Ragazzi a scuola di ignoranza: perché dire basta agli “esperti”

67

Le menzogne dei politici, delle aziende, la mancanza di trasparenza delle banche. Si chiama agnotologia, dal greco agnosis, ed è lo studio dell’ignoranza costruita. Deliberatamente indotta, da specifici gruppi d’interesse, al fine di vendere un articolo, accaparrarsi dei favori”. Quello di cui Costanza Rizzacasa D’Orsogna scrive su la Lettura (supplemento domenicale del Corriere della Sera) del 6 marzo 2016 non è la ma solo una delle facce dell’ignoranza. Alla faccia perversa dell’ignoranza costruita si contrappone la faccia ‘genuina’, descritta nel nostro blog del 5 marzo: “Contro la scuola che non inventa. Elogio dell’ignoranza ‘genuina’ “. È questa una faccia generatrice di idee. Dunque, ignoranza creativa che mette in moto il processo di ideazione.

I corsi d’apprendimento dell’ignoranza genuina e creativa suscitano negli studenti la voglia di spingersi oltre l’orizzonte visibile, precluso alla loro vista dalla siepe dall’insegnamento. Ne è prova l’articolo pubblicato su Ferrara Italia e ripreso in questo blog dal giovane Federico Di Bisceglie del Liceo scientifico Enrico Fermi di Bologna.

piero.formica@gmail.com

———————————

di Federico Di Bisceglie 

Al giorno d’oggi, sia per quanto riguarda il mondo della scuola sia per quanto riguarda il successivo mondo del lavoro, persiste una tendenza sempre più diffusa a valorizzare l’aspetto più ‘tecnico’ dell’apprendimento. Dunque si preferisce studiare e approfondire le discipline che possano in una certa misura riguardare l’aspetto economico-pratico della vita lavorativa, in una visione quanto mai utilitaristica della formazione, senza tener conto del fatto che, a ben vedere, le maggiori scoperte che hanno cambiato la storia del modo sono state fatte grazie alla creatività e alle curiosità anticonvenzionali. Secondo il professor Piero Formica, docente dell’Università di Dublino, mai come ora c’è un’urgente bisogno di cervelli pensanti, che però siano motivati e portati alla progettualità in funzione delle idee che vorrebbero portare avanti, senza temere che tutto ciò sia irrealizzabile. Questo il senso del seminario svoltosi lunedì 29 febbraio e martedì 1 marzo presso il Liceo Fermi di Bologna, organizzato nell’ambito del progetto Agorà degli studenti, che ha visto coinvolti i rappresentanti d’istituto della scuola felsinea e quelli del liceo Ariosto di Ferrara e dell’Istituto tecnico Scarabelli-Ghini di Imola. Le due giornate di formazione sono servite ai ragazzi, divisi in team, per ideare e mettere a punto un progetto, che è stato poi presentato agli altri. Infine è stato votato il progetto migliore. 

Può risultare incredibile ai più, ma le idee e i progetti proposti sono stati estremamente interessanti e davvero innovativi, senza contare che se alcuni di questi fossero davvero realizzati potrebbero sensibilmente cambiare l’attuale quotidianità dell’uomo, fornendo servizi molto utili, in maniera estremamente funzionale e a basso costo. 

Il progetto vincitore, per esempio, riguarda un nuovo modo di concepire le visite all’interno delle mostre e dei musei: una sorta di visione tridimensionale su determinati dettagli di un’opera d’arte, adeguatamente selezionati dai critici e dagli allestitori dell’esposizione, ai fini di comprendere meglio il significato nascosto dell’opera. Una seconda proposta, invece, ha lavorato sulla valorizzazione del mercato dei prodotti locali nelle città, attraverso una piattaforma multimediale che avrebbe lo scopo di mettere in relazione servizi e informazioni sulle merci a Km 0, per garantire l’efficienza del servizio al potenziale utente a seconda della zona indicata. 

Il lavoro di progettazione di qualcosa che possa migliorare la nostra società non è solo una mera utopia, è qualcosa di molto proficuo che può portare a risultati incredibili. E’ opportuno pensare che il professor Formica abbia ragione, in questo mondo di ‘esperti’, sarebbe ora che si lasciasse spazio agli ‘inesperti’, o meglio gli ‘ibridi’, persone dotate di conoscenze in determinati settori, ma che allo stesso tempo conservino quella sana ignoranza creativa che ha permesso a uno come Steve Jobs, per fare un nome a caso, di fondare un’azienda del calibro della Apple.