Qualcuno darà ascolto alle parole di Gentiloni?

Sono stati molti i fatti importanti che negli ultimi sette giorni hanno impegnato i politici europei e, dello stesso genere, quelli riferibili alla sola Italia. È sempre valida l’ osservazione che il primo attore riesca spesso a far convergere solo su di sé l’attenzione di gran parte del pubblico. In quel lasso di tempo sulla ribalta dell’antico Teatro Mondo sono saliti in tanti, figure di rilievo e figuranti, di conseguenza qualche comprimario non ha ricevuto l’ interesse che avrebbe meritato. Fuor di metafora, il riferimento va al Commissario per l’ Economia Paolo Gentiloni. Venerdì questi ha comunicato in conferenza il preconsuntivo del 2022 e le previsioni di autunno per il 2023.  Procedendo per sommi capi, molto probabilmente in pochi si saranno meravigliati, non più di tanto, per i risultati dell’ Eurozona di quest’ anno. Pochi i dati salienti positivi, uno su tutti che la temuta recessione sarebbe- l’uso del condizionale è appropriato -ancora sull’ uscio della Casa Comune. Di conseguenza nel corso del prossimo anno, in teoria, quel fenomeno potrebbe rimanere dove è ora. I dubbi sono molti e fondati ma è bene seguire passo dopo passo quanto ha esposto il Commissario. Certamente nel Paese  avranno tirato un sospiro di sollievo i responsabili dei conti della Pubblica Amministrazione nell’ apprendere che la sospensione del Patto di Stabilità resterà confermato per tutto il 2023, quindi non ci sarebbe da stare in angoscia e in ambascia. Andrebbe tutto bene se il debito pubblico non si fosse allargato in tutta la EU, anche se con modalità diverse, sempre in maniera abnorme in tutti i paesi appartenenti. Fin qui interviene il conforto dell’ atteggiamento mentale di chi pensa che quel che è fatto è fatto, in buona parte per far fronte alle incombenze straordinarie. Precisamente quelle scatenate dalla pandemia prima e, in prosecuzione senza soluzione di continuità ancora oggi, dalle guerre. Un’ altra parte del debito è stata contratta per intervenire in situazioni di emergenza non proprio conclamate e su tanto si pronuncerà la magistratura, se dovessero ricorrerne gli estremi e con i tempi che quegli operatori di giustizia sono abituati a concedersi. Quanto appena esposto lascia intendere che l’ uscita dal tunnel della crisi è ipotizzabile come certa, non fosse altro che per scaramanzia, ma ancora non si sa quando l’ anziana ninfa Europa riuscirà a uscire alla luce del sole. Gentiloni ha evidenziato inoltre alcune puntualizzazioni, seppure indirette, del caso Italia. Ha così affermato che la Commissione da lui presieduta ha stimato il rischio recessione più alto per la Germania che per l’ Italia. Nel contado quel genere di considerazioni viene commentato partendo da una certezza acquisita negli anni. Vale a dire che, quando si verifica un incendio di grande vastitá, ogni nucleo familiare deve cercare, con precedenza assoluta, di evitare che il proprio pagliaio vada a fuoco. In altre parole per il Governo è una magra consolazione prendere atto che c’è chi sta peggio dello Stivale. Nel caso dell’ Italia, il suo bilancio è appesantito da oneri già preesistenti ai tragici eventi prima accennati, tra i quali primeggia l’indebitamento pubblico e il suo costo. Entrambe le due voci al passivo del documento contabile sono tra le più alte, se non proprio in testa, alla classifica degli inquilini della Casa  Comune. Non sarà necessario quindi che qualcuno debba suggerire alla Signora Premier e al Signor Ministro dell’ Economia “adagio Biagio” con le spese e, soprattutto, con il far ricorso con disinvoltura all’ indebitamento. È necessario dire che, mentre la EU si sta dimostrando puntuale con la corresponsione dei ratei del PNRR, non altrettanto in linea con i tempi previsti sono le realizzazioni delle opere con esso finanziate. Oltretutto quel potente strumento di supporto ha messo in atto un indotto di dimensioni consistenti, il cui effetto moltiplicatore trova un riconoscimento di validità generalizzato. L’abbrivio di quanto appena descritto è consistente, sarebbe un grave errore se il Paese non riuscisse a farne tesoro. Alcuni treni passano una volta sola e, rimanendo gli stessi i motivi che li hanno avviati per fare una seconda edizione, meglio che non partano.