Quei giovani intellettuali a Napoli alla fine degli anni Quaranta

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in foto una mostra al Blu di Prussia negli anni Cinquanta

di Maria Carla Tartarone Realfonzo

I giovani dei primi anni Quaranta, tormentati dalle tante tristi vicissitudini della guerra, sentivano il bisogno di riunirsi per manifestare il proprio pensiero sul divenire di quegli anni, parlare delle rasserenanti notizie che andavano diffondendosi, secondo le novità culturali e artistiche che giungevano dall’Europa e del loro sentire. Così pur con difficoltà si aprirono luoghi di ritrovo privati, bar preferiti da frequentarsi, lungo le strade via Colonna, via Filangieri, via dei Mille fino alla piazza dei Martiri e anche su via Partenope. E nacquero Riviste Letterarie che raccoglievano i giovani intellettuali e diffondevano le loro idee. In questo clima nacque il “Gruppo Sud-Pittura” (gruppo che tenne la sua mostra di esordio nella Galleria Forti di via de’ Mille diretta dal pittore Giuseppe Spirito), già attivo dai primi anni Quaranta, creato da Pasquale Prunas che fu anche fondatore e direttore della “Rivista Sud”. Tra gli intellettuali a creare un sito di rilievo fu Guido Mannajuolo, che sebbene incerto, si lasciò convincere dagli amici a riunirsi per discutere le loro idee in un piccolo locale tranquillo, nel cortile del suo bel palazzo in via Filangieri, opera liberty di Giulio Ulisse Arata, appellandolo “galleria” e lo chiamò “Al Blu di Prussia” ispirandosi al più prezioso dei colori. Il piccolo sito non smise più di essere attivo, tranne che per brevi periodi, fino al 1957, quando fu esposta una Collettiva che comprendeva i pittori Desiato, Diodato, Fomez e lo scultore Natalino Zullo e poi una mostra di Paolo Ricci, dopo di cui chiuse definitivamente. Dopo tanti anni Beppe Mannajuolo nel 2008 ha riaperto la Galleria sistemandola nell’elegante primo piano del Palazzo in cui una delle sale è utilizzata come cinema. Non voglio qui dedicarmi alla questione molto interessante dello sviluppo delle arti a Napoli nel secondo dopoguerra, ma desidero ricordare i luoghi di riunione e il successo che ottennero alcune riviste letterarie che nacquero in quel difficile periodo e che non solo accrebbero la fama dei protagonisti ma diffusero altresì la cultura artistica e letteraria del sud dovuta agli appassionati giovani artisti, letterati e storici che appartennero al “Gruppo Sud” e che poi avrebbero proseguito come professionisti o professori, approfonditi studiosi e scrittori. Ogni artista diffondeva i propri interessi culturali e la propria maniera: allora si propendeva per alcune correnti europee che non tutti apprezzavano per cui le vivaci e ironiche conversazioni si protraevano sin a tarda notte: Voglio ribadire il ricordo delle riunioni che numerose si svolgevano a casa Prunas, a Monte di Dio, nella Nunziatella, in un clima molto diverso (gli anni della guerra avevano svuotato la celebre scuola militare) dove spesso si riunivano gli artisti del “Gruppo Sud” in cui era presente anche De Chirico. Infine , dopo molte erudite ed appassionate discussioni, nel 1950 in un clima finalmente diverse gli artisti del “Gruppo Sud” si divisero: da un lato i Neorealisti, con De Stefano, Florio, Lippi, Montefusco, Tarchetti; dall’altro gli Astrattisti con Barisani, De Fusco, Tatafiore e Venditti: Ed erano numerosi, che tuttavia non rimasero definitivamente in quelle posizioni: prevalse il gruppo dei Concretisti aderenti al MAC, un movimento che si diffondeva in Europa, ma soprattutto a Milano, dove nacque negli ultimi anni quaranta con Dorazio, Dorfles, Fontana, Garan, Mino Guerrini, Mazzon, Monnet, Munari, Perilli, Soldati, Sotsass e Veronesi. Nel 1949 Gillo Dorfles definì il MAC “Arte concreta basata soltanto sulla realizzazione e sulla oggettivazione dell’artista, resa in concrete immagini di forma-colore lontane da ogni significato