo’ che non tiene conto del fatto che l’infrastruttura genovese, lungi dall’essere ‘geneticamente sbagliata’, è vittima di mancate manutenzioni e insufficienti adeguamenti”.

“L’In/Arch, nel chiedere di studiare seriamente un’ipotesi di restauro-reintegrazione di questo manufatto di grande qualità, non intende in nessun modo prendere partito contro la realizzazione della Gronda, che al contrario appare quanto mai opportuna e complementare e non alternativa alla rimessa in funzione del viadotto. Anzi, quando un nuovo tracciato autostradale sarà davvero disponibile, e ci vorranno sicuramente degli anni, potrà essere valutata l’eventualità di riservare il Morandi, restaurato e reintegrato, alla sola mobilità urbana”, conclude.