Quel futuro illustrato dai Borbone
la rivista del Regno (che non t’aspetti)

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Non se ne abbiano a male Piero e Alberto Angela ma non sono stati loro i primi a spiegare la scienza ai non addetti ai lavori. C’era già chi lo Non se ne abbiano a male Piero e Alberto Angela ma non sono stati loro i primi a spiegare la scienza ai non addetti ai lavori. C’era già chi lo faceva tra il 1836 e il 1860 sulle pagine del settimanale “Poliorama Pittoresco”, pubblicato a Napoli e venduto in tutto il Regno delle Due Sicilie. Già, chi l’avrebbe detto che nel tanto bistrattato regno di Napoli si faceva ottima divulgazione scientifica. E invece è proprio quanto risulta dallo studio condotto dal Centro Musei delle Scienze Naturali e Fisiche della “Federico II”, che ha promosso una ricerca sulla scienza nel Mezzogiorno preunitario. Il periodico (conservato alla Biblioteca Universitaria di Napoli, alla Nazionale e anche a Princeton) non solo si è dimostrato un’autentica miniera di notizie e curiosità sulla società meridionale di metà ‘800, ma anche un inaspettato esempio di divulgazione scientifica ante litteram. Già il titolo la dice lunga sulle intenzioni degli autori. “Poliorama Pittoresco”, infatti, significa: “Molte cose da vedere, con illustrazioni”. E, infatti, due dei principali “ingredienti” del successo della rivista furono proprio la grande varietà degli argomenti trattati e il modernissimo uso delle illustrazioni. Certo il Poliorama non fu solo una rivista di divulgazione scientifica (si occupava anche di letteratura, viaggi, storia, arte, costumi, poesia, architettura, archeologia, musica) ma la scienza ebbe, forse per la prima volta, ampio spazio e fu trattata in maniera comprensibile a tutti. Fu una scelta assolutamente rivoluzionaria per la società italiana dell’epoca, in cui la cultura umanistica la faceva ancora da padrone, mentre la modernità industriale e tecnologica stentava ad affermarsi come, invece, stava accadendo in altri paesi d’Europa. Così non stupisce, scorrendo le circa 17mila pagine che compongono la raccolta completa del Poliorama, trovare articoli di zoologia, botanica, scienze della Terra, biografie di scienziati e tecnologia avanzata, dell’epoca, s’intende. A queste rubriche, nel corso degli anni, se ne aggiunsero altre come quelle che raccontavano i viaggi di scienziati napoletani nelle grandi capitali europee del progresso, dimostrando che non è vero quanto si dice sull’isolamento e l’arretratezza del regno napoletano. E poi, ancora, rubriche su scoperte e invenzioni minori o semplici curiosità che però restituiscono uno straordinario spaccato della società meridionale dell’epoca avviata verso la modernità. È il caso del gustosissimo articolo in cui si racconta di una mostra, organizzata a Napoli nel 1840, per esporre l’ultimo modello di dagherrotipo, l’antenato della macchina fotografica: una vera primizia tecnologica dell’epoca che stava facendo impazzire tutt’Europa e che era proprio lì, all’ombra del Vesuvio, per essere ammirata da tutti. Il terzo elemento del successo del Poliorama fu la scelta del prezzo di vendita bassissimo, tale da renderlo accessibile a tutti. Perché, come recitava il sottotitolo con un approccio modernissimo, il Poliorama era “un’opera periodica diretta a spandere in tutte le classi della società utili conoscenze di ogni genere e a rendere gradevoli e proficue le letture in famiglia”. Ora, grazie al progetto della “Federico II”, una parte cospicua delle straordinarie rubriche scientifiche del Poliorama è stata recuperata e resa disponibile a tutti, gratuitamente e in forma digitale, sul sito web del Centro Musei (www.cmsnf.it). C’è ancora molto da scoprire su quel periodo ma il lavoro fatto è già un passo importante e l’auspicio è che possa servire a rivalutare una parte della storia del Mezzogiorno troppo a lungo trascurata o trattata superficialmente.