Professioni: l’influencer, poca strategia spontaneità e brand di fiducia

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Roma, 21 mag. (Labitalia) – Professione influencer? Poca strategia e tanta spontaneità. A dirlo all’Adnkronos/Labitalia Federico Piras, influencer del settore fitness e sport, classe 1994. “Ho deciso di aprire il mio profilo Instagram – racconta – quando abitavo in America, chiamandolo ‘ohmyfred’ (caro Fred) esattamente come un diario che tenevo durante il mio viaggio negli Stati Uniti. Dopo anni vissuti con problemi di peso comincio a postare, qualcosa che non avevo mai pubblicato prima: una foto senza maglietta. Da qui in poi, l’ascesa. Oggi sono contattato da brand di rilevanza importanti: costumi da bagno, abbigliamento, marchi di nutrizione sportiva”.

“Così – spiega – sono diventato un influencer; ovvero un individuo con un discreto seguito di pubblico che ha la capacità di influenzare i comportamenti di acquisto dei consumatori in determinate aree di interesse. Personalmente, non amo la parola ‘influenzare’, perché onestamente non è carino fare il ‘lavaggio del cervello’ a qualcuno propinandogli un qualcosa di cui forse nemmeno ha bisogno nella sua vita. Userei più la parola ‘consigliare’ un prodotto, che dopo un’analisi personale ritengo essere adatto in un determinato campo d’interesse”.

“Influencer – precisa – non significa solo ricevere prodotti omaggio con lo scopo di farli acquistare e ricevere un compenso, ma ha anche il dovere di guadagnarsi la fiducia e la credibilità da parte di chi lo segue. C’è una linea molto sottile tra il fare commercio e, quindi, cadere in un baratro di pubblicità occulta, e il comunicare con il consumatore in modo tale che esso prenda quella propaganda come un semplice consiglio che viene dall’esperienza personale dell’influencer. Infatti, un bravo influencer non ti vuole manipolare per comprare un qualcosa, ma ti fa capire che forse ne hai bisogno”.

“Il primo passo per diventare influencer – continua Federco Piras – è instaurare un rapporto di fiducia con le persone che ti seguono. Se loro si fidano di te, si fideranno anche di ciò che consigli, e quindi la tua sarà una strada in discesa; se invece il tuo obiettivo è propinare oggetti o prodotti scadenti, i tuoi seguaci si sentiranno presi in giro, di conseguenza ti abbandoneranno. Instagram conta 1 miliardo di utenti attivi: brillare in mezzo alla folla è molto difficile ma non impossibile. Un pizzico di fortuna (come in tutte le cose) gioca sempre il ruolo fondamentale: devi sperare di essere notato. Per far si che ciò avvenga, per prima cosa devi concentrarti su una sfera di pubblico in particolare: sport, cibo, moda, make-up e lavorare su quella”.

“I bei fisici – sottolinea – fanno sempre colpo, e onestamente è quello su cui ho puntato maggiormente. E’ vero, le palestre non esistono solo nella mia città e chiunque può iscriversi e mettere su un bel fisico, ma che cosa frena le persone ad iscriversi? Lo stimolo! Stimolare le persone a condurre una vita sana e sportiva per ottenere i risultati che poi mostro in foto nei vari post è stato il mio obiettivo principale. Se la vostra strategia funziona, le vostre foto possono arrivare agli occhi di brand importanti – assicura – e, se dovessero decidere di lavorare con te, il gioco è fatto. Ormai, ci troviamo in un’epoca storica dove le aziende hanno capito l’importanza che possono avere i social network, in particolare Instagram. Se piaci a loro, hai ufficialmente un lavoro digitale retribuito”.

“Un altro consiglio – avverte – che mi sento di dare a chi vuole intraprendere questo cammino è di essere spontanei. Un influencer non pubblica solamente di continuo prodotti e consigli pubblicitari, la gente si fida di quello che dite perché fondamentalmente gli state simpatici. Interagite con i vostri followers nella vostra vita quotidiana, e soprattutto dategli parola”.

“Se avete in mente – prosegue – di cambiare taglio di capelli, chiedete a loro come vi starebbero meglio, o se avete intenzione di comprare un nuovo vestito chiedete di che colore sarebbe meglio acquistarlo; insomma, un rapporto amichevole con migliaia e migliaia di persone che vi seguono non è per niente semplice, ma ignorare chi ha fatto di voi quello che siete non sarebbe per niente giusto. E, poi, attenti a quello che pubblicate, una mossa falsa potrebbe mettervi tutti contro: le discussioni di interesse politico e/o governativo lasciatele per le cene con gli amici; chi vede le vostre foto e i vostri video vuole divertirsi”.

