Proroga del blocco degli sfratti, l’avvocato Vittorio Ciancio: Dubbi di incostituzionalità, ecco perché

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di Maridì Vicedomini

Il decreto Milleproroghe, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 31 dicembre 2020, ha prorogato al 30 giugno 2021, la sospensione dell’esecuzione dei provvedimenti giudiziali di rilascio di immobili, pur prevedendo alcune eccezioni. Ne parliamo con l’avvocato Vittorio Ciancio, civilista, esperto in Diritto delle Locazioni.

Avvocato Vittorio Ciancio ci potrebbe delucidare in merito alle procedure di sfratto che hanno subito un arresto?
Occorre precisare che la sospensione degli sfratti approvata dal Governo non ha bloccato la possibilità per i proprietari degli immobili di chiedere al Giudice il provvedimento di convalida di sfratto, e cioè il provvedimento con il quale il Giudice condanna l’inquilino al rilascio dell’immobile, ma ha bloccato la possibilità di dare esecuzione allo stesso con il rilascio forzoso tramite l’ Ufficiale Giudiziario. È questa seconda fase esecutiva, pertanto, ad essere sospesa fino al 30/06/2021.

Vi sono dubbi di incostituzionalità su questo blocco degli sfratti?
Vari dubbi di legittimità costituzionale sul suddetto provvedimento sono stati sollevati da alcuni costituzionalisti. In particolare le critiche sono state le seguenti: il provvedimento pregiudicherebbe il diritto di proprietà privata dei locatori, nonché lederebbe la libertà di iniziativa economica privata; inoltre, la misura non sarebbe proporzionata e non distinguerebbe tra le diverse ipotesi di morosità, bloccando ad esempio anche le esecuzioni relative agli sfratti convalidati per inadempimenti di non scarsa importanza verificatisi precedentemente allo stato di emergenza. Inoltre, in alcuni casi, potrebbe essere il locatore a trovarsi in uno stato di indigenza, avendo quale sua unica fonte di reddito il canone di locazione di uno o più immobili di sua proprietà e trovandosi in gravi difficoltà in mancanza di versamento dello stesso. Verrebbero, pertanto, trattate giuridicamente in maniera analoga situazioni oggettivamente molto diverse tra loro.

Quali altre criticità sono state individuate a riguardo?
C’è chi ha sostenuto che tale provvedimento avrebbe dovuto essere accompagnato da misure atte a sostenere gli inquilini in situazioni di indigenza incolpevole; inoltre, vi sarebbe una violazione delle regole relative al welfare, in quanto si farebbero gravare i sostegni economici previsti per gli inquilini sui propri locatori anziché sull’intera collettività.

Quale argomentazione è stata sostenuta per tutelare gli inquilini ?
Attesa la grave crisi economica generata dalla pandemia, che ha causato per molti la perdita del posto di lavoro e la mancanza assoluta di reddito, si invoca il principio di solidarietà politica, economica e sociale che dovrebbe generare un atteggiamento meno rigoroso e più comprensivo per la categoria dei conduttori.

Vi sono precedenti giurisprudenziali su tale questione?
La Corte Costituzionale in alcuni provvedimenti in cui si è occupata della problematica della sospensione dell’esecuzione degli sfratti, ha imposto al legislatore il rispetto di limiti ben definiti che si rifanno al principio sopra esposto e che però sembra non sia stato preso in considerazione dal decreto Milleproroghe. In particolare, possiamo citare la sentenza della Corte Costituzionale n. 310/2003 resa in data 07/10/2003 nella quale, viene espresso il principio di diritto secondo cui la procedura esecutiva attivata dal locatore non può subire un numero indefinito di proroghe, essendo necessario attenersi ad un limite di ragionevole tollerabilità. La Corte Costituzionale ha affermato, in tale sentenza, che è compito dello Stato farsi carico di particolari categorie sociali che si trovano in situazioni di disagio, ma non può limitarsi a trasferire l’onere relativo in capo al privato locatore. Tale assunto è stato poi ribadito dalle sentenze n. 62/2004 e n. 155/2004, sempre della Corte Costituzionale.