Putin raccontato dall’ambasciatore Sergio Romano

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In foto Sergio Romano

“Credevamo che la fine della Guerra fredda con la caduta del muro di Berlino rendesse le guerre europee sempre più improbabili. Ma stiamo invece constatando che le due maggiori potenze del mondo euro atlantico, la Russia e gli Stati Uniti, si stanno facendo una guerra per procura in Ucraina, nel cuore dell’Europa. Quali sono i reali motivi del conflitto? Quanto contano il carattere di Putin e quello di Zelensky? Le sanzioni produrranno l’effetto desiderato o rischiano invece di provocare danni e inconvenienti all’Europa? Siamo alla vigilia di una guerra che si estenderà all’intero continente? Sarà ancora possibile riunire tutti gli attori del dramma al tavolo della pace?”: Potrà non suscitare simpatie, e neanche empatie, ma dal momento che il ruolo della diplomazia sembra ancora una volta lento e inefficace, è interessante il fatto che l’Ambasciatore Sergio Romano ha appena sfornato il suo ultimo libro “La scommessa di Putin. Russia-Ucraina. I motivi di un conflitto nel cuore dell’Europa”, edito da Longanesi; un breve saggio che già nel titolo potrebbe irretire perché quello che sta succedendo non può essere una scommessa, eppure il libro è un modo di affrontare, con lo stile che caratterizza il diplomatico scrittore, aspetti storici e politici, ma anche psicologici che possono aiutare a capire meglio il conflitto.

Dalle premesse trascritte in copertina nascono le domande a cui Sergio Romano cerca di rispondere.  Conoscevamo le ambizioni di Putin nel voler restauratore uno Stato russo alla antica maniera, e per questo lo chiamavamo zar, ma poteva attendere un’occasione diversa senza creare una crisi europea. In questo caso forse, la politica si è fatta da parte per dare spazio alla psicologia: esiste infatti nel suo comportamento qualcosa di caratteriale e non valutato, perché nessun medico gli ha costretto a fare la guerra, e nessuna malattia come molti continuano a scrivere. E’ come se avesse accettato. come premesso, questa orribile delega perché l’essere relegato troppo in un angolo lo aveva portato a ridisporre i confini all’interno delle ex Repubbliche Sovietiche, quelle che uscirono talmente malconce dalla disgregazione da soffrire forti emigrazioni e cercare riparo all’interno della Nato stessa.

Sergio Romano è un diplomatico di carriera dal 1954: ambasciatore alla NATO dal 1983 al 1985 e a Mosca dal 1985 al 1989 , Ha poi insegnato a Firenze, Sassari, Pavia, Berkeley, Harvard e all’Università Bocconi di Milano. È dottore honoris causa dell’Istituto di Studi Politici di Parigi; da storico, si è occupato di storia italiana e francese dell’Ottocento e del Novecento; ha scritto per diversi quotidiani e riviste italiane ed è ora editorialista del «Corriere della Sera» e di «Panorama». Ha pubblicato oltre novanta libri come “Processo alla Russia. Un racconto”;  “Il suicidio dell’URSS”; “Merkel. La Cancelliera e i suoi tempi”: insieme a Beda Romano; “La Russia imperiale di Putin”:  “La scommessa di Putin” descrive il carattere personale, la formazione culturale e le più radicate convinzioni del presidente russo. Ne emerge un preciso identikit in cui gli aspetti psicologici prevalgono nettamente su quelli politici, perché essendo Putin nato a Leningrado, protagonista di un’eroica resistenza ai tedeschi, è cresciuto nel mito della patria, e la carriera nel KGB lo ha avvicinato al modo di governare lo Stato; quasi da patriota. E se fosse così dovrebbe capire le ragioni dei patrioti ucraini ma lo allontana da ciò il mito della grande patria russa, ovvero restituire a Mosca il ruolo di superpotenza planetaria andato in frantumi con la disgregazione dell’Unione Sovietica, senza peraltro alcun rimpianto di questa,

Per realizzare questo sogno ha scatenato una guerra, e la scommessa è diventata un gioco d’azzardo in cui Putin ha sottovalutato la forza dell’Ucraina, sbagliando a valutare di conseguenza le ripercussioni sul piano internazionale: come spiega Sergio Romano, è stato demolito un equilibrio mondiale faticosamente costruito dopo la seconda guerra mondiale e sotto questo profilo, è impensabile che la Russia torni a essere una superpotenza.