Quici (Cimo): “Sanità assente dal dibattito politico”

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Roma, 15 feb. (Labitalia) – “La sanità è assente dal dibattito politico e questo è il motivo per cui, provocatoriamente, Cimo ha avviato una campagna social dal titolo #adottaunpolitico. La finalità è quella di capire dalla politica dove va la sanità, se la stessa è considerata solo un costo o anche un fattore produttivo, e se l’insufficiente finanziamento dei Lea sarà rivisto oppure favorirà l’ulteriore crescita esponenziale dell’out of pocket”. Lo dice a Labitalia Guido Quici, presidente nazionale della Cimo, sindacato dei medici di tutti i settori della pubblica amministrazione, parlando dei temi sul tavolino in campagna elettorale.

“Mi chiedo il perché di questa assenza -prosegue Quici- e in realtà penso che la sanità stia in una fase di declino e la politica difficilmente vuol affrontare questo tema, perché non è in grado di dare delle certezze e, non essendo in condizione di dare delle certezze, cerchiamo noi di spiegare alla politica quali sono le reali necessità per i cittadini e per gli operatori sanitari. Al tempo stesso, con #adottaunpolitico vediamo chi fra loro ci mette la faccia e ci appoggia in una riforma sanitaria di cui c’è veramente bisogno”.

“Noi vogliamo poche risposte -rimarca il presidente nazionale della Cimo-ma ben precise dai politici: ad esempio come intendono promuovere la professione sanitaria, di tutti i professionisti della salute. Certo, 8-9 anni di mancato rinnovo del contratto si sentono, ma soprattutto chiediamo la motivazione per una migliore qualità della vita, per una maggiore sicurezza delle cure e degli operatori stessi: il fenomeno delle aggressioni ai pronto soccorso, purtroppo, è di tutti i giorni”.

L’altro aspetto è capire, per la Cimo, “dove vogliamo che vada la sanità”. “Se oggi il fabbisogno del Ssn è di 148 mld di euro, di cui 35 in out of pocket -chiede Quici- e se le previsioni indicano in 210 mld il fabbisogno annuo per il 2025, mi chiedo dove si vanno a prendere queste risorse ? Visto che lo Stato stanzia 1 mld all’anno, è chiaro che quella spesa out of the pocket tenderà ad aumentare sempre di più. Quindi subentrerà la sanità integrativa, aumenterà il welfare aziendale anche nella Pa, molti più cittadini saranno spinti verso polizze private e la riduzione dell’offerta sanitaria potrebbe essere sempre più concreta”.

“Eppure, ci sono margini di miglioramento -sottolinea Quici- che però in questo momento la politica non si sente di affrontare”. Una parte della soluzione sta nell’integrare sanità e welfare.

“Abbiamo un welfare cosiddetto mediterraneo -ricorda Quici- basato sulla famiglia, che si fa carico di una serie di costi sociali (basti citare i 10,9 mld di spesa solo per le badanti), ma abbiamo anche una crisi del welfare di tipo fiscale, organizzativo e istituzionale perché mancano le risorse e se il welfare cambia pelle anche la sanità dovrà cambiare pelle”.

“Quest’anno -ricorda Quici- festeggiamo i 40 anni di una legge, la 833, che ha consentito il passaggio da un sistema mutualistico ad un sistema universalistico e solidaristico con l’obiettivo di superare gli squilibri regionali ed assicurare l’assistenza sanitaria in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale”.

“Ovviamente, parliamo di modello Beveridge basato sul principio della sussidiarietà con finanziamento che avviene attraverso le imposte e necessità di una quota di spesa privata la cui gestione è affidata al governo centrale, attraverso i Lea e alle regioni attraverso il governo delle attività”, dice.

“Ma a distanza di 40 anni -conclude Quici- non si può più parlare di sostenibilità del sistema, né di universalità delle cure, né di omogeneità dell’assistenza soprattutto dopo il fallimento del referendum sulla modifica del Titolo V della Costituzione”.