Presepe e Unità d’Italia. Al Mann lo spirito del Natale e l’identità della nazione

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in foto l’installazione nell’atrio del Mann del Presepe Continuum

Mario Draghi come un tribuno dell’antica Roma. Dante Alighieri che giganteggia tra i personaggi tipici del presepe napoletano. Poi il conte di Cavour e chi più ne ha più ne metta. L’Associazione Presepistica Napoletana di nuovo alla ribalta, e grazie alla poderosa struttura guidata da Giulierini, aiuta i napoletani ad entrare, attraverso l’arte, nello spirito del Natale. Dal 1° dicembre, al Mann l’installazione nell’ Atrio del Presepe Continuum. Filo conduttore del racconto è l’Unità d’Italia, con rappresentazioni dei Borbone, dei Savoia e di Garibaldi.
 Gli artigiani esperti d’arte presepiale, inseriscono nelle loro opere, ogni Natale, un personaggio particolarmente noto nell’anno in corso, insieme ai pastori che accorsero da Gesù al tempo della stella cometa. Al Mann l‘impegno è stato ancora maggiore: sotto il vessillo presepiale sono stati posti anche i personaggi che segnarono l’Unità d’Italia. Per quanto pieni di guai i 160 anni di vita spericolata della nostra nazione devono essere festeggiati. Facile ragionamento: Natale vuol dire natività, il compleanno dell’Italia unita si può, anzi si deve festeggiare, in quanto nascita, proprio a Natale. Il tema dell’Unità è rappresentato anche da due statue che, per dimensione, sovrastano le altre: Dante Alighieri di cui quest’anno ricorre il settecentesimo anniversario della morte, e la copia dell’”Italia turrita e stellata” di Francesco Liberti.  Un istallazione piena di riferimenti che offre, come al solito, un materiale d’eccezionale valore che, come al solito, è esposto senza alcun accorgimento che possa emozionare il pubblico. Troppo solito. Un istallazione che è quasi un gioco, un trovalintruso che ha come filo conduttore l’individuazione e la collocazione dei personaggi storici inseriti nel presepe. I visitatori però non si fermano a lungo vicino all’istallazione, ochebelloc’èilpresepe e tutti via verso la sala della meridiana. L’opera è innegabilmente da ammirarsi e lo sarebbe stata molto di più se il presepe e gli inserimenti avessero avuto un allestimento più incisivo che evitasse l’effetto soprammobile nel salotto buono. Suoni, luci e colori, tre elementi base per una valida interpretazione, latitano come il più astuto dei briganti. Uno spot di luci, in sequenza come il nostro tricolore, avrebbe potuto illuminare i personaggi inseriti in sequenza storica, attirando così l’attenzione su ognuno di essi. Una voce registrata, avrebbe potuto in sincrono presentare il personaggio con nome e cognome, ed eventualmente il riferimento ad opere del museo dove egli fosse stato rappresentato. L’istallazione quasi come una map road della visita al MANN. Applauso all’Associazione Presepistica Napoletana per la tenacia con la quale in un momento in cui molti dei nostri valori e i loro simboli rischiano di scomparire e di appiattirsi sul nulla, ha scelto di allestire un presepe in uno dei musei più visitati della città. L’istallazione avrebbe potuto essere il ponte verso altre strutture museali che vantano esposizioni di presepi: uno per tutte il Museo di San Martino. Avrebbe potuto, ma non è stato. Cambia il testo, ma lo spartito è sempre lo stesso. Il presepe però, è lì nel museo, al centro dell’atrio e nel suo splendore di rappresentazione della cultura cristiana che non offende nessuno e che al massimo invita a conoscere. Conoscere non è mai una cosa cattiva si affannava a spiegare Spinoza nel 1600. Come dargli torto.