Preferisco foglie senza fiori che fiori senza foglie paolorighi

181

Possibilità

Preferisco foglie senza fiori che fiori senza foglie.
Preferisco i cani con la coda non tagliata.
Preferisco gli occhi chiari, perché li ho scuri.
Preferisco i cassetti.
Preferisco molte cose che qui non ho menzionato
a molte pure qui non menzionate.
Preferisco gli zeri alla rinfusa
che non allineati in una cifra.
Preferisco il tempo degli insetti a quello siderale.
Preferisco toccar ferro.
Preferisco non chiedere per quanto ancora e quando.
Preferisco considerare persino la possibilità
che l’essere abbia una sua ragione.
Wislawa-szymborska

Preferisco potermi fidare ma francamente non so di chi.
In questa città è un continuo ritorno delle solite scene.
Come un rigurgito del tempo è riapparso sulla scena Bassolino, contando sul fatto che molti ne hanno sentito solo parlare, che la memoria è corta, che quello che vale sono gli intrallazzi, che i giochi di potere non considerano la dimensione etica, che i risultati sono una variabile secondaria, così come la competenza e la profondità del pensiero.
Sempre più l’arroganza di certi soggetti della politica distingue il potere dalle responsabilità di rendere conto dell’uso che ne fa: potere senza responsabilità si chiama arroganza.
“Sono ancora qui” dice il nostro “revenant” con una foto che secondo lui esprime simpatia e intelligenza.
Lo guardavo l’altra sera in televisione nel programma della 7.
Guarda sempre di sbieco, ha permanentemente un sorriso beffardo, senza fronte con un’attaccatura dei capelli bassissima, leggermente curvo, parla scandendo le parole con un’inflessione cacofonica.
Lo trovo proprio brutto ma pensando che forse esagero con la mia percezione estetica provo un esperimento non scientifico con degli innocenti: mia nipote e dei suoi amichetti dai cinque ai sette anni.
Faccio vedere le sue foto e quelle degli altri candidati e chiedo di indicare chi gli piace di più e di meno e perché.
Tutti lo mettono all’ultimo posto, chiedo perché e la risposta unanime è “Perché è brutto e ci fa paura”.
Poi chiedo la loro opinione sui nomi e, anche se piccoli danno un senso e affermano che Valente vuole dire che vale e che Bassolino è un nome di uno che è basso, è piccolino, è un nanetto, qualcuno che è un comico, è fa ridere.
Può uno che si chiama Bassolino conquistare le vette?
La risposta è un bel no, ridendo sicuri.
Certo non è scientifico ma a volte ci sono delle profezie che il volto e i nomi contengono.
Chiedete ai taxisti com’è chiamato, com’è descritta la sua faccia che se fosse solo di bronzo sarebbe un complimento.
Certo come diceva Altan in una sua vignetta “il vecchio avanza anche perché i giovani non hanno uno straccio di copione”. Cosa ci possiamo ricordare di Bassolino?
Certo qualcosa di valido sarà avvenuto nel suo periodo nonostante lui, però io mi ricordo montagne di rifiuti, guai giudiziari, consulenze d’oro, e la città sempre in fondo alla classifica di vivibilità del sole ventiquattro ore.
Bassolino si ripropone e la cosa è di per se grottesca, ma quello che fa superare qualsiasi senso etico estetico è che moltissimi nonostante (o grazie) tutto questo siano con lui euforici del capitombolo verso la bruttezza, la volgarità, il trash.
Sarà la forza degli ideali?