Premi, il ricercatore Antonio Iavarone vince il Guido Dorso

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in foto Antonio Iavarone

Al ricercatore italiano Antonio Iavarone, che da anni lavora a New York presso la Columbia University, e’ stato assegnato il premio Guido Dorso, per la categoria “Scienziati Internazionali”. Il riconoscimento premia studiosi di origini meridionali che si siano distinti per le loro ricerche. Iavarone, infatti, e’ nato a Benevento e per l’occasione terra’ nella sua citta’ natale una Lectio Magistralis sulla terapia personalizzata contro i tumori. L’iniziativa e’ prevista il 10 ottobre presso il Complesso San Vittorino, mentre il premio sara’ consegnato l’11 ottobre a Roma, a Palazzo Giustiniani del Senato. Il Premio e’ organizzato dall’Associazione Internazionale Guido Dorso, presieduta da Nicola Squitieri e di cui e’ segretario generale Francesco Saverio Coppola. “Sono onorato di ricevere il premio e spero possa servire a mettere piu’ accento sui problemi della sanita’ e ricerca nel campo medico oncologico in Italia, che io ho sollevato tante volte e che purtroppo non hanno mai avuto seguiti concreti” ha osservato Iavarone, che dal 1999 vive e lavora negli Stati Uniti, dove si e’ trasferito a seguito di una vicenda di nepotismo avvenuta in Italia. Attualmente e’ professore di Patologia e Neurologia alla Columbia University ed e’ responsabile di un gruppo che svolge ricerche nella lotta contro i tumori. “Le nostre recenti scoperte, che ci hanno portato a decifrare l’intera mappa genetica dei tumori maligni del cervello, hanno aperto la porta a nuove terapie personalizzate che vanno a colpire le lesioni molecolari che “drogano” il tumore in modo diverso da paziente a paziente” ha osservato Iavarone, in una nota dell’associazione Futuridea. Quest’ultima organizza la Lectio in collaborazione con Ordine dei Medici e numerose associazioni, tra cui Lions e Rotary di Benevento. “I risultati clinici sono finora molto incoraggianti: i pazienti trattati con le terapie che abbiamo previsto sulla base delle alterazioni molecolari presenti nei loro tumori – ha aggiunto – sono tutti vivi e hanno mostrato risposte cliniche che non sarebbe stato possibile ottenere in alcun altro modo”.