Professional organizer in azione per aiutare vittime accumulo

6

Roma, 12 lug. (Labitalia) – Professional organizer in azione, anche d’estate per aiutare le persone vittime dell’accumulo dei propri oggetti. “Il professional organizer – dice in un’intervista all’Adnkronos/Labitalia Irene Novello, vicepresidente Apoi, Associazione professional organizers Italia – lavora nella maggior parte dei casi con persone disorganizzate croniche, perché sono persone che riescono ancora a riconoscere che nel loro modo di vivere c’è qualche cosa che non va. Spesso siamo chiamati da persone che sono esasperate dal modo in cui vivono, dalla sensazione di non avere più controllo e capacità di risoluzione e chiedono finalmente aiuto. Il gesto di chiedere aiuto è il presupposto per iniziare lavorare: secondo il nostro codice etico non possiamo lavorare con persone che non siano d’accordo”.

“Può succedere – spiega – di essere chiamati da un familiare o da un amico che vede la situazione con un distacco ovviamente diverso: ma in ogni caso, anche se la situazione è critica, noi possiamo lavorare solo dopo aver instaurato una relazione di fiducia con la persona. Le persone che soffrono di disturbo da accumulo hanno spesso un ‘basso livello di insight’, che possiamo tradurre con consapevolezza”.

“Significa – afferma – che la persona riconosce il problema, capisce che le condizioni della casa dove vive sono critiche ma non ritiene la sua condizione pericolosa o dannosa per sé e per gli altri. Con questo tipo di persone, difficilmente possiamo lavorare, se non per cercare di ridurre i potenziali danni o effetti collaterali: impianti elettrici o idraulici non funzionanti che possono generare incendi, fughe di gas o allagamenti; condizioni igieniche di bagno e cucina pericolosi per la salute. In questi casi (in inglese si chiama harm reduction, riduzione del danno) il professional organizer funge da coordinatore di varie figure che possono intervenire nel lavoro: artigiani, familiari, volontari”.

“Apoi – ricorda Irene Novello – ha firmato con il Comune di Bologna nel 2018 un protocollo di intesa per la divulgazione e sensibilizzazione sul disturbo da accumulo. Questo protocollo che per Apoi vede coinvolti oltre me i colleghi Lorenza Accardo e Alessandro Cavallin precede la partecipazione di varie figure istituzionali come la polizia municipale, gli assistenti sociali, gli istituti degli alloggi popolari, Ausl e altri. L’obiettivo è far conoscere le problematiche legate al benessere abitativo fino a parlare di disorganizzazione cronica e disturbo da accumulo, attraverso incontri aperti alla cittadinanza”.

“Il familiare – chiarisce – che si trova a vivere con, o a contatto con, una persona che ha problemi di questo tipo ha di solito cercato nel tempo di mettere in atto varie strategie per provare ad aiutare la persona. Le dinamiche però che si innescano, frutto di relazioni e di comportamenti che nascono da abitudini e familiarità, appunto, possono essere spesso conflittuali e contribuiscono a peggiorare il problema. Il consiglio può essere quello di rivolgersi a un terapista, se reputano che la situazione sia grave, o a un professional organizer in grado di capire queste dinamiche”.

“Poiché la percezione dell’ordine è soggettiva – ammette – posso suggerire l’uso di uno strumento molto facile, studiato apposta per essere utilizzato non solo da familiari ma anche per la persona stessa: clutter image rating scale. Un’altra cosa da non fare è liberare le stanze senza il permesso della persona, anche se questo viene fatto per la sua sicurezza. Le pratiche di ‘clean out’, cioè di sgombero forzato, sono spesso causa di forte stress e possono generare nella persona un aumento dell’acquisizione”.

“La prima volta – racconta Irene Novello – che ho sentito parlare di disturbo da accumulo è stato durante un viaggio a New York nel 2009. Stavo camminando per strada e ho notato un piccolissimo giardino recintato con una targa che portava il nome di Homer e Langley Collyer. La persona che mi accompagnava mi raccontò la storia di questi due fratelli, e in quel momento iniziò la mia ricerca. In rete trovai molto materiale in inglese e nel 2012 uscì il primo libro tradotto sull’argomento ‘Tengo Tutto’, scritto da Randy O. Frost e Gail Steketee, pionieri nello studio del disturbo da accumulo”.

“Poi – continua – ho conosciuto e incontrato Alessandro Marcengo, terapista del Centro clinico crocetta di Torino, specializzato in disturbo da accumulo. Con lui ho iniziato un percorso formativo per i professional organizers dell’associazione Apoi che si vogliono specializzare in questo ambito. Inoltre, sono l’unica italiana iscritta all’Institute for challenging disorganization, da più di due anni dove sto seguendo il programma di studio di specializzazione e certificazione”.

“Ci sono alcuni fattori – avverte – che sono comuni nelle persone cronicamente disorganizzate: accumulano molti più oggetti, documenti, carta di quanti ne usino o abbiano bisogno; hanno difficoltà a separarsi e lasciar andare le cose; hanno molti interessi e molti progetti non finiti; hanno bisogno di vedere per ricordarsi le cose da fare; si distraggono facilmente e perdono la concentrazione; hanno spesso scarse capacità di gestione del tempo. Le stime dicono che tra il 2 e il 6% della popolazione mondiale soffre di questo disturbo, e riportati ai numeri italiani parliamo di circa 2 milioni di persone potenziali. Essendo però un disturbo che può rimanere nascosto anche per anni, le stime si considerano al ribasso”.