Popolazione, l’emigrazione verso l’estero frena: possibile effetto Brexit

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Anche nel 2017 le immigrazioni internazionali si confermano più alte delle emigrazioni, contribuendo positivamente allo sviluppo demografico e compensando lo squilibrio determinato dalla dinamica naturale negativa. Il saldo migratorio netto con l’estero stimato è pari a +184mila unità (3 per mille residenti). E’ quanto si legge nelle stime Istat sugli indici demografici. Di entità superiore a quello dell’anno precedente (+144mila), quello conseguito nel 2017 è prodotto da un più elevato numero d’ingressi, pari a 337mila (+12%) e da una riduzione delle uscite, pari a 153mila (-2,6%). Per inciso, le immigrazioni dall’estero risultano al terzo anno di crescita consecutivo dal 2014 mentre le emigrazioni registrano per la prima volta un’inversione di tendenza dopo un periodo di continua e repentina crescita durato ben nove anni (dal 2008 al 2016), in cui le uscite sono passate da 62mila a 157mila unità. La scelta di compiere una migrazione è molto complessa e molti sono i fattori in gioco che potrebbero aver influenzato i cambiamenti in corso in Italia nel 2017. La recente ripresa economica e l’aumento della domanda di lavoro sono senz’altro tra questi ma, sebbene sia prematuro per asserirlo su base statistica, c’è un elemento di novità nel panorama internazionale che sta per la prima volta affacciandosi in Europa: la Brexit. La scelta dei cittadini britannici di uscire dalla Comunità Europea, a seguito del referendum del 23 giugno 2016, sta provocando ripercussioni sulle migrazioni internazionali del Regno Unito.
Secondo le prime stime ufficiali diffuse dall’Ons (l’Istituto britannico di statistica ufficiale) nel periodo compreso tra il giugno 2016 e il giugno 2017 le immigrazioni nel Regno Unito sono diminuite di 80mila unità (-12%), e tale contrazione ha riguardato sia cittadini di provenienza Ue sia di provenienza extra Ue. Ciò potrebbe aver favorito in Europa altri Top Destination Country, tra cui rientra anche l’Italia, per due sostanziali ragioni: aumenta l’appeal dell’Italia come meta dei migranti internazionali, frena l’uscita dei residenti dall’Italia verso il Regno Unito che, peraltro, ha rappresentato negli ultimi anni la meta di destinazione preferita assieme alla Germania. La maggior parte dei movimenti in ingresso (87%) è dovuta ai cittadini stranieri. Le iscrizioni dall’estero di individui di nazionalità straniera risultano, infatti, pari a 292mila (+10,9% sul 2016) mentre i rientri in patria degli italiani sono valutati in 45mila (+19,9%). Per quanto riguarda le cancellazioni, soltanto 40mila emigrazioni per l’estero sulle complessive 153mila stimate nel 2017 riguardano cittadini stranieri (-5% sul 2016), contro ben 112mila cancellazioni di cittadini italiani. Il numero di connazionali che decidono di trasferirsi in un Paese estero diminuisce dell’1,8% rispetto al 2016 ma rimane, comunque, a un livello elevato, il secondo più alto negli ultimi venti anni.
Le regioni che accolgono più immigrati, a prescindere dalla cittadinanza, sono quelle del Nord che attraggono 6,4 neocittadini ogni mille residenti, contro una media nazionale del 5,6 per mille. Tra le regioni del Nord il massimo si riscontra nella Provincia di Bolzano (7,8 per mille). Nelle regioni del Centro il tasso di immigrazione dall’estero risulta pari al 6,1 per mille e il massimo si riscontra in Toscana (7,3 per mille). Il Mezzogiorno, infine, presenta una capacità attrattiva minore (4,2 per mille) rispetto al resto del Paese, con l’eccezione di Calabria (6 per mille) e Molise (8,5 per mille) nelle quali il tasso immigratorio dall’estero supera il valore medio nazionale. In associazione al fatto che nel Nord si registrano maggiori flussi in arrivo, si aggiunge che in tale ripartizione geografica risultano più rilevanti anche i flussi in uscita in rapporto al numero di residenti (3 per mille, 2,5 a livello nazionale), cosicché il ricambio annuale di popolazione subisce un maggiore impatto. Le regioni dalle quali si emigra maggiormente per l’estero sono quelle del Nord-est: la Provincia di Bolzano (5,1 per mille), il Friuli-Venezia Giulia (3,5) e la Provincia di Trento (3,2). Nel Centro e nel Mezzogiorno, invece, le emigrazioni per l’estero risultano inferiori in termini relativi, rispettivamente pari a 2,3 e 2 per mille residenti. Ai livelli minimi si collocano, in particolare, la Campania (1,4 per mille), la Puglia (1,8) e la Basilicata (1,8).