Proteste cinesi per le ultime sanzioni americane

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In foto Robert Forden
La Cina ha convocato in questi giorni  il numero due dell’ambasciata Usa a Pechino, Robert Forden, per protestare contro le ultime sanzioni americane, promettendo l’adozione di “ritorsioni reciproche”. Lunedì gli Usa hanno imposto sanzioni finanziarie e un divieto di viaggio a tutti i 14 vicepresidenti del Congresso nazionale del popolo, l’assemblea legislativa di Pechino, per il loro ruolo avuto nell’adozione della legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong e la squalifica dello scorso mese da parte di Pechino dei deputati eletti nel fronte dell’opposizione.
Le sanzioni Usa sono maturate dopo che il ministro degli Esteri cinese Wang Yi aveva esortato gli Stati Uniti a mantenere aperto il dialogo, incoraggiando gli scambi bilaterali a tutti i livelli. La Cina ha criticato le sanzioni e il ministero degli Esteri, in una nota postata martedì sera, ha dichiarato che il vice ministro Zheng Zeguang ha convocato ieri l’incaricato d’affari della rappresentanza diplomatica (l’ambasciatore Terry Branstad ha lasciato l’incarico ed è rientrato in patria agli inizi di ottobre) per esprimere “protesta solenne e forte condanna”. Continua l’attrito tra Cina e USA e i secondi sembrano sempre di più intenzionati a scaricare la rabbia dei danni ingenti della pandemia su coloro che l’avrebbero generata. La Cina a sua volta ha mosso accuse anche all’Italia accusandola di essere generatrice del virus: evidentemente la favola del maiale e del pipistrello non da presa più e si devono creare altre leggende per niente metropolitane .