Quali sono i rischi e i vantaggi di internazionalizzare un’impresa

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Le sfide del nuovo millennio riguardano in gran parte lo spirito e la capacità imprenditoriale, che devono essere messi a sistema per il raggiungimento di obiettivi ben precisi. Da un lato c’è la necessità di spingere il business aziendale sempre più lontano, geograficamente parlando e non solo, dall’altro la massimizzazione del fatturato che guida qualsiasi attività a qualsiasi livello.

C’è un percorso che, specie di questi tempi, è necessario e quasi obbligatorio intraprendere ovvero quello dell’internazionalizzazione dell’impresa. Il motivo è presto detto: occorre portare all’attenzione di un pubblico sempre più ampio le proprie specificità, nell’ottica di intercettare nuove nicchie di mercato (anche dall’altra parte del globo). Questa scelta viene spesso messa in atto da imprese di dimensioni ridotte come reazione a momenti di difficoltà che si incontrano nella routine commerciale, in riferimento alle opportunità sul mercato domestico. Le cause scatenanti, che rendono necessario fare mente locale su quali siano le strade alternative e complementari da percorrere, si legano soprattutto a un alto livello di competitività, possibilità di sviluppo ridotte, complessità riguardo il mantenimento degli standard di performance.

Rafforzare la posizione dell’impresa diventa dunque una scelta necessaria: se ciò non è possibile sul mercato domestico, allora diventa necessario percorrere la strada dell’internazionalizzazione. Ci si pone di fronte a sfide nuove e a un mercato esso stesso nuovo, dove le opportunità di sviluppo sono sensibilmente maggiori. Grazie a questo percorso di espansione internazionale è possibile ampliare le possibilità di ottenere profitti interessanti, andando di pari passo con l’espansione dell’area geografica di riferimento. A risultare coinvolte nell’ambito dei processi di espansione sono sia le multinazionali che naturalmente le piccole e medie imprese, come accennato.

La mappa dei motivi che portano all’espansione internazionale

Abbiamo detto che tra le principali motivazioni che conducono l’impresa alla decisione di procedere con l’internazionalizzazione dei processi e l’espansione dell’export c’è una sostanziale situazione di difficoltà in relazione al mercato domestico debole. L’apertura verso nuovi mercati, inoltre, permette senza dubbio di riuscire a diversificare il business e incrementare le competenze grazie al continuo confronto con diverse economie e culture.

L’imprenditore che sceglie di percorrere la via dell’export è consapevole di quali sono le professionalità che ha a disposizione, le relative competenze e le potenzialità del prodotto che offre: mettere tutto questo a sistema vuol dire consolidare una posizione aprendosi a nuove forme di profitto. Si tratta di fattori propulsivi per lo sviluppo al di fuori dei confini nazionali: variabili dalle quali il successo della strategia di impresa dipende strettamente.

Bisogna sottolineare il fatto che la mentalità internazionale si sta diffondendo in gran parte delle imprese, che vedono in questa strada un’opportunità di coinvolgimento ampia e sconfinata. E questo, già di per sé, può essere annoverato tra gli elementi che sono di stimolo all’internazionalizzazione. Il movimento al di fuori dei confini nazionali consente la creazione di un network virtuoso al quale possono prendere parte anche altri attori del medesimo territorio, con il risultato di coinvolgere a vario titolo più realtà di uno stesso tessuto produttivo.

Tra gli elementi che possono dirsi di impulso all’espansione globale bisogna inoltre indicare l’insieme di tutte le condizioni che possono favorire lo sviluppo del business, a cominciare dalla disponibilità di servizi reali, competenze e strumentazioni. La presenza, infine, di particolari capacità organizzative e produttive si rivelerà funzionale alla creazione di un sistema di offerta efficiente oltre che in linea con quelle che sono le richieste dei vari mercati esteri.

Le sfide e la pianificazione di una strategia per la crescita

Tra le categorie merceologiche che risultano maggiormente esportate dalle imprese italiane bisogna indicare medicinali, automobili, abbigliamento ma anche mobili, calzature e non solo. I margini di apertura sono molto ampi: è corretto affermare che le nostre imprese da sempre si legano all’export, il quale rappresenta una risorsa assoluta.

Chi è al debutto sul mercato internazionale oppure punta a strutturare e rafforzare la sua presenza in esso deve fare i conti con alcune sfide, che riguardano naturalmente la pianificazione strategica. Al centro bisogna porre un mix di elementi, tutti essenziali: risorse economiche, know how e conoscenze tecnologiche, risorse umane. Si investe il capitale e si impegna inoltre del tempo che è di per sé una risorse molto preziosa.

Per poter lavorare correttamente e senza intoppi nei mercati al di fuori dei confini nazionali, bisogna conoscere e destreggiarsi tra normative diverse e rischi specifici che possono essere sia finanziari che operativi. E’ importante procedere per step, così da evitare squilibri o battute d’arresto. Sarà essenziale assicurare i propri crediti con aziende internazionali in particolar modo nelle fasi iniziali di espansione, quando cioè ancora non si padroneggiano al meglio logiche commerciali di mercati differenti da quello italiano. Affidandosi a compagnie assicurative specializzate nella gestione dei crediti, come ad esempio Euler Hermes Italia, gli aspetti legati alla gestione dei crediti potranno essere affrontati con una maggiore serenità. Come detto, le differenze normative, abbinate alle distanze geografiche e culturali, potranno altrimenti avere un peso negativo importante e andare a influire sulla stabilità finanziaria. A risentirne saranno in primis i flussi di cassa e il fatturato ma anche la brand reputation e l’affidabilità del marchio.

L’importanza di comprendere le necessità del mercato estero

La pianificazione della strategie sui mercati esteri richiede un surplus di attenzione già in fase di avvio. Il percorso deve poggiare su solide basi e conoscenze, per cui sarà utile fare mente locale su alcuni aspetti chiave prima di proseguire con il percorso di export. Occorre mettere a fuoco quali siano le necessità dei consumatori all’estero, l’area geografica di riferimento e i rischi di tipo politico/economico (crisi e instabilità di governo, per esempio). Si devono conoscere e studiare i vari competitor a seconda del settore di riferimento e comprendere quali siano i costi e gli investimenti che si renderanno necessario per operare correttamente. Il rischio economico si legherà alle oscillazioni del mercato, in particolare a domanda/offerta e prezzi. Mentre si parla di rischio Paese, come abbiamo accennato, con riferimento alle difficoltà sul piano politico. Ma c’è anche un rischio monetario, che si lega infine alle fluttuazioni dei tassi di cambio.