A proposito di guadagni, Piras dice che, “non avendo un lavoro fisso, anche in questo campo devi guadagnarti ciò che vuoi ottenere”. “Sostanzialmente, tutto dipende – dice – da tre fattori principali. Il valore del tuo guadagno è direttamente proporzionale al numero delle persone che ti seguono. Le quote che ottieni sono il risultato dato dal numero di pubblico che raggiungi. Generalmente, i brand che decidono di collaborare con te chiedono un dato del profilo che si chiama engagement rate. Questo dato (conosciuto come er%) consente di sapere il tasso di coinvolgimento del pubblico all’interno di un determinato profilo, in parole più semplici esprime quanto quell’account riesce ad interagire con il suo pubblico”.

“Questo dato – avverte – è fondamentale per due motivi: il primo è che un er basso significa che il tuo pubblico non è interessato minimamente a ciò che pubblichi, quindi perché un’azienda dovrebbe investire su un profilo che non ha nessun seguito comunicativo? Il secondo motivo è perché esistono svariati siti in cui è possibile acquistare followers fasulli; questi account però essendo inattivi non metteranno ‘mi piace’ alle tue foto e non le commenteranno nemmeno, di conseguenza sarà inutile investire su un profilo con un alto numero di followers ma che di fatto non possono interagire”.

“Il valore del guadagno di un influencer – sottolinea – dipende da quante persone comprano ciò che tu consigli. Le aziende generalmente per tenere traccia di quanto un account abbia fatto loro guadagnare nuovi clienti offrono all’influencer un codice personalizzato che i compratori useranno in fase d’acquisto. Un piccolo trucco da parte dell’influencer è quello di accordarsi con l’azienda per associare uno sconto al codice personale che poi verrà distribuito ai propri seguaci; in questo modo, sarà più facile invogliare una persona a comprare un prodotto con uno ‘sconto-amico’. In un mese composto da 31 giorni si possono guadagnare tranquillamente sopra i 500 euro con solo una collaborazione attiva”.

“Il valore del guadagno mensile di un influencer – ammette Piras – dipende da quante collaborazioni decidi di accettare. Lo so, quando ti vengono offerti soldi per pubblicare semplicemente una foto è difficile dire no, ma attenzione, perché l’avarizia punisce sempre. Se non concentri e focalizzi i tuoi consigli su una sfera specifica di prodotti (ad esempio fitness e sport), la gente non troverà tanta differenza tra il tuo account e un semplice sito di acquisti online: se il tuo profilo diventa una bancarella la gente si stuferà di seguirti. Si possono accettare – continua – diverse collaborazioni ma sempre su un determinato ambito. Per esempio, una volta aver capito che le persone che seguono il mio profilo sono interessate a due rami, ovvero bel fisico e come ottenerlo, ho deciso di stringere collaborazioni con aziende che puntano sul primo ramo (quindi intimo e abbigliamento casual) e aziende che puntano sul secondo ramo (integrazione alimentare sportiva); in questo modo, le entrate mensili sono diverse senza spaziare tra gli altri ambiti”.

Ma nel futuro di Federico Piras non c’è solo Instagram. “Senza dubbio – afferma – terrò i piedi per terra, il mondo dei social oggi funziona molto, ma domani potrebbe svanire e tutti torneremmo ad avere la stessa valenza di ogni altra persona. Ecco perché, nonostante questo, ho deciso di proseguire i miei studi e laurearmi come infermiere; tenere un profilo serio e professionale e uno più leggero come quello da influencer mi stimola tantissimo, perché essendo a contatto con la gente ogni giorno riesco a portare sui social ciò che vedo nella vita delle persone, sapere di cosa hanno bisogno e cosa vorrebbero”. “Quattro anni fa non credevo di poter raggiungere il seguito di adesso, forse tra qualche anno potrò dire di nuovo la stessa cosa sul Federico del presente. In ogni caso, mettere il cuore per raggiungere i nostri sogni ci da la forza per ottenerli, ma metterci il cervello in tutto ciò che facciamo ci farà arrivare”, conclude.