Porti, Srm: cresce il ruolo del Mediterraneo grazie a Suez e Cina

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in foto Massimo Deandreis, direttore Srm, Studi e Ricerche per il Mezzogiorno

Cresce il ruolo del Mediterrano nell’ambito dell’economia marittima, grazie al canale di Suez, investimenti cinesi e interventi sui porti. E’ quanto emerge da uno studio realizzato da Srm (Intesa Sanpaolo) presentato oggi all’Europarlamento dal direttore generale Massimo Deandreis. La ricerca mostra la robusta crescita del “mare” negli scambi commerciali mondiali. I volumi degli scambi via mare sono aumentati del 4%, raggiungendo la quota di 10,7 miliardi di tonnellate, il tasso di crescita più elevato degli ultimi 5 anni.
Il traffico delle rinfuse liquide rappresenta più del 30% del traffico marittimo internazionale. Esso comprende in prevalenza la movimentazione di petrolio e derivati, il trasporto di gas e di prodotti chimici. Anche le prospettive sono positive. Le stime nel medio-lungo periodo – si legge nelloo studio – prevedono un incremento medio annuo del 3,8% tra il 2018 e il 2023, che riguarderà tutti i segmenti del trasporto marittimo ma, in particolare, il traffico container e le rinfuse solide. Le economie emergenti continuano a rappresentare la parte più significativa del trasporto marittimo, con una quota sul totale del 59% dell’export e il 64% dell’import; in particolare l’Asia rappresenta il 40% dell’export e il 61% dell’import. Il consuntivo 2017 ha fatto registrare nel 2017 un incremento pari al 6,4% sull’anno precedente raggiungendo un volume complessivo di 148 milioni di TEU.
La ricerca dedica poi una particolare attenzione al Mediterraneo.
Suez registra crescite record. Il Canale ha chiuso il 2017 con 909 milioni di tonnellate transitate e 17.550 navi con un aumento del +11% sul 2016. È aumentato del 20% il traffico nella direzione Nord-Sud (che rappresenta il 52,6% del totale traffico merci del canale) mentre è praticamente stabile quello nella direzione opposta (+3%). Gli stretti di Hormuz e Malacca due grandi snodi di transito mondiale di Energy, insieme a Suez rappresentano il 40% dei transiti navali di petrolio mondiali.
Cresce di 6 volte il traffico container nel Mediterraneo negli ultimi 20 anni. È cresciuto del 500%; i primi 30 porti del Mediterraneo hanno raggiunto e superato di gran lunga la soglia dei 50 milioni di TEUs (53 in totale), nel 1995 erano 9 milioni. Secondo il Liner Shipping Connectivity Index dell’Unctad gli scali del Sud Mediterraneo (Nordafrica e Turchia) dal 2004 ad oggi hanno quasi notevolmente ridotto il gap competitivo con i porti del Nord Mediterraneo. L’indicatore di competitività riporta un divario che nel 2004 era appunto di 26 punti ed oggi solo di 8. Il gap si è ridotto anche nei confronti del Northern Range passando da 50 a 28 basis point.
Un impatto rilevante sul Mare Nostrum arriva dalla Belt & Road Iniziative che attiverà circa 1.400 miliardi di dollari di investimenti infrastrutturali per realizzare e rafforzare opere marittime, stradali, aeroportuali e ferroviarie. Sino ad ora sono stati censiti progetti pari a 146 miliardi di dollari di cui il 13% circa in Shipping e Logistica. Vi saranno nuovi investimenti lungo la via della Seta. Secondo le previsioni gli investimenti consentiranno alla Cina di realizzare, al 2020, un export nei paesi interessati di circa 780 miliardi di dollari ed un import di 570. Gli investimenti della Cina in porti e terminal del Mediterraneo hanno toccato i 4 miliardi di euro; ancora investimenti nel 2017 tra cui Valencia; con questa operazione il dragone conquista un importante caposaldo nel Mediterraneo occidentale, dopo quello del Pireo nella parte orientale e del porto di Zeebrugge nel Nord Europa, particolarmente importante per gestire in autonomia i trasbordi di merce verso Regno Unito e Paesi scandinavi.