Produzione musicale, anche Napoli ha la sua “Mela”

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Si chiama Mela, proprio come la Apple, la casa discografica inglese fondata dai Beatles nel 1968, e rappresenta in qualche modo il futuro della distribuzione discografica, futuro che, però, ha ben solide radici nel passato.
“Mela”, infatti, è il primo album da solista del cantautore e chitarrista Marco D’Anna, che propone una originale tripla distribuzione: in rete è disponibile nei maggiori digital store, in edizione limitata in vinile e su un innovativo supporto usb dall’innovativo design a forma di micro-disco. Una scelta che guarda al futuro abbracciando le esigenze di avere musica e brani disponibili da scaricare dal web e quindi da poter essere immediatamente ascoltati grazie a pc o smartphone. “Infatti sempre meno persone ormai comprano cd soprattutto per esigenze di spazi – spiega Marco D’Anna -. Ma allo stesso tempo con la versione in vinile si ritorna all’oggetto che rappresenta da sempre il simbolo della musica, un oggetto da collezionare, che sta ritornando ad essere apprezzato anche dalle nuove generazioni e non solo dai nostalgici”.
marco dannaIl progetto innovativo, ma dalle forti radici, presentato a Napoli nel foyer del Teatro Bellini, rispecchia le sonorità e l’originale proposta musicale del cantautore, che si avvale, per i 10 brani che portano la sua firma, degli arrangiamenti di Luigi Esposito. Nel disco, un vero e proprio omaggio alla grande tradizione della canzone d’autore italiana, si delinea uno stile personale in cui convivono richiami folk e l’eleganza dell’approccio jazz. Con D’Anna ed Esposito (piano e fisarmonica), suonano Caterina Bianco (violino) e Alberto Santaniello (chitarra).
Marco D’Anna, allievo di Antonio Onorato e Nino Buonocore, autore di colonne sonore, ha scelto la strada dell’autoproduzione: con il ricavato delle vendite de “La Mela” produrrà un secondo disco. Un movimento dal basso quindi che coinvolge gli ascoltatori in questo processo di diventare produttori di musica e quindi di cultura. “Il mondo della discografia – continua D’Anna – ha sempre meno spazi per i giovani se non per i prodotti costruiti a tavolino e mandati ad esibirsi ai vari talent show, e c’è sempre meno spazio per la qualità, favorendo una massificazione e mercificazione della musica”. 
Questa proposta, che apre un nuovo filone dell’imprenditoria musicale, è un sasso in uno stagno che, a partire dalla canzone d’autore, non presta attenzione ai giovani talenti.