Povertà sanitaria, 13 milioni di famiglie non hanno soldi per cure e medicine

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Se il SSN resta una eccellenza in termini di progressi medico scientifici la povertà sanitaria cresce con il crescere dei costi a carico dei pazienti. Federcontribuenti: ” 539 mila famiglie che hanno dovuto rinunciare del tutto alle cure e 13 milioni le famiglie che hanno dovuto limitare le spese sanitarie. In aumento il numero delle famiglie che hanno fatto richiesta di farmaci al Banco Farmaceutico Onlus con un picco di 420 mila farmaci distribuiti”. In questo contesto la Pimos Mutua punta ad abbattere il numero delle famiglie che sono costrette a non curarsi.
In Italia il SSN stanzia 87 euro pro capite per la prevenzione e la mancanza di maggiori investimenti a favore del SSN causa una diminuzione dei servizi sanitari gratuiti creando la sacca della ”povertà sanitaria”. Si tratta di ”un segnale preoccupante a livello economico sociale dove troviamo il 43,5% delle famiglie in difficoltà nell’affrontare le spese mediche mentre cresce il costo del servizio sanitario privato che ha superato il 25%. Stesso discorso per il settore farmaceutico dove i medicinali di classe C e A acquistati privatamente, i ticket e i medicinali di automedicazione hanno forato il muro dei 6 miliardi di euro”. (dati 2018)
I costi del SSN aumentano con il diminuire del numero dei contribuenti: ”ogni nuovo disoccupato, ogni negozio che chiude o impresa che fallisce significano meno contribuenti che versano all’Erario e mentre aumenta il numero dei malati diminuiscono i fondi a disposizione . Dobbiamo tornare a ragionare nei termini di Mutuo Soccorso”. I ticket in cifra fissa sulle ricette sono la causa primaria dell’impoverimento della popolazione: ”fissati per per mitigare gli sprechi i ticket sono diventati una tassa sulla malattia costringendo mezzo milione di famiglie a rinunciare alle cure”.
Perché non pensare ad un SSN a misura di reddito?
Ecco come nasce il sodalizio tra Federcontribuenti e Pimos Mutua, società di mutuo soccorso la cui finalità principale è quella di offrire servizi e prestazioni legate all’area medica ed odontoiatrica ai propri soci attraverso contributi proporzionali al reddito, consentendo, quindi, anche a chi ha redditi bassi di accedere a servizi di alta qualità.
“Il nostro intento – dichiara il professor Fordellone – non è quello di fare concorrenza allo Stato, quanto piuttosto di offrire uno strumento sinergico e complementare. Vogliamo coprire gli spazi vuoti o poco o male rappresentati dal Servizio Sanitario Nazionale”.
La speranza di vita ha raggiunto ormai 81 anni, ma con l’età aumentano le patologie croniche che colpiscono il 60% degli anziani, vale a dire 6 milioni e 800 mila persone le quali, senza adeguate cure, raggiungerebbero prima la morte. L’OMS ha calcolato che il 50% di queste persone limita o abbandona del tutto le cure a causa del basso reddito e quindi della difficoltà anche di affrontare la spesa per i farmaci.
”Anche la poca attenzione sull’ambiente e la qualità della sicurezza sul luogo di lavoro lasciano aumentare il numero dei pazienti. Pensate ai rifiuti interrati in maniera illegale, agli interi territori che attendono da anni una bonifica; ai fumi o materiali tossici usati con mediocre sicurezza nei luoghi di lavoro; allo smog nelle grandi città, a Taranto. La salute pubblica non può esser vista come un business, questa visione ci renderebbe tutti degli assassini”.