Puzzle Pd

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Roma, 10 apr. (AdnKronos) – Un occhio al Colle e uno al Nazareno. Il Pd avanza verso l’Assemblea del 21 ancora in ordine sparso. Qualche punto di riferimento c’è, come la lista dei contendenti alla leadership che si allunga di giorno in giorno: Matteo Richetti, Nicola Zingaretti, Maurizio Martina e adesso ufficialmente anche Debora Serracchiani. C’è, poi, il “no” al governo con il M5s: “La logica di Di Maio è irricevibile. Pd e Lega non sono certo interscambiabili”, ha detto il reggente aprendo l’assemblea dei gruppi Pd.

Il nodo leadership, da sciogliere entro il 21, si intreccia con la partita del governo. E per comporre il puzzle manca ancora una indicazione, un segnale chiaro. Quello di Matteo Renzi. Sul post-elezioni la ‘legacy’ renziana è netta (“tocca a loro!”). Una linea che tiene: “Il Pd giovedì andrà al Colle e dirà le cose che sono state dette in Direzione”, ha spiegato Ettore Rosato in vista del secondo giro di consultazioni. E posto che, come ha detto Matteo Orfini, “la maggioranza Salvini-Di Maio-Berlusconi c’è già”, è sulla guida del partito che i delegati aspettano le indicazioni di Renzi.

L’ex segretario oggi non ha preso parte alla riunione dei gruppi, confermando che parlerà alla Assemblea. Ma non per ritirare le sue dimissioni, come qualche ‘pasdaran’ aveva fatto circolare nelle ultime ore. “Un congresso al più presto per rifondare il Pd”, è stata l’ultima proposta della renziana Alessia Morani. E’ la linea indicata ieri da Graziano Delrio. Ma oggi a sondare il terreno è stato Luca Lotti, che alla Camera ha visto prima Matteo Orfini e poi Ettore Rosato.

“Da presidente dell’assemblea auspico che ci sia una candidatura unitaria attorno a una personalità che possa gestire il partito nei prossimi mesi. Se non ci saranno le condizioni per questo, allora faremo il Congresso”, ha spiegato Orfini. Su questa ipotesi starebbero lavorando nelle ultime ore i renziani, forti di un dato di fatto: “In Assemblea abbiamo numeri schiaccianti”. Sull’intesa il 21, tra l’altro, si era sbilanciato anche Andrea Orlando: “Sarebbe meglio. Ma questo non deve spaccare il partito”, aveva detto.

Il punto, quindi, sarebbe quello di trovare un nome su cui convergere unitariamente. I petali della margherita renziana, al momento, sarebbero ridotti a due: Martina o Lorenzo Guerini. La resistenza di Graziano Delrio alle lusinghe, infatti, sarebbe insuperabile. Da definire, poi, ci sarebbe il tipo di mandato da assegnare al nuovo segretario. Ma la questione è politica, perchè la ‘mission’ di una segreteria non si può perimetrare. “Il lavoro da fare è lungo”, spiegava oggi un big renziano lasciando intendere che non sarebbe necessaria una ‘scadenza’. Tra le ipotesi ci sarebbe però anche quella di impegnarsi per un ‘tagliando’ entro le europee.

Tutto questo, però, se il quadro istituzionale non dovesse mutare velocemente. “Il Partito democratico non sta lavorando ad alcun governo del presidente”, ha chiarito Ettore Rosato liberando dall’orizzonte l’ipotesi dell’esecutivo ‘di tutti’ che costringerebbe i dem a rivedere tutte le scelte. Mentre in Assemblea, è stato Dario Franceschini a invocare una “seconda fase” sollecitando: “Dobbiamo fare di tutto per evitare che nasca un governo Lega e M5s”. Al 21, insomma, ancora bisogna arrivare.