Quel pasticciaccio politico-sanitario dei tamponi: così il Cts ha liberalizzato i contagi

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(foto da Adobe Stock gratis)

di Roberto Falbo*

Premesso che il decreto numero 229 del 30 dicembre scorso ha omologato la validità dei tamponi antigenici rapidi a quelli molecolari, sia per la segnalazione di inizio contagio sia per la liberatoria di fine isolamento, si stanno verificando casi di lavoratori che volendo rientrare al lavoro con test antigenici rapidi negativi per ulteriore conferma sottoposti a test molecolari entro 24 ore hanno dato esito positivo.
Questo significa che poiché era già a conoscenza della comunità scientifica che i test antigenici rapidi anche di ultima generazione non possono certo rappresentare dal punto di vista diagnostico la stessa certezza dei test molecolari, il CTS con questa normativa ha liberalizzato di fatto la diffusione del virus rinunciando oltre che alla tracciatura delle filiere di contatto da mettere in quarantena anche alla tracciabilità di questi lavoratori che eventualmente rientrando impropriamente, perché ancora infetti, presso le aziende di appartenenza, rappresentano elementi non più sottoposti a sorveglianza sanitaria e pertanto potenziali ed inconsapevoli responsabili di cluster di contagio. Altresì la conoscenza delle dosi vaccinali è un atto sottoposto alla privacy pertanto di difficile gestione se non impossibile del personale amministrativo preposto per poter applicare le note differenziali previste dal DL 229. A ciò si aggiunga che attualmente è uso comune che tutti possano fare un tampone antigenico rapido autogestito, dimenticando che è un atto medico sottoposto a delle specificità di eventuale contagio stretto (al di sotto di 2 metri e per più di 15 minuti).
In questo caos di tamponificio autorizzato gli unici che non hanno avuto tali dotazioni richieste per diagnosi differenziali tra infezione influenzale e da Covid 19 sono proprio i medici di base che hanno dovuto provvedere in proprio. A tutt’oggi visto che 2 casi di alunni positivi al Covid 19 sono abbastanza una consuetudine, di fatto la scuola lavora in DAD, pertanto l’indicazione della Regione Campania di una riapertura delle scuole dopo 14 giorni era di buon senso perché rappresentava un tempo utile per la riduzione della diffusibilità del virus ed un attesa congrua per diminuire la velocità del contagio per due terzi veicolata dai giovani che si sarebbero intanto vaccinati. Pertanto si dovrebbe aver avuto il coraggio politico di puntare ad una immunità di gregge generalizzata come sta avvenendo in altri paesi europei perché i disagi economici creati da regole incomprensibili e burocrazie varie rappresentano un default per l’economia.
Si segnala alle competenti autorità che il PNRR per la sanità dovranno riformulare la territorialità con le case di continuità e con progetti tecnico sanitari che dovrebbero prevenire nel prossimo futuro emergenze di tale tipo per non far saltare l’argine ospedaliero dei ricoveri in intensiva e sub intensiva.

* Medico di Medicina generale Asl Napoli 3 Sud e Medico del lavoro