Primo soccorso, Atena Donna nelle carceri femminili. Al via da Rebibbia

81
in foto Carla Vittoria Maira

Mens sana in corpore sano. Attenzione a sé stessi e sé stesse, alla propria salute, al proprio benessere. Un principio che vale anche dietro le sbarre, anche per i detenuti come per le detenute. Quelle del carcere di Rebibbia di Roma sono “fortunate”, perché da pochi giorni, sono state coinvolte da Atena Donna in nuovi corsi di Primo Soccorso. Un’iniziativa, nata in collaborazione con la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e la Fondazione Severino, che vedrà coinvolte in prima linea le detenute e le agenti di polizia penitenziaria ad imparare le tecniche di Primo Soccorso.

Rianimazione cardiopolmonare, azioni di supporto di base alle funzioni vitali anche con l’utilizzo del defibrillatore: sono solo alcuni degli esempi di nuove competenze che verranno insegnate alle donne recluse.

Al via a Roma, il progetto proseguirà successivamente in altre strutture d’Italia, come tassello di un mosaico progettuale di Atena Donna che, dopo i percorsi per la prevenzione e gli screening promossi sempre nelle case circondariali femminili, non lascia ma raddoppia, proseguendo dunque nel suo obiettivo di diffondere la cultura della prevenzione ed affrontare il tema della salute della donna in un’ottica permanente, consentendo un’efficace azione di contrasto rispetto all’insorgere di specifiche e gravi patologie.

Questa attività – ha spiegato il professor Francesco Franceschi, Professore Ordinario di Medicina Interna alla Cattolica Campus di Roma – avrà il duplice obiettivo, partendo dall’incremento dei livelli di sicurezza negli ambienti detentivi in caso di una possibile emergenza medica, istruendo tutte le donne che vorranno apprendere le tecniche del Basic Life Support (BLS). Il secondo sarà quello di promuovere la cultura dell’occuparsi dell’altro. Infatti, nelle circostanze in cui una persona perde conoscenza, avere accanto una persona altruista, può salvare la vita“.

Col progetto ‘Togheter’ di Atena Donna – ha suggerito Carla Vittoria Maira, Presidente dell’Associazione – abbiamo effettuato screening e incontri per oltre il 50% delle donne che in questo momento della loro vita sono private della libertà di partecipare alle iniziative sulla prevenzione. Sono entusiasta di iniziare questi nuovi percorsi così significativi nei luoghi di detenzione“.