Primarie sì o no?
Oggi decide Roma

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Si faranno o meno le primarie del Pd in Campania? E’ l’interrogativo che serpeggia fra le fila dei democratici. Oggi più che mai partito composto da Si faranno o meno le primarie del Pd in Campania? E’ l’interrogativo che serpeggia fra le fila dei democratici. Oggi più che mai partito composto da molte anime, ciascuna con un proprio riferimento nazionale, la cui maggioranza relativa ha sottoscritto un documento che prova a superare la contrapposizione fra i tre candidati attualmente in lizza (Andrea Cozzolino, Vincenzo De Luca e Angelica Saggese) individuando nella figura di Gennaro Migliore (deputato napoletano, storico esponente di Rifondazione Comunista e poi di Sel, passato nelle fila del Pd nel novembre 2014 dopo alcuni mesi nel gruppo Misto) la “sintesi” capace di dimostrare un effettivo rinnovamento del partito a cinque anni dal tramonto dell’era bassoliniana. Su questo documento dovrà esprimersi oggi la Direzione nazionale. Che, in altre parole, vuol dire il segretario Renzi e il suo vice Guerini. Una risposta che, secondo l’auspicio di molti, metta la parola “fine” alla storia infinita delle primarie campane rinviate già due volte. Dal 14 dicembre all’11 gennaio e, poi, durante la direzione regionale del 30 dicembre scorso, al primo febbraio. La mappa del partito è complessa. Sono sette-otto i fronti in cui si dividono i campani fra parlamentari (nazionali ed europei), consiglieri regionali ed esponenti della direzione. La mappa del partito I renziani – che mettono insieme varie anime – sono Luigi Famiglietti, Pina Picierno, Enzo Cuomo, Salvatore Piccolo, il capogruppo in Consiglio regionale Raffaele Topo (tutti sostenitori del superamento delle primarie e convinti firmatari del documento pro Migliore) e il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca con colui che viene considerato il suo più fido alleato: il consigliere regionale Mario Casillo. Al vice presidente vicario del Parlamento Europeo, Gianni Pittella, fanno capo i consiglieri regionali Peppe Russo e Lucia Esposito. Ci sono poi i riformisti dalemiani: il sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti Umberto Del Basso de Caro e Massimo Paolucci, che hanno sottoscritto il documento; la bersaniana Luisa Bossa (ex sindaco di Ercolano che insiste sull’opportunità di fare le primarie). I cosiddetti “giovani turchi” riuniscono Andrea Cozzolino (europarlamentare ed ex assessore di Antonio Bassolino nelle due legislature dal 2000 al 2010), Valeria Valente e l’attuale vice capogruppo in Consiglio regionale Antonio Marciano. C’è poi il gruppo degli ex lettiani con il deputato Guglielmo Vaccaro, il consigliere regionale Nicola Marrazzo (Questore al personale) e la senatrice Angelica Saggese. La prima firmataria del documento – inviato a Renzi e Guerini il 10 gennaio scorso – è proprio Saggese. Convinta che il Pd debba dare un forte segnale di rinnovamento ai propri elettori, la giovane senatrice ha dichiarato di essere pronta a fare un passo indietro purché si trovi una sintesi. “E’ un percorso in costruzione – assicura ad askanews – rispetto alla necessità di un rinnovamento su cui se non l’unanimità, almeno dovrebbe esprimersi la maggioranza del partito“. L’invito, rivolto “a tutti“, è di “trovare una soluzione condivisa“. Quanto al nome individuato nel documento, Saggese è chiara: “Prima o poi Migliore dovrà prendere posizione, venire allo scoperto“. Finora, infatti, l’ex capogruppo di Sel non si è pronunciato. Le reazioni Convinto della possibilità di superare lo scoglio primarie è il capogruppo regionale, Raffaele Topo, che ad askanews dice: “Siamo intorno al 54%, quindi abbiamo la maggioranza relativa“. E, sulle ragioni che hanno spinto buona parte del Pd a puntare su un nome alternativo, aggiunge: “Dobbiamo puntare a una soluzione unitaria che sposi la linea messa in campo dal gruppo dirigente nazionale, costruire in Campania un progetto politico che segua il disegno del Pd italiano“. Come dire: non restiamo confinati in posizioni che richiamano vecchi schemi di contrapposizione locali, con l’ex delfino di Bassolino da un lato e il sindaco di Salerno dall’altro (oppositore storico dell’ex sindaco e due volte governatore, nonché candidato Pd sconfitto da Caldoro alle regionali del 2010). “La domanda da farsi – spiega il consigliere Peppe Russoè: se vogliamo davvero compattarci e battere Caldoro, le primarie rendono agevole questo percorso oppure no? Io credo che non lo facilitino. Piuttosto che puntare sugli uomini dobbiamo dimostrare di essere un partito responsabile capace di accreditarsi presso l’opinione pubblica“. Il nodo sta proprio nell’acerba contrapposizione tra Cozzolino e De Luca. Il primo giovane, con un curriculum politico di tutto rispetto, forte di un consenso notevole soprattutto a Napoli. Il secondo decisionista e radicato nel territorio, con una forte personalità e un’esperienza amministrativa di rilievo. Anche se su di lui pende la “spada di Damocle” della sentenza prevista per il prossimo 21 gennaio sulle richieste di condanna dei pm salernitani per abuso d’ufficio e peculato per il Crescent. Lontani, Cozzolino e De Luca, ma accomunati dallo stesso intento: fare le primarie per vedere chi vince. Entrambi gli staff lavorano intensamente alla campagna elettorale. Per domani è prevista una convention di Cozzolino al Palapartenope di Napoli, non a caso battezzata con l’hashtag “lasciateci votare”, dove l’europarlamentare ribadirà di non volersi tirare indietro dalla competizione pur essendo favorevole a una ulteriore candidatura di Migliore. Dal canto suo il sindaco di Salerno non cede di un centimetro e dopo una lunga campagna di ascolto continua a diffondere ai media i 9 punti del suo programma di governo in vista della manifestazione di Napoli del prossimo 24 gennaio.