Prigozhin, cronaca di un omicidio (l’ennesimo) annunciato

in foto Viktorovich Prigozhin

Nei primi anni ’80 Gabriel Garcia Marquez, lo scrittore colombiano premio Nobel per la letteratura, diede alle stampe una tra le sue novelle più celebri, Cronaca di una morte annunciata. Sul finire di quel decennio, il regista Francesco Rosi ne trasse un film di successo con lo stesso titolo. Solo un flash sul suo argomento: un omicidio politico, uno dei tanti ma non per ciò meno importante degli altri. È noto ai giovani e, ancor più ai meno giovani, che ovunque nel mondo e da sempre il o i tiranni di turno non siano mai andati per il sottile quando si è trattato di doversi liberare di un interlocutore scomodo. Senza dover per forza spremersi le meningi, gli italiani potranno limitarsi a fare un salto indietro con le stesse fino al delitto Matteotti, di stampo politico e all’ “incidente” aereo che costò la vita a Mattei. Esso ancora oggi lascia spazio all’ immaginazione di quanto possa essere un’ ennesima espressione criminale quella che scaturisce da una concezione deviata dell’ attività economica. Dunque l’altro ieri il jet privato su cui, insieme a un’altra decina di passeggeri, viaggiava il capo della più che famigerata Brigata Wagner, Evugenj Prigozhin, si è schiantato al suolo- più correttamente è stato abbattuto- dalla contraerea russa. Un particolare stará molto probabilmente pungolando la mente di chi vorrebbe cercare di capire come realmente sia andata la vicenda. Meglio, perchè Putin abbia inscenato un’ esecuzione plateale e decisamente nuova, quando nelle steppe della Santa Madre, per regolare quel genere di conti, si è da tempo fatto sempre ricorso a un killer più discreto, il veleno. Rasputin fu un cultore di quel sistema e da allora l’evoluzione del più che sperimentato strumento di morte è evoluto come non mai. Nel caso attuale occorreva non solo eliminare un ex amico dell’ attuale Zar, quanto dare al mondo l’ ennesimo avvertimento plateale di cosa accade se si osa sfidare quell’apparato statale, meglio quell’ esempio di come non debba essere governato un paese. Oramai sembrava che quanto accadde circa tre mesi in Ucraina e non lontano da Mosca fosse stato archiviato e, come si sarebbe detto a Napoli, tra l’ altro madrina di Odessa quando fu costruita come era fino a un anno fa, “chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto, ‘scordiamoci del passato’…” etc. etc. Per inciso: O sole mio è stata composta in quella cittá sul Mar Nero. Purtroppo tali considerazioni sono nostalgie fuori tempo e fuori luogo. Quindi il “golpevole” Prighorin aveva fatto il conto senza l’ oste, nel caso di specie anche del suo reciproco, il beone, e che tutto fosse finito a tarallucci e…vodka. Non aveva tenuto presente quel mercenario da strapaese quanto fosse convinto Putin, confermandolo proprio nei suoi confronti, che la vendetta sia un piatto da assaporare freddo. Quanto appena riportato, di tante nefandezze del modo di agire di chi, al Cremlino, mente anche a sé stesso, ne pone ancora più in risalto una, molto probabilmente la più spregevole di tutte. In quel tipo di stato lager la libertà è intesa come una forma di vessazione del popolo, il cui benessere fisico e psichico interessa a quanti sono al comando, di sapere se è giorno o è notte a un non vedente. Ciò significa anche che, da ora in poi, c’è il pericolo concreto e immediato che in quella parte del mondo possa accadere qualcosa di epocale nemmeno ipotizzabile e, allo stesso modo, si propaghi con mille varianti su tutta la superficie del pianeta. Una domanda a caldo: possibile che stia piangendo qualcuno per quanto é appena successo, la dove pensano che l’ordinamento democratico sia qualcosa di simile al servizio di leva? Se lacrime di gioia certamente si da parte di chi ha portatato la propria mission a termine con successo. Tenendo ben presente che non sempre le stelle stanno a guardare, come nel romanzo su un tema sociale con diversi punti in comune con quanto in argomento, senza far avvertire il loro infussi. È credibile che presto saranno tangibili importanti segnali, non certo positivi nè tantomeno rassicuranti.