Prevenire anziché curare con l’autogestione dei beni culturali

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La gestione dei beni culturali ha delle regole. Invalicabili per chiunque pena il fallimento dell’operazione, e nei casi estremi il danneggiamento fisico, funzionale, culturale e turistico del bene. A questo punto poco manca all’esclamazione “ ANATEMA! “ di disneyana memoria, o al piu’ colto “ guai a voi anime prave!”. L’esempio di una pessima gestione di un bene culturale è sotto gli occhi di tutti in quello che, con un fastidiosissimo termine, è definito il salotto buono della città. La Cassa Armonica .gioiello dell’architettura d’inizio secolo, brilla tristemente quale esempio di una pessima gestione, di restauri senza cognizione …e direbbe qualcuno: tutto il resto è vita. Ancora una conferma: è l’uso che fa vivere un bene culturale. E la Cassa Armonica per decenni non ha più avuto la sua funzione originaria che ne avrebbe permesso una perfetta manutenzione fatta di piccole opere annuali. Piccoli concerti una tantum, qualche premiazione, ma soprattutto l’abbandono a folle urlanti di ragazzini che giocavano a rimpiattino su quel pavimento delicatissimo sotto il quale c’è la grande cassa di risonanza. Già, perché quel “gazebo” in mezzo alla villa serviva proprio per accogliere i musici che allietavano le serate del pubblico della villa. Non è un azzardo pensare a mondanissimi aperitivi negli spazi di una villa  di nuovo guarnita da una vegetazione lussureggiante, il cui fulcro aggregativo è la rediviva Cassa Armonica. Al suo interno orchestrine jazz, di musica classica , popolare o altro potrebbero addolcire il fine giornata a quel pubblico della movida che oggi esasperato dalla compressione fisica e sonora dei “baretti” esplode in violenze senza senso. E se invece lo spritz si potesse bere in villa allietati dalla musica che si diffonde dalla Cassa Armonica? Questo significherebbe finalmente la dissoluzione degli orridi chioschetti lato mare, magari l’apertura di un magnifico e chicchissimo ristorante….Insomma fantasia vola e va….Invece l’ignoranza superficiale, di chi crede di sapere tutto ed invece fa solo guai, ha svenduto l’opera d’arte a regate veliche pubblicizzate come importanti ma che non hanno ingannato nessuno. In un attimo in nome di un oscuro nulla si è permesso lo smontaggio di un pezzo fondamentale della cassa armonica, la corolla, e poi con supremo atto di arrogante noncuranza si sono abbandonati i pezzi nel cantiere della metropolitana. La scusa? Erano pezzi pericolanti!!! E allora? Se così fosse per ogni monumento il Colosseo oggi sarebbe un cumulo di pietre, l’anfiteatro di Santa Maria di Capua Vetere idem, e le tele scrostate sarebbero una groviere di buchi , anzi sarebbero solo cornice. Anche quando un palazzo è pericolante non si abbatte ma si restaurano le sue parti ammalorate. O no? Bene, oggi paradossalmente si inneggia alla Soprintendenza che finalmente ha bloccato i lavori di così detto ripristino della corolla con lastre in metacrilato. Prima domanda: la Soprintendenza dov’era quando sono stati smontati ed abbandonati i vetri, e se lo ha permesso come ha potuto infrangere la propria funzione che dovrebbe essere quella di sovrintendere? Seconda domanda: Il metacrilato non ha forse proprietà fonoassorbenti? Terza domanda: le proprietà di questo materiale plastico, sofisticato, ma pur sempre plastica, non sono totalmente diverse da quelle del vetro?La funzione tecnica della corolla in vetro era quella di diffondere la musica prodotta nella cassa armonica al suo intorno (dove si radunava il pubblico), non di bloccarlo. Con questo materiale è stata annientata questa funzione. Sciocchezze se ne fanno, ignoranti lo siamo un po’ tutti, ma quando si affronta un lavoro corre l’obbligo di documentarsi, perbacco! Non si sarebbe arrivati a questo punto se le lastre di vetro fossero state manutenute nel tempo come i loro sostegni. Le spese per la manutenzione non sarebbero state un ulteriore addizionale a carico della collettività, già provata da tasse e gabelle, ma sarebbero state sostenute dalla struttura stessa messa in grado di produrre reddito, da un uso imprenditoriale e rispettoso. Anche le sovrapposizioni di pitturazione che hanno donato alla struttura quell’allure di abbandono da film neogotico non avrebbero mai avuto luogo, ed oggi non avremmo un fantasma del bel tempo che fu . Il discorso vale per ogni luogo della città. Senza personalità, in mano ad una classe dirigente irrispettosa ed arrogante hanno già distrutto alcuni dei punti notevoli della città. Sto provando pezzo per pezzo a tracciare un quadro d’insieme della città che secondo me Napoli merita di essere. Allora da un lato l’Albergo dei Poveri con la sua vitalità  artistica e culturale ed il fervente movimento di scuole d’arte, mostre, e ospitalità. La movida in villa con musica e incontri  mondani. Ho però saltato il primo passo: l’arrivo in città , la Piazza Garibaldi che merita un lungo discorso. Moderna modernissima la stazione, deturpato, deturpatissimo da una profonda ferita, un buco con cucitura d’acciaio e spazi soffocanti lo spazio esterno. Quello è un polo notevole della città, è il primo approccio di chi esce dalla stazione e si immette nella vita cittadina. In teoria . Una gestione dei beni culturali impone la cura urbanistica degli spazi esterni e della viabilità. Questo sarà l’argomento della mia prossima sortita.