Preoccupazioni

Di recente è stato accoltellato un dodicenne all’uscita della Carlo Poerio, scuola media di Napoli, durante quella che doveva essere un’innocua partita di calcio con gli amici. Quando penso ai ragazzi della sua età, li collego a un periodo di massima spensieratezza dove si compiono le prime esperienze e si è fiduciosi di vivere al meglio la gioventù.

Tutto possiamo immaginare tranne che una vita compromessa per mano dei coetanei. Purtroppo, l’immaginazione non coincide con la realtà. E le dinamiche in gioco fanno preoccupare: prevale la voglia di dominare sugli altri, di sconfiggere chi appare troppo forte o troppo debole.

Tutte pulsioni che caratterizzano le cosiddette ‘’baby gang’’ che pian piano si stanno sempre più diffondendo a danno della popolazione pacifica. Le baby gang fanno parte della criminalità, e la cosa peggiore è che non c’è un vero motivo che le spinge a commettere reati.

Tutto nasce dal desiderio di far parte di un gruppo deviante nel momento in cui si è presa coscienza di non essere in grado di fare nient’altro. Trasgressioni come l’accoltellamento del dodicenne colmano il senso di alienazione di giovani e giovanissimi verso una società che si suppone non li abbia accettati.

Costoro hanno percorso la strada più facile arrendendosi ai primi ostacoli e a causa di ciò un ragazzino non ancora adolescente ha dovuto affrontare qualcosa che non si aspettava potesse succedere in un ordinario giorno di scuola.

Questa realtà ribalta il piano delle priorità e la preoccupazione di un brutto voto viene sostituita dalla paura di subire violenza. Di questo passo quale sarà il prossimo passo? Andare a scuola indossando un giubbotto antiproiettile piuttosto che essere muniti di un semplice sacchetto per il pranzo?