Premio Aism ‘Rita Levi Montalcini’ a giovane scienziata

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Roma, 30 mag. (AdnKronos Salute) – “Dare una speranza ai giovani pazienti. Oggi le persone che ricevono la diagnosi di sclerosi multipla posso guardare con ottimismo al futuro”. E’ l’obiettivo di Veronica De Rosa, giovane ricercatrice dell’Istituto di endocrinologia e oncologia sperimentale del Cnr di Napoli, che oggi ha ricevuto il premio Rita Levi Montalcini 2018 promosso dall’Associazione italiana sclerosi multipla (Aism). La premiazione è avvenuta a Roma, nell’ultima giornata del congresso scientifico annuale dell’Aism.

Quest’anno il premio ha un valore speciale perché cade nella celebrazione dei 50 anni dell’Aism e in occasione della Giornata mondiale della sclerosi multipla. De Rosa ha preso parte alla delegazione dei ricercatori della Fondazione italiana sclerosi multipla (Fism) che ha partecipato ieri all’incontro con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Le motivazione del premio evidenziano come l’Aism “crede che anche la dottoressa De Rosa continuerà a lungo a offrire un significativo valore aggiunto alla ricerca sulla sclerosi multipla grazie al suo eccezionale lavoro nel campo dell’immunologia”.

Veronica è una dei 409 ricercatori finanziati da Fism, il 76% dei quali continua anche a distanza di anni a fare ricerca sulla sclerosi multipla. Laureata a pieni voti nel 2002 in Scienze biotecnologiche, ha conseguito nel 2008 il dottorato in oncologia ed endocrinologia molecolare all’Università di Napoli Federico II. E’ autrice di 48 articoli scientifici, 11 firmati come primo nome. “La carica innovativa della sua ricerca – sottolinea l’Aism – sta nell’aver aperto la serratura, le porte del sistema immunitario e del metabolismo delle singole cellule, fino a comprendere sempre più da vicino i meccanismi intracellulari che sottostanno alla sclerosi multipla”.

“Continuando a esplorare i meccanismi cellulari alterati nella sclerosi multipla – aggiunge De Rosa – abbiamo iniziato a studiare non solo il piccolo serbatoio delle cellule T regolatorie prodotte dal timo al momento della nascita, ma anche le cellule T regolatorie che vengono prodotte nel sangue periferico a ogni round di infezione, ogni volta che abbiamo la febbre, ogni volta che veniamo esposti a un antigene esterno. Lo studio pubblicato nel 2015 su ‘Nature Immunology’ dimostra che le persone con sclerosi multipla, quando attivano come tutti una reazione immunitaria contro un agente infettivo proveniente dall’esterno, non generano correttamente la quota di cellule T regolatorie che poi devono spegnere quella reazione”.

Lo studio della ricercatrice sta ora aprendo una nuova possibilità di indagine terapeutica. “Nel sangue periferico – spiega la scienziata – esistono alcuni precursori delle cellule T regolatorie che siamo in grado di estrarre. Dopo averle dunque ottenute dal sangue delle persone con sclerosi multipla, in laboratorio stiamo cercando di attivarle con opportuni stimoli, per ripristinare la genesi di cellule T regolatorie correttamente funzionanti. Infine vorremmo o infonderle nuovamente nelle persone malate in modo che tornino a produrre un’azione regolatoria capace di tenere a bada le cellule infiammatorie, o correggere il difetto direttamente nel paziente attraverso opportune manipolazioni metaboliche”.

“Ovviamente il percorso è lungo”, precisa De Rosa: “Prima bisogna fare prove in vitro, poi nei modelli animali, poi bisogna studiarne l’eventuale tossicità e la sicurezza, come in ogni trial. Ma esistono già studi clinici analoghi che sono stati applicati in altre patologie come il diabete. Insomma, siamo su una strada promettente: se si riuscirà a correggere il malfunzionamento del sistema immunitario – conclude la ricercatrice – si potrà pensare di bloccare la sclerosi multipla al momento della diagnosi, prima che il nostro sistema immunitario distrugga completamente la mielina”.