Prezioso e il futuro: Distretto a Pompei

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Investire sui settori strategici è l’unica possibilità che ha Napoli per ripartire. E crescere. Ambrogio Prezioso, presidente dell’Unione Industriali, mette in cima all’elenco delle cose da fare Investire sui settori strategici è l’unica possibilità che ha Napoli per ripartire. E crescere. Ambrogio Prezioso, presidente dell’Unione Industriali, mette in cima all’elenco delle cose da fare la valorizzazione del sito archeologico di Pompei. “Per la rinascita di Pompei e della buffer zone, l’area circostante, non abbiamo chiesto risorse”, dice. “L’idea di realizzare nell’area il più grande Cultural Tourism District europeo – aggiunge – prende spunto da una semplice constatazione: Pompei non genera reddito, la media di permanenza dei visitatori del sito archeologico è di poche ore”. Secondo il presidente dell’Unione Industriali di Napoli è necessario “creare attrattori legati all’entertainment, grandi alberghi, catene di ristorazione a tema, infrastrutture e altri servizi che inducano il turista a restare almeno per una giornata nell’area”. E si può fare da subito “perché abbiamo trovato gli imprenditori che vogliono investire, i suoli e le banche che mettono capitali”. E allora cosa frena la realizzazione del progetto? “I tempi lunghi – spiega Prezioso – perché a Napoli e in Campania non mancano le proposte, manca la loro attuazione. Secondo studi realizzati da Unione Industriali e Acen dal momento in cui viene concepito il progetto passano mediamente sette anni e tre mesi per realizzare un’opera di valore non superiore a 50 milioni di euro e dieci anni per quelle di costo più elevato”. Sistema portuale, serve il dragaggio. Quanto alla proposta che emerge dal rapporto di Srm il massimo esponente degli industriali napoletani dice che “bisogna ragionare in un’ottica di distretto logistico integrato”. E fissa una sorta di scaletta delle operazioni da effettuare. “La priorità da affrontare è il dragaggio – dice – se vogliamo far arrivare le navi di maggiore tonnellaggio. Il problema è come intervenire, nel rispetto di discipline e normative che rischiano di bloccare l’intervento. Più in generale – dichiara ancora Prezioso – vanno portati a compimento gli interventi previsti per il grande progetto porto, rilanciando e valorizzando un nodo fondamentale per lo sviluppo della città futura”. La leva del rilancio? Il manifatturiero. Prezioso punta l’attenzione sull’esigenza di “ripristinare i meccanismi di produzione della ricchezza. E questa la crea innanzitutto il manifatturiero, settore trainante dell’economia, che da sempre si accompagna ai più alti tassi di innovazione. E’ un fatto che nel capoluogo e nell’intera regione la crisi ha colpito molto più che altrove l’industria manifatturiera”. Alcuni passaggi sono determinanti. “L’impresa produttiva – spiega – deve dialogare con servizi efficienti, capitale umano qualificato, centri urbani moderni, ridisegnati in una logica di smart city”. Tutto ciò è necessario non solo per riconsegnare Napoli a una dimensione di sviluppo ma per evitare che in futuro la città venga ancora “associata in generale al declino, al degrado urbano, alla deindustrializzazione e alla paralisi dei processi di riconversione produttiva e di riqualificazione urbana”.