Porta sui mercati del futuro
perché il Sud serve all’Italia

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Che cosa si può realisticamente fare per stimolare una significativa reazione della classe dirigente del Sud, tale da segnare un cambiamento di fondo in grado di modificare Che cosa si può realisticamente fare per stimolare una significativa reazione della classe dirigente del Sud, tale da segnare un cambiamento di fondo in grado di modificare radicalmente la struttura società? Come ottenere un colpo di reni dal Mezzogiorno che rischia seriamente di perdere l’appuntamento con la ripresa e con lo sviluppo? Occorre uno straordinario impegno della società e della cultura, e soprattutto di politica e istituzioni, non ancora pronti di interpretare la spinta e l’energia delle risorse imprenditoriali, del mondo delle imprese, del tessuto produttivo, che è contrassegnato nel Mezzogiorno – come del resto il mondo accademico e scientifico – da notevoli e tanti punti di eccellenza.Occorre quindi che il Sud comincia a marciare su tre gambe: politica, istituzioni, sistema delle imprese. Occorre anzitutto formare una classe di amministratori pubblici all’altezza delle sfide dei nostri tempi. Solo la costruzione di un sistema virtuoso consente di conseguire, come accade altrove, risultati importanti in termini di sviluppo e crescita del Pil, premesse per l’allargamento della base occupazionale. Non è ancora sufficientemente chiaro che tutto questo il Sud lo deve fare per sé, ma anche per l’Italia. Se il nostro Paese vuol tornare su un apprezzabile sentiero di crescita, si dice, non può fare a meno del Sud. Aggiungo: è auspicabile che le scelte politiche nazionali siano più improntate, d’ora in avanti, al convincimento che il sistema Italia non esce dalla crisi senza il Sud. Perché è forte l’interdipendenza economica fra Nord e Sud, come ha dimostrato uno studio di Srm, che stima per ogni 100 euro spesi per prodotti del Mezzogiorno una domanda aggiuntiva per le imprese del Centro Nord pari a 40 euro. Perché il Mezzogiorno visto come macroarea conta più di alcune nazioni dell’Unione europea, come ha rilevato uno studio recente della Fondazione Edison. Non solo per numero di abitanti, ma anche in valore aggiunto manifatturiero. Superiore a quello detenuto nella manifattura da parte di nazioni come la Finlandia, la Danimarca, il Portogallo, la Romania e la Grecia. Perché il sistema delle imprese meridionali conta su un cluster di imprese medie e medio-grandi con una struttura produttiva e risultati largamente analoghi, in termini di export e capacità di stare sui mercati internazionali, a quelli delle imprese del Centro e del Nord del Paese. Perché il Sud è la porta italiana ed europea sui mercati del futuro, in quel Mediterraneo allargato che va dal Medio Oriente allo stretto di Gibilterra, che attende dal raddoppio del Canale di Suez e dal Continente africano una straordinaria opportunità di sviluppo dei traffici, dei commerci, delle partnership industriali. Condivido quanto in diverse sedi ribadisce Confindustria sul tema Mezzogiorno. Per affrontare il problema della bassa crescita, che interessa tutto il Paese, è opportuno disegnare una rinnovata politica di sviluppo per il Sud. Per combattere il rischio di desertificazione produttiva del Sud, è necessaria una politica industriale per il Mezzogiorno mirata alle esigenze del tessuto produttivo meridionale, a partire dalle infrastrutture indispensabili a valorizzare i suoi punti forza, dotata delle necessarie risorse per affrontare e risolvere le sue criticità.