Professioni: 2,3 mln iscritti ad albi, sempre più donne e giovani

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Roma, 9 nov. (Labitalia) – Circa 2,3 milioni di iscritti agli albi professionali nel 2016, 38 ogni mille abitanti, 680mila in più rispetto al 2000, con il 62% di donne e un terzo di giovani. E un totale di 2,9 milioni di addetti, corrispondente al 12,6% del totale degli occupati in Italia nel 2016. Con un valore aggiunto complessivo di 77 miliardi di euro, quasi il 6% del Pil regolare nel corso dell’anno. E’ la fotografia del ‘mondo’ delle professioni ordinistiche scattata dal ‘Secondo rapporto sulle professioni regolamentate in Italia’, commissionato dal Comitato unitario delle professioni (Cup) e presentato oggi a Roma in occasione del convegno in memoria di Piero Alberto Capotosti ‘Le professioni tra autonomia e regolazione pubblica’ in corso alla Luiss di Roma.

Secondo il Rapporto, dopo la rapida crescita registrata nella prima decade del millennio (ad un ritmo medio del 2,7% annuo), tuttavia, negli ultimi cinque anni, si legge nel Rapporto, questa crescita ha rallentato (+1,2% nelle media dell’ultimo quinquennio).

E il mondo delle professioni è sempre più donna. Tra gli iscritti agli albi aderenti al Cup, infatti, la quota di donne è arrivata a circa il 62%, un ‘esercito’ di circa 749 mila professioniste. Un ‘esercito’ destinato a crescere.

Se infatti si guarda la composizione degli abilitati agli esami di Stato per l’esercizio della professione, nel 2015 le donne hanno rappresentato oltre il 65% tra le professioni di area economica e sociale, una percentuale cresciuta progressivamente nel corso degli ultimi anni (era il 50% nel 2000); mentre tra le professioni sanitarie la percentuale è arrivata a oltre l’80%.

E incrociando i dati forniti dagli ordini è possibile calcolare la distribuzione per età dei professionisti iscritti agli albi. Circa il 36% ha più di 50 anni, mentre solo il 9% meno di 30; circa il 23%, infine, ha tra 30 e 40 anni, così come un altro 33% tra 40 e 50.

E per Marina Calderone, presidente del Cup e del consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro “preservare l’autonomia delle professioni fa bene al Paese. L’Italia ha bisogno di lavoro autonomo, di professionisti preparati e indipendenti. E io credo che il miglior modo per ricordare un giurista come Capotosti sia quello di dire che attraverso il lavoro possiamo fare crescere il Paese e dare dignità alle persone”. Per la presidente del Cup, “è importante ribadire l’autonomia delle professioni, il valore sociale del loro impegno, ma soprattutto quelle che sono le nostre proposte per un Paese che deve valorizzare i corpi sociali intermedi”.

Secondo Calderone è importante “che venga valorizzata la prestazione professionale e che si comprenda anche che è importante darle dignità attraverso un percorso di riconoscimento di un equo compenso che è la battaglia con cui abbiamo concluso il 2017 ma che ancora ci accompagna, affinché le amministrazioni pubbliche, in particolare, comprendano che è importante investire in qualità ed è importante remunerare i professionisti”. Sull’equo compenso per Calderone serve “una norma di richiamo” in manovra economica.

E a stretto giro è arrivata la risposta del governo, con il sottosegretario al Lavoro, Claudio Cominardi, che ha partecipato al convegno. L’equo compenso, ha detto, “è un tema per noi importante, l’abbiamo affrontato quando eravamo all’opposizione e sarà un tema che sicuramente farà parte della politica di questo governo”. Cominardi, sulla possibilità di emendamenti in manovra sull’equo compenso, ha detto che “è troppo presto per dirlo”. Poi, sottolineando l’importanza “della forte componente femminile che emerge nelle professioni”, ha concluso ricordando la competenza “della platea dei professionisti: terremo in conto i suggerimenti e le proposte che da questa arrivano”.