Quantitative Easing, Draghi cerca consensi

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A cura di Antonio Arricale Mario Draghi ha un mese di tempo per vincere la battaglia sul Quantitative Easing (QE), mostrando che ciò non vada a compromettere la A cura di Antonio Arricale Mario Draghi ha un mese di tempo per vincere la battaglia sul Quantitative Easing (QE), mostrando che ciò non vada a compromettere la stabilità della Banca Centrale Europea. Puntando al 22 gennaio, giorno previsto per votare il piano di acquisto di obbligazioni sovrane da parte della BCE, il presidente Draghi sta lavorando per ottenere il consenso più ampio possibile da parte dei politici dell’Unione. Il punto critico da affrontare diplomaticamente è quello della concessione delle Banche Centrali nazionali, di assumersi parte delle responsabilità dei singoli rischi di credito. Il primo punto della missione di Draghi, nel prossimo mese, sarà quello di contrastare gli argomenti dei paesi oppositori all’iniziativa, tra i quali spicca la Germania, che il QE sia davvero destinato a rilanciare l’inflazione e non sarà invece una scorciatoia per salvare i governi negligenti. “In caso di QE per i bond sovrani, sarà difficile far quadrare il cerchio per fare tutti felici”, ha detto Marco Valli, economista di UniCredit. “Si sta cercando il modo per renderlo il più condiviso possibile, attraendo Stati più piccoli. Sarebbe importante, però, per la credibilità di qualsiasi programma di QE, che il dissenso sia il più possibile circoscritto”. Weidmann, presidente della Bundesbank, sostiene fortemente che, a parte la questione se gli acquisti di titoli di stato siano legalmente opportuni, non c’è bisogno di nessun Quantitative Easing, convinto com’è che il crollo del petrolio fornirà un “mini-stimolo” all’intero sistema economico. Draghi sulla questione petrolio ha invece un punto di vista diametralmente opposto, a causa del rischio deflazionistico che il crollo del greggio potrebbe importare nell’euro zona. Borse asiatiche La Borsa di Tokyo ha chiuso le contrattazioni poco sopra la parità grazie alla ripresa del prezzo del petrolio. Il Nikkei ha archiviato le contrattazioni odierne facendo registrar e un progresso dello 0,08% a quota 17635, sostenuto dai titoli del comporto energetico apparsi in ripresa in scia al recupero del prezzo del greggio. Tra questi Inpex ha fatto segnare un progresso superiore ai 5 punti percentuali mentre Cosmo Oil, società di raffinazione di carburanti, è balzata in avanti addirittura del 19% dopo aver comunicato potenziali risparmi attorno ai 10 miliardi di yen grazie a nuove sinergie. In controtendenza invece la casa farmaceutica Chugai Pharma che ha ceduto il 4,4% dopo che Roche, società che ne detiene il 60% del capitale, ha ottenuto risultati contrastanti nella sperimentazione di un nuovo farmaco per il trattamento del tumore al seno. Per quanto concerne gli altri indici azionari asiatici i rialzi sono stati più consistenti con Seul che ha guadagnato lo 0,68%, Hong Kong fa segnare un +1,3% e Shanghai +0,6%. Sul fronte macroeconomico secondo i dati diffusi dalla nipponica Chain Stores Association, in novembre le vendite nei supermarket del Giappone sono calate per l’ottavo mese consecutivo. Continua a sentirsi l’impatto dell’incremento della tassa sui consumi dal 5 all’8% in vigore dal 1° aprile scorso (in marzo il dato aveva segnato un balzo del 9,4%, maggior progresso dal 2001) e lo scorso mese la flessione delle vendite è stata pari allo 0,7% comunque in rallentamento dal -1,9% di ottobre e dal -1% registrato in settembre. Borsa Usa Finale d’ottava in rialzo per Wall Street. