Quando Diego regalò una gioia ai ragazzi del carcere minorile del Filangieri

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1.

Mentre la gente muore sul Mare Mediterraneo, ad Aleppo ed in troppe guerre “regionali”; mentre troppi giovani sono disoccupati e senza speranze; mentre milioni di bambini muoiono di fame e malattie, noi in Italia parliamo, ci accaloriamo, ci impegniamo come se fosse una questione di vita o di morte, sul Referendum e sul così detto Italicum. E la questione non riguarda solo il Governo ma anche il variegato fronte del NO. E mancano ancora circa due mesi alla data fatidica del 4 di dicembre. In questi giorni, finalmente, si fanno avanti tanti fautori del NO, fin’ora “in sonno”. Lo fanno con acredine, con rabbia, con la frustrazione di non essere più protagonisti ed in prima pagina. Cercano ogni occasione, e la battaglia per il NO le offre generosamente, per tornare a galla, per farsi almeno “vedere” in TV e sui giornali. Quanta tristezza, senza nostalgie, ha offerto il convegno per il NO di mercoledì 12 di ottobre indetto da D’Alema e Quagliariello. C’erano quasi tutti da Pomicino a Fini, da Gasparri a Brunetta, fino a Dini, Salvi ed Ingroia. C’era persino Bobo Craxi, che deve essersi domandato più volte se lo si sarebbe notato di più se fosse stato per il NO o per il SI’. Alla fine deve aver deciso che lo avrebbero notato di più se si fosse fatto vedere con D’Alema e la bella compagnia. Bettino, dall’altro Mondo, deve aver fatto più di una riflessione. I convenuti hanno preteso di richiamarsi addirittura allo Spirito Costituente. Anche Fini e Gasparri, eredi dichiarati del Fascismo ed ammiratori entusiasti del Duce, prima di essere “folgorati” dal Cavaliere, sulla strada del potere, finalmente da gestire. Una sfilata degna di un… “chi li ha… ri-visti”?! Il 12 di ottobre, giorno della scoperta dell’America, il Nuovo Mondo: “si parva licet componere magnis”, si potrebbe pensare ad un tragico contrappasso. Non che Matteo Renzi non sia censurabile, sia per aver smarrito il filo identitàrio di un autentico Partito Riformista, quale voleva essere il PD, sia per aver irreversibilmente “personalizzato” il referendum, sia per la qualità stessa della Riforma Costituzionale. Ma la compagnia che gli si contrappone è davvero inquietante, da Film dell’Horror: proprio per questo, per fortuna sua, ne sta diventando la più forte… alleata. Ma, ora, il punto è proprio questo concentrasi di energie, di sforzi titanici, si far dire, attorno ad un argomento, che proprio non appare determinante per le sorti degli Italiani. Mi auguro che, almeno, D’Alema Massimo voglia offrire un po’ del suo vino blasonato, magari il pregiato ”Sfide” che proprio sull’Isola d’Ischia presentò, disinteressatamente e… generosamente, ai nostri disincantati albergatori, sia per brindare in caso di vittoria del NO, sia per consolarsi in caso di sconfitta. Un poco come si diceva nella vecchia reclame dello Stock 84: “Se la squadra del vostro cuore ha vinto, brindate con Stock, se ha perso consolatevi con Stock”.

2.

A volte ci sono davvero delle piccole, buone notizie. Diego Armando Maradona, il campione indiscusso ma dalle mille contraddizioni, è stato il motore pulsante della Partita della Pace, che ha visto impegnati tantissimi campioni del passato, da Ronaldinho a Cafù, da Crespo a Rui Costa fino a Candela e ad Aldair. E tanti altri. Dopo aver fatto la pace con il suo figlio napoletano, pare l’unico maschio riconosciuto nella sua lunga milizia al “servizio” della paternità prolifica, ha giocato con gradissimo sacrificio fisico e con la classe consueta, che non è… acqua. Anche alla sua età. In una giornata di emozioni, mi ha colpito, insieme alle sue parole, il suo incontro con il… connazionale Papa Francesco: è stato di una tenerezza bellissima da vedere, con Diego che cercava di… toccare, quasi carezzare, il Papa in tutti i modi. E di assecondare i suoi sforzi per la Pace nel Mondo, di cui ai suoi pressanti appelli in favore di coloro che soffrono, a cominciare dai bambini fino ai terremotati dell’Italia centrale. E così mi è venuto in mente il Diego Armando Maradona dei suoi primi anni a Napoli, allorquando accolse il mio invito, allora ero Presidente della Provincia di Napoli, di trascorrere una giornata con gli sfortunati ragazzi del carcere minorile del Filangieri. Diego è sempre lo stesso, generoso e disponibile con quelli cha hanno bisogno e vivono nella sventura. Ed ora è alleato di chi guida gli uomini di buona volontà verso quegli stessi obbiettivi, Papa Francesco.

3.

Dopo Giorgio Albertazzi è morto anche Dario Fo. La Cultura il Teatro e noi tutti siamo più poveri. L’ho visto, e gli ho stretto la mano, l’ultima volta, proprio al “funerale” di Giorgio Albertazzi al Teatro Argentina a Roma. Insieme avevano dato vita, per la RAI, ad una stupenda Storia del Teatro, la cui prima puntata per scelta di Giorgio Albertazzi, fu girata proprio sull’Isola d’Ischia, sugli scogli di Punta Imperatore. Avevo raccontato a Giorgio Albertazzi che l’Isola d’Ischia era stata la più antica Colonia Greca dell’Occidente. Con Dario Fo, di cui al tenerissimo e rigoglioso legame con Franca Rame, scompare una figura complessa, che è riuscita a oltrepassare i confini dell’Italia per ottenere il più ambito dei riconoscimenti: il Premio Nobel. Chapeau!

4.

E’ tornato Fiorello, su Sky con la sua “Edicola Fiore”. E’ davvero piacevole vederlo e qualche volta ci sono già riuscito. Condivido a pieno il commento di Aldo Grasso sul Corriere della Sera del 12 ottobre: “…fosse per me, Fiorello lo manderei in onda a reti unificate, perché regalare buonumore dovrebbe essere un dovere costituzionale… Come si fa ha far capire che l’allegria ha anche un valore culturale inestimabile e svolge una funzione rigenerante? La risposta alla domanda è solo questa: non sappiamo più ridere, è la nostra attuale tragica condizione. Abbiamo tutti il ghigno di D’Alema (sic!). Val dunque la pena di chiedere ogni giorno a Fiorello di ri-allenarci al riso.” Qualcuno penserà a tutto questo nella frenesia della quotidianità asfissiante?