Progettando un futuro a biogas, la scommessa (vinta) di General Contract

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Conversazione con Francesco Cicalese, amministratore di General Contract

20160722 093924Una società di progettazione specializzata in impianti a biogas che macina ordini e ricavi e che pensa in grande. Con un occhio alla nuova frontiera del biometano e lo sguardo rivolto alle necessità quotidiane del cliente: l’azienda agrozootecnica, che ha sempre molte difficoltà, tutte da risolvere con la parola chiave del successo: l’innovazione. 
A raccontare l’avventura è Francesco Cicalese, quarantaseienne, da oltre 20 anni nel comparto del biogas, oggi amministratore della General Contract di Battipaglia, impresa che ha il suo core business nella progettazione di impianti metanigeni e cogeneratori elettrici e che punta a prendere ordini anche nella progettazione di impianti di depurazione acque. “Il biogas? Per me è il futuro – dice Cicalese, che sottolinea – l’energia a portata di mano e la sua produzione diffusa, possono diventare patrimonio collettivo dell’intero Mezzogiorno, specie con l’avvio del biometano, per il quale si attendono le ultime specifiche tecniche da parte di Snam: dopo di che sarà possibile per ciascun produttore anche di vendere direttamente metano alla rete.

Una società di progettazione specializzata negli impianti metanigeni: è vero che state crescendo molto?
Mi spiego con pochi e semplici numeri, la General Contract nel 2015 ha fatturato circa 900mila euro, una somma non ingentissima, e ha consegnato tra lo scorso anno ed il 2016 una ventina di progetti per impianti a biogas. Il punto è che attualmente abbiamo in portafoglio ordini per 70 progetti ai quali lavorano 16 dipendenti e credo che prima o poi occorrerà allargare l’organico, visto che il lavoro è tanto e che ci aspettiamo possa ancora aumentare. Abbiamo seminato bene, dando prova di un’elevata capacità di problem solving e ora raccogliamo.

Cosa spiega il successo della General Contract?
Abbiamo portato l’innovazione nel cuore del processo produttivo con il quale si perviene alla formazione del biogas, intanto migliorando e di molto gli impianti tradizionali, quelli che vengono asserviti agli allevamenti zootecnici e che funzionano con liquame e letame. Ma il valore aggiunto sta arrivando dalle nuove frontiere che stiamo aprendo da qualche tempo, offrendo la possibilità ai clienti di generare biogas da sansa di olive, buccette di pomodoro, scarti ortofrutticoli e siero di caseificazione.

Produrre biogas da sansa di olive: e come si fa?
Semplice, intanto abbiamo fatto sperimentazione e ci siamo accorti che sull’argomento circolavano molte bugie interessate a sostenere che non fosse possibile.

Sarà, ma la sansa si produce in un paio di mesi dell’anno, al contrario liquame e letame in allevamento ci sono tutto l’anno, come si da continuità all’attività?
Intanto anche negli allevamenti per legge devono essere costruite vasche di contenimento capaci di conservare il letame ed il liquame per mesi: basta fare lo stesso con la sansa. A Barletta grazie ad un nostro progetto, si stanno mettendo su per conto di un cliente vasche da 40 metri di diametro, per sei metri di altezza, che una volta riempite di sansa vengono coperte di acqua, che funge da conservante delle proprietà metanigene di questo scarto. L’azienda produce 10mila tonnellate anno di sansa di olive e finirà con alimentare il suo bravo motore da 600 kWh di potenza tutti i giorni dell’anno. Un’altra soluzione allo studio per la conservazione nel tempo della sansa di olive è quella di tenerla in tra strati di paglia in una trincea: un sandwich.

E le buccette di pomodoro come si conservano?
Anche in questo caso, è necessario disporre di vasconi, ma rettangolari, e lo scarto dell’industria conserviera manterrà le sue proprietà metanigene inalterate sotto telo, come se fosse un insilato.

Avete anche sperimentato il siero di caseificazione per ottenere metano, ma nel biodigestore non avete avuto problemi con l’acidità per la tenuta stessa della struttura?
Intanto, per rendere gli impianti più flessibili e adattabili a diverse tipologie di effluenti, i nostri progetti prevedono l’utilizzo all’interno del biodigestore del wiretape, un materiale inattaccabile dagli acidi, sicuramente presenti nel siero. Dopo di che il siero si rivela prezioso: il biogas prodotto nell’impianto di un nostro cliente a Sassano, sul Cilento, che è metano al 54%, consente un elevato rendimento elettrico e fa girare a pieno regime tutti i giorni un motore da 100 kW di taglia.

La chiave del successo è nell’innovazione, ma c’è un altro valore aggiunto che portate in fase di progettazione?
Sicuramente costruiamo con il cliente un percorso, lo aiutiamo a confrontarsi con il mercato, a crescere come imprenditore. E’ il caso di un’azienda vaccina che abbiamo di recente seguito in Basilicata, 500 capi, un’azienda da latte modello, ma sotto stress per via dei bassi prezzi del latte: abbiamo accompagnato l’imprenditore, che ha avuto il tempo di rendersi conto del tipo di investimento che faceva innanzitutto su stesso e poi nell’azienda. Costruire relazioni vere paga e rende tutto più semplice nella fase più dura, che pure curiamo con attenzione: quella del disbrigo delle pratiche burocratiche per mettere gli impianti in esercizio.