Radio radicale e qualità della politica

di Vincenzo Olita

Il sottosegretario 5Stelle alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria, Vito Crimi, ha confermato che il governo non intende rinnovare la convenzione con Radio Radicale. E’ del tutto superfluo ricordare che in 43 anni la Radio ha svolto per l’informazione un vero servizio pubblico, basterebbe raffrontare i suoi palinsesti e contenuti giornalistici con quelli del presunto, e per noi costoso, servizio pubblico governativo. Imparzialità e pluralismo assicurati dall’impostazione editoriale, competenza e professionalità delle sue risorse umane, non ultimo, il valore del patrimonio del suo sconfinato archivio, in un Paese caratterizzato da una palude informativa in cui il giornalismo, complessivamente, viene percepito come sottoprodotto della politica, rappresentano e dovrebbero rappresentare, anche per la sensibilità politica del senatore Crimi, una ricchezza culturale da non disperdere.
Tralasciando ulteriori irrilevanti giustificazioni alla decisione governativa, é sconcertante che un politico di primo piano nel suo Movimento indichi tra le ragioni del non rinnovo della convenzione con la Radio una “mancanza di valutazione sulla qualità del servizio”. Incredibile, si può discutere sull’utilità di favorire la vita di uno spazio di libertà d’informazione, si può discutere sull’opportunità per un governo di avere un rilevante mezzo d’informazione incontrollato e incontrollabile, ma discutere sulla qualità del lavoro di Radio Radicale significa intrinsecamente ammettere la pochezza e la scarsa qualità – questa sì- del proprio operato politico.
Come Società Libera siamo testimoni dell’insostituibile funzione svolta da Radio Radicale, che ha seguito e in larga parte raccontata la nostra ventennale attività dalle Marce Internazionali alla Libertà, ai convegni, alle presentazioni dei Rapporti sulle liberalizzazioni, appuntamenti che, non prevedendo passerelle sulla quotidianità della politica e sul suo chiacchiericcio, spesso hanno scontato il disinteresse dell’informazione di riferimento di qualsiasi parte o progetto politico. Sinceramente ci saremmo aspettati una corale e massiccia presa di posizione del Pese per il ritiro di una decisione governativa che, a parte la ridicolaggine apolitica dei 5Stelle, tutti affermano di avversare. Di corale, purtroppo, avvertiamo solo le solite stantie dichiarazioni di circostanza che, come da modesto marketing politico, esaltano più la falsa generosità del dichiarante che l’indicazione di percorsi per risolvere il problema. Ci saremmo aspettati una mobilitazione nazionale unitaria, dall’estrema destra all’estrema sinistra in quanto tutti beneficiari della presenza di Radio Radicale, capace di portare nelle strade una quantità di persone in grado di far indietreggiare, com’è loro costume a proposito di numeri, i 5Stelle e i loro alleati governativi.
Ci proveremo, ci proveremo noi, piccola Associazione di cultura liberale, proveremo partendo con un Flash mob a Roma nella seconda settimana di maggio.