Quirinale e Governo: due schiaffi per Napoli

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Passate le elezioni, si possono trattare alcuni temi che una settimana fa potevano apparire come contributi elettorali. Cominciamo con la visita elettorale del premier assieme al candidato De Luca alla sola Salerno: con tale scelta si è dato un contributo a delegittimare Napoli, che mai era stata così palesemente ignorata da un premier in una campagna elettorale. Va aggiunto, a merito di Renzi, che la visita assieme al candidato Presidente alla “sua” Salerno, ha certamente contribuito alla vittoria di De Luca. Ma c’è di più, in tema di delegittimazione di Napoli: il Presidente della Repubblica, nella scelta dei nominati per la designazione a Cavaliere del Lavoro, ha per la prima volta nella storia d’Italia ignorato Napoli; intendiamoci subito, Mattarella non ha agito intenzionalmente, ma si da il caso che la vicenda si è verificata e questo ancora a significare il degrado della città. Insomma, una città sempre più ignorata e che nel tempo è sempre più destinata al dimenticatoio e alla non considerazione: una città che esportava in tutto il mondo le sue canzoni e che oggi la RAI nazionale ignora del tutto o quasi. Ricordo in un mio viaggio in Giappone, trent’anni orsono, come era ovvio sentire suonare dalle orchestre dei vari ristoranti nipponici le nostre melodie, e come, per conseguenza, alcune nostre espressioni dialettali venivano conosciute in tutto il mondo. A questa discesa dell’immagine, senza volerlo, ha contribuito un Sindaco come De Magistris, che ha certamente il merito di aver ripulito la città, ma che non attribuisce importanza all’aspetto dell’immagine cittadina, come, cioè, se fosse qualcosa di cui un Sindaco non deve occuparsi. Ancora a contribuire al degrado la scomparsa di alcune attività tradizionali della realtà napoletana, come ad esempio, la pizza, diffusa in tutto il mondo e, invece, quasi considerata ora avulsa dalla città e di cui addirittura altre località italiane contestano la sua origine. Possiamo, allora, per certi aspetti parlare di una volontaria dimenticanza di alcune caratteristiche peculiari di Napoli e per altri, invece, del carico dei molti luoghi comuni a cominciare dalla camorra, sottolineata al massimo dalla stessa stampa cittadina, assieme alla “volgarità” di alcuni comportamenti dei napoletani. Insomma, per Napoli e per i napoletani si sta verificando, purtroppo, quello che l’ultimo Re borbone aveva pronosticato quando profetizzò a proposito dell’avvenire della capitale del Regno, che ai napoletani “non resteranno che gli occhi per piangere”. A questo disimpegno verso la città, volontario o involontario che sia, occorre reagire, parlandone e scrivendone innanzitutto per esaltare le sue caratteristiche ed in secondo luogo, mettendo in risalto quelli che sono ancora dei primati, come ad esempio le navi crociere che ogni giorno o quasi sostano nel porto e che sbarcano migliaia di turisti. A proposito, di quest’ultime, la vittoria regionale di un salernitano doc. come De Luca, contribuirà, come dichiarato, a “sviluppare” l’attività anche verso altri porti. Come già detto a tutto questo occorre reagire ribellandosi, perché Napoli può vincere il suo degrado e se non vuol vantare i suoi primati in vari campi, per dimenticanza o pudicizia della stessa autorità al potere, può con le sole illustrazioni delle sue bellezze riprendersi un primato quale quello dell’afflusso degli stranieri, che per il passato è stato più volte raggiunto.