Fin dall’antichità la storia annovera diversi casi di personaggi che, arrivati al vertice del potere, hanno dato di matto o fatto ancora peggio. Basta ricordare Caligola, numero 1 della Roma caput mundi che, tra le tante follie estrinsecate, si era innamorato a tal punto di Incitatus, il suo cavallo, da volergli assegnare un’alta carica dell’impero.
Il presidente degli USA Trump si sta impegnando per andare ben oltre l’episodio appena narrato e certamente ha percorso buona parte di quel cammino. La presa di posizione contro la premier Meloni e gli altri colleghi europei la dice lunga sul livello del suo degrado mentale.
La correzione in corso d’opera è molto importante, non fosse altro che per dare ossequio al suo mandato. Esso prevede che, come primo impegno, il presidente degli USA ogni giorno si debba dedicare alla salvaguardia e al bene dell’America e degli americani. Non lo sta facendo da tempo, probabilmente dall’inizio del secondo mandato e, tra le diverse conseguenze che ne derivano, c’è il disastro economico giunto a un livello preoccupante e anche di più.
Si pensi che gli storici dell’economia da sempre attribuiscono la fortuna di quella gente, raggiunta subito dopo aver attraversato gli oceani, alla grande quantità di capitale disponibile. In quel continente, soprattutto all’inizio della storia recente, quanti fossero arrivati per tempo compresero la necessità di accogliere in loco di buon grado forza lavoro proveniente dal resto del mondo, rendendo così possibile un’alta produttività, quindi l’avviarsi del boom economico di quella nazione.
È pur vero che diverse crisi, soprattutto quella del ’29, hanno dato scossoni pesanti a quella realtà socioeconomica, ma va aggiunto che si stanno manifestando, con frequenza crescente, molte discrasie politiche, alcune particolarmente pericolose. Il conquistador da fumetto di ultima categoria è già proiettato verso l’arrembaggio di altri obiettivi di conquista da aggiungere a quelli già in agenda.
Ciò che rende ancor più critica la situazione è che non si intravedono vie d’uscita percorribili, soprattutto in tempi brevi. Anche se può risultare scontato, resta la constatazione che una corda, se è tirata troppo a lungo, finisce inevitabilmente per spezzarsi.





































