Quando un grande manager diventa anche un Leonardo nella promozione culturale 

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in foto l'Istituto Palizzi

Questo volume è insolito non  solo per la forma quadrata  a sottintendere un richiamo artistico, ma anche per la coralità dei suoi testi tutti inneggianti a Stefano Brun (nel sessantesimo anniversario della sua scomparsa) e all’Istituto d’Arte Palizzi. L’autrice ha voluto arricchirlo con i tantissimi contributi, dai parenti del protagonista, come Vittorio Brun, storico ed autorevole top manager delle società pubbliche Napoletanagas e Acqua Campania, a Paola Giunta,  preside dell’Istituto. fino alle foto d’epoca tratte dall’archivio Parisio-Troncone. Così il protagonista ha potuto e saputo identificarsi con l’Istituto (che prima era dedito alla formazione dell’arte industriale, dal legno al metallo, dal cesello alla pittura su ceramica e che ora ha anche incorporato l’insegnamento musicale e coreutico)   sia trasfigurandolo  in un cenacolo di scienza e conoscenza, sia impreziosendolo  di opere  e di documentazioni e sia aggiornandolo ai più avanzati regimi didattici ed artistici. Grazie a lui, sempre combattivo e poliedrico, l’Istituto si è potuto anche evolvere in un museo di straordinario valore. Un volume questo resosi necessario non solo per  attestare la grandezza di  una “guida e padre nobile” come Brun, ma anche per ricordare che qui hanno insegnato grandi firme,  da Gaetano Filangieri a Domemico Morelli compreso lo stesso Filippo Palizzi. 

Per una trentina d’anni, compresi quelli devastanti della guerra (i cui danni all’edificio scolastico vennero da lui ampiamente neutralizzati), egli si propose instancabile promotore della crescita culturale e artistica di un istituto che grazie a lui e ai suoi collaboratori è diventato un gymnasium socratico di grande richiamo e di incommensurabile  esempio per tutto il Mezzogiorno.   

Un uomo, ingiustamente  dimenticato in patria ma a cui la Treccani dedica una lunga biografia, e che non solo fa onore a stesso ma che arreca lustro ad una discendenza familiare che sin dall’8OO ha corredato la storia aziendale e sociale prima di Salerno e poi di Napoli di grandiose punte di eccellenza, passando anche attraverso Castellammare di Stabia e Torre Annunziata, e diventando un profeta di un nuovo verbo che si mutua dall’impiego del gas a quello dell’illuminazione pubblica, passando allo straordinario rilancio delle Officine di costruzioni e riparazioni elettromagnetiche, e  risfociando a Napoli, alla presidenza della Camera di Commercio  e della società finanziaria Isveimer. Per non parlare di altre sue passioni culturali come il  ricoprire le cariche di consigliere di amministrazione dell’università di Napoli e dell’Istituto Suor Orsola Benincasa. Insomma un Leonardo che profuse a piene mani benessere in una società che grazie a lui scalò apici mai prima raggiunti. “L’arte  – insegnava il grande pittore americano Robert Henri – non si può separare dalla vita. È l’espressione della più grande necessità della quale la vita è capace”.

p.a.t.

L’Istituto d’Arte di Napoli e Stefano Brun (1929-1958)
di Lucia Arbace
pag. 144
edizioni Menabò