Post Trump. Chi ridarà ossigeno all’America?

107

di Vincenzo Pascale

Quello che doveva essere la madre di tutti i raduni politici, la kermesse da un milione di presenze, la rincorsa al secondo mandato di Donald Trump, si è tramutato in un fiasco politico organizzativo, mediatico che ha fatto andare su tutte le furie Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti d’America.Ma cosa è successo? Sabato 20 giugno, Donald Trump, consigliato dal suo team di esperti, aveva individuato in Tulsa (Oklahoma) – governatore repubblicano e sindaco repubblicano – di aprire la sua campagna presidenziale per la rielezione di novembre. Tulsa, perché in quella città, nel 1921, una folla, bianca, inferocita assalì un distretto residenziale economico di afro americani, uccidendone tra 150 e 300 (cifra esatta mai definita), ferendone 800 e bruciando case, negozi e luoghi di culto. A Tulsa è accaduto il più grande massacro e atto di violenza contro la comunità afro americana negli Stati Uniti. E da Tulsa, Donald Trump pensava di ridurre la sua distanza sociale e politica dall’elettorato afro americano. Niente da fare. Ha finito per parlare del coronavirus, dei test-tampone che a suo dire vanno ridotti per contare meno infettati. Ma soprattutto di quel milione di persone che lui ed il suo team attendevano ne sono convenuti poco più di 6000. Briciole. Complice,a suo sfavore, I fake accounts di tanti giovani che avevano prenotato on line gratis migliaia di biglietti per poi cancellarli. L’illusione del digitale. Un duro colpo a Trump ed al suo team che anche attraverso i social media ed il digitale (fake news, conspiracy theory ed altro) era riuscito a conquistare la Casa Bianca. Ma quale è lo stato attuale della campagna presidenziale di Tump? Chaos nella miglior tradizione trumpiana. E la famiglia (Ivanka, sua figlia e suo genero Jaredd Kushner contro il guru della campagna digitale presidenziale Brad Parscale). I sondaggi lo danno dietro lo sfidante Joe Biden di 10/12 punti e anche la base istituzionale repubblicana inizia a mostrare segni di disagio. Resiste il suo core group di supporters e “people of Second Amendment” – quelli che credono al diritto inalienabile dello possesso delle armi, spesso in sintonia con una larga fetta di supporters che crede nel Deep State. Una sorte di contro potere presidenziale che mina l’operato di Trump. Sul versante politico ed economico la situazione non brilla per positività. Il Paese è ancora parzialmente fermo, a New York solo durante questa settimana inziia la fase due della riapertura mentre i casi di contagio da Covid 19 crescono negli Stati che non avevano implementato lo Stay Home, guarda casa stati amministrati da Governatori repubblicani: Florida e Arizona. Per non parlare della disoccupazione che si aggira intorno al 13 per cento della forza lavoro. Ad oggi i disoccupati si aggirano intorno ai 20 milioni (anche se tanti rientreranno al lavoro alla ripresa delle attività economiche). Di quanto promesso in campagna presidenziale molto poco è stato fatto. Nessuna grande infrastruttura è stata avviata. E gli Usa sono cronicamente dietro a Cina ed Europa in infrastrutture. Il ritiro delle truppe Usa dai Paesi Nato (Germania in primis) è stato avviato come pure il disimpegno dalla Siria (già iniziato con Obama). Insomma un Presidente che ha promesso una America concentrata su se stessa (Make America Great Again), disinteressata agli affari internazionali ma che si ritrova con un America in ginocchio: in asfissia. La tragedia dell’uccisione di George Flyod a Minneapolis è la realtà spettrale che insegue la presidenza Trump. Un’America che non può respirare…come la straziante morte di George Flyod. Ridare ossigeno, speranza e vitalità all’America è fondamentale. Lo potrà fare Trump o bisogna attendere le elezioni di novembre con Biden Presidente?