“Psicologa e sfollata aiuto chi come me è senza casa”

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Genova, 21 ago. (Adnkronos) (Adnkronos) – Il panico e la fuga. Restare senza casa, mentre il numero dei morti per il crollo del ponte Morandi saliva. “Una settimana fa ero in casa, al momento del crollo: ho cercato di rimanere lucida, mi sono messa le scarpe, i jeans, ho preso i documenti, al volo una borsa già pronta e il Pc” racconta all’Adnkronos Monica Marinelli, una delle residenti del civico 16 di via Porro, uno dei , tra gli sfollati genovesi dopo il disastro di una settimana fa. “Ho raggiunto, poi, i miei genitori che abitano due piani sopra di me e urlavo di fare presto. Continuavo a dire anche a vicini ‘dobbiamo toglierci di qua’, la mia preoccupazione era che crollasse la parte di ponte sopra le nostre case”.

Enti locali e istituzioni hanno lavorato senza sosta per trovare una soluzione a chi è rimasto fuori di casa e viveva in quella che oggi è la ‘zona rossa’, inaccessibile fino al termine delle verifiche tecniche sulla stabilità di quanto resta del ponte. Qualcuno tra gli sfollati ha già una nuova casa, qualcuno è ancora in attesa, ma in comune per tutti o quasi c’è il ricordo indelebile degli istanti di una tragedia vissuta in diretta.

A una settimana dal disastro di ponte Morandi, quando Genova si è fermata alle 11.40 per i minuti interminabili del disastro, le persone che sono state allontanate dalle proprie abitazioni a Certosa sono 559 in tutto. Monica, che nella vita professionale lavora come psicologa, racconta i minuti drammatici del disastro.

“Ero in casa, stavo leggendo – dice ripercorrendo i momenti precedenti – c’era il temporale e molti tuoni, poi ho sentito un suono molto più forte. Abito al piano terra, ma dalle finestre vedo bene il ponte: gli occhi d’istinto sono andati lì. Siamo tra quei tre palazzi vicinissimi al viadotto: dalla finestra l’ho visto per metà sgretolarsi e l’altra metà restare in piedi sulle nostre teste. Il modo in cui è caduto? E’ difficile da dire, penso che qualcosa sia caduto prima, secondo me in base a quello che ho visto io è verosimile che abbiano ceduto prima gli stralli e poi il pilone perché prima un rumore forte c’è stato”.

Dopo il disastro con la sua famiglia, papà e mamma che vivono nello stesso palazzo, Monica è stata ospite della sorella, poco distante. Lei è tra le persone che hanno fatto richiesta della documentazione per accedere ad una nuova abitazione messa a disposizione dagli enti locali.

“Ho aspettato oggi – aggiunge – ho preso il numero, per le case ho trovato assistenza. Tutto sommato è una situazione surreale, ma devo ringraziare tutti i volontari e le istituzioni, il municipio i soccorritori e tutti quelli che dal basso si sono attivati immediatamente. Mi sono inserita nelle graduatorie per la casa, sono sola e senza bimbi, sono tra gli ultimi ma va bene così, sono anche stata fortunata”.

Da psicologa, in questi giorni, ha cercato anche di portare aiuto a chi si trova sfollato da casa, nella sua stessa situazione. Perché sul territorio è stata attivata una task force per il sostegno psicologico soprattutto di anziani e persone che hanno vissuto lo choc della situazione.

“Abbiamo circa 5 psicologi operativi sui due centri aperti in via Buranello e alla scuola Caffaro e poi assistenti sociali, per tranquillizzare le persone, in particolare gli anziani, aiutarli emotivamente in questa fasi”, racconta anche l’assessore comunale Pietro Piciocchi. Sul territorio, a Certosa, si cerca di fare rete. “Io in primis mi sono fatta aiutare – prosegue Monica – attraverso una terapia, e ora sto facendo un po’ di coordinamento conoscendo le persone del quartiere per aiutare gli psicologi, fare da collegamento con chi ha bisogno”.

“Gli psicologi sono stati presenti da subito – conclude Monica – quelli dell’emergenza, della Croce rossa e dell’ordine di Malta, che operano per situazioni di scompenso psicologico su persone sotto choc che non mangiavano, non dormivano, e hanno lavorato a un supporto e un accompagnamento in questa fase. E’ attivo il gruppo di Emdr, professionisti che si occupano di interventi psicologici d’emergenza su eventi traumatici, intervenuti anche per i parenti delle vittime. Un gruppo di loro è stato messo a disposizione nella zona e lo stesso ordine degli psicologi si è attivato da subito”.