Il potere dell’interpretazione, il Museo della Follia insegna

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Magnifico, davvero. Dopo il Convicinio di Matera, il Palazzo della Ragione a Mantova, Vittorio Sgarbi ha scelto Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta quale tappa napoletana del Museo della Follia. Un buon esempio d’interpretazione, o per dirla con un aggettivo alla moda d’esposizione smart. Le opere, d’inconfutabile valore, sono quelle di artisti ritenuti di fragile mente e l’ambientazione è stata proprio quella di un viaggio nella notte dell’abbandono della ragione. Nella storia dell’arte, anche prima dei casi clamorosi di Van Gogh e di Ligabue, molti sono stati gli artisti la cui mente fu attraversata dal turbamento, e che si espressero in una lingua visionaria e allucinata, in una realtà talmente personale da diventare sogno.
Ecco l’interpretazione: un tunnel buio, fondali neri sui quali spiccano pennellate e disegni che fanno percepire il significato della follia, atteso che sia tale. Un allestimento perfettamente misurato sul senso della mostra che guida il visitatore in un travaglio psicologico che può diventare trauma al cospetto di sensibilità sofferenti e creative. Il Conviciio di Matera con i suoi 4 ambienti di pietra offriva sicuramente un percorso emozionante ma nell’immaginario collettivo e nelle espressioni d’uso comune cos’è la follia se non il buio tunnel della mente? Nel gruppo d’allestitori c’è unarchitetto e si vede, così come si percepisce lo spirito provocatorio del curatore che ha inserito Maradona nel gruppo di folli dall’animo artistico. Maradona, estremo in ogni aspetto della sua vita, scelto non tanto per questo quanto perchè suscitatore della follia dei tifosi.
Per cogliere la tragedia della reclusione nella struttura psichiatrica si è scelto di realizzare un grande collage delle foto allegate alle cartelle cliniche. Ottanta metri quadri di sguardi smarriti, fragili, disperati. E’ un bombardamento dal quale il turista, non esce indenne. Percepisce lo spessore dello smarrimento dagli sguardi dei soggetti fotografati e avverte un profondo disagio. Lo scopo della mostra è raggiunto. Goal. Quale altro scopo può infatti avere un museo della follia se non trasmettere, almeno per il tempo della visita, ai così detti sani
lo sgomento di anime dalla sensibilità travagliata ?
I principi dell’interpretazione sono soddisfatti: autoidentificazione: ogni spettatore della sublimazone in arte dell’incertezza psichica si sente anch’egli partecipe allo sgomento.
Emozione doppia: la bellezza delle opera d’arte guardate da un angolazione diversa dal solito Esperienza: L’uscita dalla mostra, il ritorno della luce, della ragione rimarrà segnato dalla creatività che solo attraverso questa dimensione è riuscita a superare il buio della mente. Ancora una volta, il saper guidare l’esperienza del visitatore si è dimostrata una scelta vincente, premiata da un buon afflusso di visitatori . La Chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta si trova a via Tribunali, il cuore del centro antico della città, e non c’è turista che, nella sua esplorazione, non passi davanti alla basilica che fu prima in città ad essere dedicata alla Vergine. La comunicazione, quella studiata, però non sembra essere frutto di uno studio accurato quanto l’allestimento. Ancora una volta a Napoli il successo di una capace iniziativa è stato lasciato all’attrattività del nome del suo curatore, della struttura ospitante, o del puro caso . Prendiamo appunti e impariamo, ogni manfestazione, ogni pensiero può regalare emozioni. Ed ogni emozione è una formativa esperienza di vita.