Port’Alba, tra letteratura e musica: il primo album del cantautore campano Achille Campanile

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in foto la copertina del disco Port'Alba

di Rosina Musella

Achille Campanile, neolaureato in Lettere Moderne presso l’Università di Napoli Federico II e attualmente iscritto al Corso di Laurea Magistrale in Filologia Moderna, si avvicina alla musica a 16 anni e inizia a comporre i suoi primi testi qualche anno dopo. Il percorso di studi è fondamentale per il suo processo creativo, poiché università e musica si intrecciano nella sua vita dando corpo a creazioni musicali che nascono come suggello di un programma di studio: ad ogni esame sostenuto segue una canzone che racchiude le informazioni ottenute e le esperienze fatte durante la preparazione.
Terminato il percorso di laurea triennale, anche le canzoni composte contestualmente arrivano alla giusta maturazione e decide così di concludere il processo creativo degli ultimi quattro anni realizzando l’album “Port’Alba”, pubblicato lo scorso 21 luglio insieme ad un booklet artistico.
Qualche giorno fa lo abbiamo intervistato e gli abbiamo chiesto qualcosa in più in merito a questa sua prima esperienza.

Come è nata la sua passione per la musica?
Sono state fondamentali le scoperte fatte a 16 anni. Quasi tutto partì quando mio fratello portò a casa “Animals” dei Pink Floyd, dal mio punto di vista il loro album più bello per i messaggi sociali che manda, ricco di metafore che, seguendo la distopia orwelliana, raccontano di personaggi politici animalizzandoli. È stato il punto di inizio della mia carriera musicale, anche perché è un disco in cui i Pink Floyd suonano tanto in acustico e proprio la chitarra acustica è diventata il mio strumento.
Ho sempre studiato da autodidatta, un limite, ma anche un valore aggiunto, perché il non aver seguito un maestro mi ha insegnato ad arrangiarmi in tutte le situazioni, poiché suono ad orecchio. Dopo qualche anno ho iniziato a canticchiare quello che suonavo e così decisi di studiare canto per due anni. Al momento non sono seguito da alcun insegnate, benché io ritenga che lo studio guidato sia molto importante.

in foto Achille Campanile

Quando ha iniziato a comporre?
Scrivo da quando sono all’università; per me studiare il programma di un esame significa per forza scrivere una canzone, anche se poi non la pubblico. Le scrivo nei giorni che precedono l’esame, per prendermi una pausa dallo studio, ma al contempo ripetere ciò che ho appreso, perché gli argomenti di studio diventano materiale per i brani.
Il mio primo approccio quando ho scoperto di riuscire a cantare è stato musicare le poesie. Dato che non avevo mai scritto, prendevo un pezzo e sceglievo una melodia su cui cantarlo. La mia prima canzone fu “L’infinito” di Leopardi sulla canzone religiosa “Ora lascia, o Signore”. Ho proseguito così con altre tre, quattro poesie e poi ho iniziato a scrivere pezzi miei.

in foto un’illustrazione di Elisabetta Biondi]

Cosa rappresenta Port’Alba?
Ho scelto Port’Alba come titolo dell’album perché la maggior parte dei brani che lo compongono sono stati ispirati da libri che ho letto, e quale posto migliore che è custodia di tanti libri? E proprio il libro è a sua volta un luogo in cui perdersi e ritrovarsi, che ci permette di rivedere tanto di noi stessi, ma anche di scoprire qualcosa di nuovo che non consociamo.
La stesura delle canzoni è iniziata quattro anni fa e uno dei motivi che mi ha spinto a registrare è stato il fatto che stessi scrivendo roba nuova, ma sentivo il peso di ciò che avevo scritto prima, quindi ho deciso di mettere un punto a quel progetto.

in foto un collage di Giovanni Allocca

Com’è nata l’idea del booklet artistico?
Volevo che l’album fosse un progetto artistico a 360 gradi, e con Elisabetta Biondi e Giovanni Allocca siamo riusciti ad unire musica, letteratura, arte e fotografia. Un anno e mezzo fa vidi le opere di Elisabetta, realizzate partendo da uno spartito su cui poi lei dà sfogo alla sua creatività dipingendovi sopra. Per me quello spartito rappresenta la musica e il colore le diverse parole che io vi scrivo sopra. Mi sembrava l’artista perfetta per il progetto e quando le proposi di collaborare ne rimase entusiasta. Tutte le quattordici opere da lei realizzate sono inedite, così come le fotografie, scattate pochi mesi fa proprio a Port’Alba. L’idea del collage è stata sviluppata da Giovanni, e abbiamo deciso di lasciare meno spazio alle mie foto, per dedicarne di più alle immagini delle frasi dei testi che più mi hanno colpito mentre realizzavo i brani del disco.

Come è stato lavorare al disco durante il lock-down?

Il disco sarebbe dovuto uscire a marzo, un mese per me molto particolare per questioni personali positive. Il lockdown ha poi ritardato tutto, ma è stato una scusa per lavorarci di più. Qualcosa a marzo si farà, però.