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,15%, l’S&P 500 lo 0,4% e il Nasdaq Composite lo 0,2%. Protagonista assoluto della seduta è stato il comparto energetico favorito dal rimbalzo del prezzo del petrolio. Exxon Mobil e Chevron hanno guadagnato rispettivamente il 2,52% e il 3,48%. Nike -2,32%. Europa Le principali Borse europee hanno aperto la prima seduta dell’ottava in rialzo. Il Dax30 di Francoforte guadagna lo 0,8%, il Cac40 di Parigi l’1,2%, il Ftse100 di Londra lo 0,7% e l’Ibex35 di Madrid lo 0,9%. Bene i petroliferi e il comparto legato alle materie prime. Tra i singoli titoli Deutsche Telekom +1%. Il magazine Wirtschafts Woche scrive che il gruppo telefonico sta trattando con Axel Springer la vendita del portale internet T-Online. Ad ogni modo, dopo l’allungo del giorno prima, l’ultima seduta dell’ottava di Borsa è stata caratterizzata dal segno meno per i principali panieri continentali. Flessioni nell’ordine dei 4 punti decimali per il Dax tedesco (-0,39% a 9.851,35 punti), per lo Smi svizzero (-0,41% a 9.118,17 punti) e per l’Ibex spagnolo (-0,41% a 10.619,9 punti). Meglio è andata la seduta di contrattazione del Cac40 francese, con l’indice di Parigi che ha lasciato sul terreno lo 0,18% a 4.241,65 punti e per l’Aex di Amsterdam. Il basket di riferimento della Borsa olandese ha archiviato l’ultima seduta della settimana pre-natalizia con una progressione dello 0,46% a 418,37 punti. Italia Il Ftse Mib segna +1,11%, il Ftse Italia All-Share +1,07%, il Ftse Italia Mid Cap +0,68%, il Ftse Italia Star +0,36%. Mercati azionari europei tonici in avvio. Piazza Affari ha chiuso in ribasso l’ultima seduta di una settimana movimentata dalla Fed e dalla situazione in Russia. La “pazienza” della banca centrale Usa ha riportato un po’ di sereno sui mercati finanziari dopo i ribassi delle Borse in scia all’ennesimo crollo del petrolio e alla caduta del rublo. Per arginare la discesa della moneta russa è servito un intervento congiunto di Banca centrale e Tesoro, mentre il premier Putin ha assicurato che la ripresa dell’economia avverrà nel peggiore dei case entro un paio d’anni. Dopo il rally delle ultime due sedute, l’indice Ftse Mib aveva tirato il freno toccando un minimo a 18.695 punti. Dopo l’avvio positivo di Wall Street il paniere guida di Milano ha però limitato i danni chiudendo con un ribasso dello 0,40% a 18.983 punti. In rosso il comparto bancario con Mps (-4,17% a 0,498 euro) che è scivolata sui minimi storici dopo l’intervista rilasciata il giorno prima dal presidente Alessandro Profumo al quotidiano tedesco Borsen Zeitung. In arrivo nei conti del quarto trimestre del 2014 nuovi accantonamenti, anche se l’ammontare non è ancora stato individuato. Vendite anche sugli altri titoli del settore: Banco Popolare ha ceduto il 2,81% a 9,825 euro, Popolare dell’Emilia Romagna il 2,91% a 5,17 euro, Intesa SanPaolo il 2,48% a 2,436 euro, Ubi Banca l’1,74% a 5,90 euro, Unicredit l’1,84% a 5,31 euro. Acquisti sostenuti invece sui titoli oil: Eni ha guadagnato il 2,41% a 14,85 euro, mentre Saipem ha mostrato un balzo del 4,64% a 9,015 euro sfruttando la promozione a conviction buy da parte degli analisti di Goldman Sachs. Nel settore del lusso Yoox ha mostrato un progresso dell’1,27% a 18,32 euro in scia alle parole dell’Ad Federico Marchetti che si è detto molto ottimista sulle prospettive del gruppo per il 2015. Bene anche Luxottica (+0,91% a 44,15 euro) che ha annunciato il rinnovo della licenza con l’americana Tory Burch f ino al 31 dicembre 2014. Infine FCA (+0,59% a 9,335 euro), finita sotto i riflettori di Societé Generale che ha annunciato di aver riavviato la copertura sul titolo con valutazione “hold” e prezzo obiettivo a 9,15 euro.


I dati macro attesi oggi Lunedì 22 dicembre 2014 10:00 ITA Bilancia commerciale (non-UE) nov; 16:00 EUR Indice fiducia consumatori (flash) dic; 16:00 USA Vendite abitazioni esistenti nov.