“Prove d’innocenza ma da 7 anni Strasburgo tace”

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Roma, 20 lug. (AdnKronos) – di Silvia Mancinelli

Assolti in primo grado, condannati in Appello e in Cassazione sulla base di un “sistematico, palese e oggettivo travisamento delle risultanze processuali”. Massimo Nucera e Maurizio Panzieri, all’epoca poliziotti del VII nucleo del I Reparto Mobile di Roma alla Diaz tra il 21 e il 22 luglio del 2001, sono stati condannati per aver “inventato” una aggressione dentro la scuola Diaz per giustificare la violenza usata nei confronti degli arrestati. Attraverso il loro avvocato Rinaldo Romanelli hanno presentato ricorso contro la sentenza emessa dalla Cassazione alla Corte di Strasburgo. Ma oggi, a distanza di quasi 7 anni da questo ultimo tentativo di avere giustizia e a 18 dal G8 di Genova, aspettano ancora, a condanna ormai scontata, di conoscere l’ammissibilità o meno del ricorso.

A spiegarlo all’Adnkronos, nell’anniversario dei fatti di Genova, è lo stesso legale dei due agenti: “A dicembre 2012 abbiamo presentato ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, ci hanno comunicato come da prassi il numero di pratica, nel 2014 abbiamo sollecitato la trattazione del ricorso dicendo che c’erano ragioni di urgenza perché era andato in esecuzione il provvedimento di condanna, chiedevamo intervenissero prima che si esaurissero gli effetti della pena. Pena che hanno scontato nel frattempo completamente. Il sollecito è rimasto inascoltato, non è mai più accaduto nulla”.

Alla base del ricorso “c’è il mancato esame da parte della Corte d’Appello di Genova, e poi della Cassazione, delle prove determinanti del processo, ovvero del corpo di reato (annotazione della relazione del poliziotto Nucera del 22 luglio 2011): della perizia del professor Torre e del successivo esame dello stesso” in ben due udienze nella quali si conferma la coltellata inferta da uno sconosciuto al poliziotto Nucera all’interno della scuola Diaz; dell’interrogatorio reso dallo stesso il 7 ottobre 2010 e del video girato nel corso del medesimo interrogatorio nel corso del quale il poliziotto ha mimato la dinamica dell’aggressione subita”, tutti riscontri di cui i giudici – a detta dei legali di Nucera – non avrebbero tenuto conto.

Insomma, stando al ricorso di cui si sono perse le tracce a Strasburgo, le sentenze d’Appello e della Cassazione sarebbero viziate da gravi errori e omissioni. Eccone alcune: “La parziale relazione di servizio dell’agente Nucera, al quale viene contestato il cambio di versione successivo alla perizia. La Corte d’Appello ha giudicato in base solo alla prima facciata – spiega l’avvocato Romanelli – mentre viene del tutto trascurata la seconda, nella quale il mio assistito scrive che vi erano due incisioni sul corpetto. La Cassazione nega ci fosse scritto che aveva un taglio sul giubbetto e uno sul corpetto protettivo, a riprova del fatto che non esistono due versioni del fatto, ma solo una, e che si era accorto di esser stato accoltellato solo in un secondo momento. La Corte di Cassazione – continua Romanelli – ha del tutto omesso di valutare questo aspetto arrivando addirittura ad affermare che nella relazione di servizio è scritto che vi era un taglio sul giubbotto e una incisione sul corpetto sottostante, affermazione documentalmente riconoscibile come falsa”.

A Nucera, ricorda sempre l’avvocato, contestarono di aver inventato l’aggressione subita all’interno della Diaz, all’allora ispettore capo Panzieri di aver falsamente attestato di aver assistito all’episodio. Entrambi vennero assolti in primo grado e, nonostante i pareri del perito che confermavano le loro versioni, condannati in appello. “Buona parte dei ricorsi fatti dallo Stato italiano dalle persone offese sono stati decisi – continua il legale di Nucera e Panzieri – non molto tempo fa hanno dichiarato l’ammissibilità del ricorso che invece avevano fatto i funzionari sul discorso della riforma in appello senza risentire le fonti dichiarative in primo grado. Del nostro, nonostante l’assoluzione in primo grado, non si hanno notizie”.

La vita dei due poliziotti, nel frattempo, è andata avanti con non poche difficoltà. Nucera è tornato in servizio perché ha scontato anche il periodo di interdizione, Panzieri è in pensione: “Decidere questo ricorso vorrebbe dire annullare la condanna, ricostruire i tempi di carriera, le restituzioni stipendiali per Nucera – spiega il legale – che è stato sospeso per tutto un periodo solo con l’assegno minimo ma soprattutto restituire la verità. Certe cose sono accadute, noi non ci siamo difesi dicendo che la Polizia non ha procurato lesioni o che non ci sono stati eccessi, ma non per questo bisogna cancellare quello che è accaduto all’interno della scuola: se qualcuno ha tentato di accoltellare un poliziotto, forse bisognerebbe avere il coraggio di dire che questo è accaduto, non condannare il poliziotto perché è funzionale a una condanna di tutti quanti gli altri”.