Premi, Le Maschere del teatro: Gigi Proietti protagonista al Mercadante

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in foto Gigi Proietti

Istrionico, esilarante nei suoi pezzi storici, ma anche graffiante, polemico, romanissimo e poi shakespeariano. Tanto amato dal pubblico da stracciare la concorrenza in tv con i suoi Cavalli di battaglia, persino all’ennesimo passaggio nelle serate di giugno. Per una volta Gigi Proietti vince la sua proverbiale ritrosia a premi e riconoscimenti per Le Maschere del Teatro Italiano 2018, l’Oscar del palcoscenico, che torna venerdì 7 settembre al Teatro Mercadante di Napoli con la serata condotta da Tullio Solenghi e in onda su Rai1 in diretta differita in seconda serata. Sul palco schierati tutti gli artisti entrati in nomination nelle 13 terne in cui si divide il premio. A Proietti, che arriva da un’intensa stagione personale tra la direzione per il 15/o anno consecutivo dell’elisabettiano Silvano Toti Globe Theatre a Roma, il ritorno in scena con l’Edmund Kean di Raymond FitzSimon (in cui passa da Shylock a Riccardo III, Amleto, Macbeth e Otello) e poi il set di Una pallottola nel cuore 3, la fiction di Rai1 attesa dall’11 settembre, quest’anno va il Premio speciale del Presidente. Risate (e note) garantite quest’anno anche con Massimo Lopez, ospite speciale della serata. Ideato nel 2003 dal regista Luca De Fusco e dal critico teatrale Maurizio Giammusso, promosso dal Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale con il patrocinio dell’Agis, il premio Le maschere del Teatro Italiano ogni anno festeggia il meglio della stagione appena conclusa, con una prima seduta pubblica a giugno in cui una giuria di esperti forma le terne. E poi la grande votazione estiva, per posta, di oltre 800 tra artisti e addetti ai lavori. Quest’anno a puntare al premio come Miglior spettacolo sono tre titoli molto diversi. C’è il Sindaco del Rione Sanità di Mario Martone, per la prima volta a tu per tu con Eduardo De Filippo, che trasferisce la vicenda dal dopoguerra alle pieghe della camorra di oggi. Ma nell’epoca degli chef-star c’è anche La cucina di Arnold Wesker, testo non frequentatissimo in Italia, diretto da Valerio Binasco, in cui la vita frenetica, a volte spietata, di un ristorante diventa metafora dell’Europa nel primo dopoguerra. Chiude la terna Girotondo Kabarett, danza macabra e sensuale di Schnitzler, sfuggita alla censura solo dopo quasi mezzo secolo, diretta da Walter Le Moli. Confronto generazionale, invece, per la Miglior Regia dove, oltre a Binasco ancora con La cucina, sono in corsa Liliana Cavani con Il piacere dell’onestà di Pirandello e Jacopo Gassman, il più giovane dei figli del grande Vittorio, per Disgraced di Ayad Akhtar. Pioggia di star nelle categorie Attori protagonisti con Eros Pagni, Lello Arena e Sandro Lombardi; e poi Gaia Aprea, Milvia Marigliano, Federica Rosellini. Per i non protagonisti, in sfida Massimiliano Gallo, Giovanni Ludeno, Lorenzo Lavia; e poi Federica Di Martino, Marianna Fontana, Francesca Benedetti. In pole anche Pierfrancesco Favino per il Miglior monologo con La notte poco prima delle foreste di Lorenzo Gioielli, che ha portato fin sul palco del Festival di Sanremo (a sfidarlo, Maria Paiato e Danio Manfredini). Per gli amanti delle statistiche, lo spettacolo con più nomination è però l’Antigone di Federico Tiezzi, con 5 candidature per l’attore e attrice non protagonista, attore emergente, scenografia e costumi. Lo seguono con 4 nomination La cucina di Binasco (spettacolo, regia, attore emergente, musiche) e La cupa di Borrelli (novità italiana, attrice non protagonista, scenografia, musica). Tre nomination per il Sindaco di Martone, con doppietta per l’Attore non protagonista; e per i Sei Personaggi di De Fusco (attore e attrice protagonista, scenografia).