simbolico, da ogni astrazione formale”. Fu anche oggetto degli scritti critici di Elio Vittorini nella sua rivista “Il Politecnico” che raccoglieva gli esiti della cultura europea e in particolare milanese. Ancora un altro luogo di riunione a Napoli era “Il Convegno” a via dei Mille, che veniva chiamato “rimessa” come il piccolo “Al Blu di Prussia”. La più diffusa tra le riviste napoletane dell’epoca, memorabile periodico di cultura di rango nazionale fu “Sud” (coeva al periodico di Elio Vittorini “Il Politecnico” diffuso a Milano 1945-47) che, come scrisse Renato de Fusco, era impaginato alla Mondrian e pieno di disegni di Grotz, , di Otto Dix, di Mafai, di Mac Donald, di Goya. Nella rivista tra i redattori emergevano oltre ad Anna Maria Ortese, Luigi Compagnone, Giuseppe Patroni Griffi, Raffaele La Capria, Ennio Mastrostefano, Vasco Pratolini, Francesco Rosi, Domenico Rea, Gianni Scognamiglio, Rocco Scotellaro. Le riunioni e le discussioni di questi personaggi si protraevano, anche al Bar Moccia, amato dalla Ortese, a via dei Mille, al Bar Middleton e al “Bohèm Club” di via Partenope una sorta di “cave” di ispirazione francese, dove si organizzavano mostre e premi letterari stimolati dalla rivista “Il Sud Letterario” (cfr. A. Realfonzo in “Il Palazzo Mannajuolo. Cento anni di architettura, arte e cultura”, 1912-2012). Anche Ermanno Rea nel suo volume “Mistero napoletano” ricorda i luoghi di riunione degli intellettuali napoletani, in un altro versante della città, al di là di via Chiaia: oltre l’antico “Bar Gambrinus”, frequentato anche dalla Ortese, ci ricorda il famoso ”Angiporto Galleria”, sede di alcuni dei più noti Giornali Napoletani. E ricorda anche i Bar in Piazza Municipio, dove si fermava anche Renato Caccioppoli, il tormentato matematico, sulla strada verso l’Università, che veniva dal famoso Palazzo Cellammare dov’era la sua abitazione attraversando via Chiaia. Seppure per breve tempo emersero anche altre riviste letterarie , come “Latitudine” con il sol numero del gennaio 1944 e “Aretusa” comparsa nel gennaio 1944, fondata e diretta agli inizi da Francesco Flora, pubblicata fino al gennaio-febbraio del 1947. Seguirono tre riviste edite nel 1949: “Città”, “Terrazza” e “Il Sagittario”, alle quali si aggiunse la prima serie di “Delta” diretta da Rocco Montano, mentre la seconda serie cominciò a uscire nel giugno 1952. Siamo decisamente in un nuovo clima: la guerra è dimenticata. Tra questi intellettuali c’era anche il pittore Mario Tarchetti, del gruppo di “Al Blu di Prussia”, viaggiatore del mondo, che dal ’48 sarebbe diventato autore di copertine e illustrazioni della rivista mensile “Il Sud Letterario” fondata a Matera e diretta nel 1946 da Dino De Lucia, professore della Murgia, guidata a Napoli da Renato Cannavale, vicedirettore Enzo Contillo, poi direttore dal 1948. Sfogliando alcune vecchie riviste de “Il Sud letterario” vi ho trovato la partecipazione di Almerico Realfonzo, giornalista e scrittore, prima di essere preso dai problemi ingegneristici e urbanistici, Il giovane autore che curava dapprima il notiziario ed altre rubriche della rivista, dedicandosi anche alla scrittura di poesie, racconti e articoli di critica, prese a scrivere dal 1949 anche su altri giornali come “Il Corriere di Napoli”, “Realtà”, “Paese sera” dove si accentravano le coeve problematiche di Architettura e Urbanistica suo precipuo interesse in avanti nel tempo. Partecipò così a premi letterari e vinse “Il Premio letterario Boheme” del 1948 con il racconto “La fantasia del giorno d’autunno”. Questi suoi scritti sarebbero stati da lui considerati divagazioni giovanili che lasciò da parte del tutto dopo la conoscenza del suo maestro, il famoso professore Luigi Cosenza, alla Facoltà di Ingegneria. In quegli anni nacque dunque, per merito dei giovani che volevano dimenticare gli anni tristi della guerra, una nuova stagione serena della cultura italiana.