Rallenta la corsa delle Pmi al Centro Nord

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Si prospetta un quadro incerto per le 122mila piccole e medie imprese di capitali delle regioni più sviluppate del Paese. Lo studio di Confindustria e Cerved ne analizza i bilanci fino al 2017, anno in cui il trend di crescita ha fatto registrare una decisa accelerazione mostrando una piena uscita dalla crisi.
Sfortunatamente, e in linea con il generale andamento dell’economia italiana, adesso diversi indicatori per il 2018 fanno suonare significativi campanelli d’allarme, con aspettative per il 2019-2020 di una frenata ancora più brusca.
Tornando alla fotografia fino al 2017, il gruppo delle Pmi al Nord rappresenta l’80% del totale delle imprese di capitali italiane. Con oltre 750 miliardi di euro di fatturato, circa 3milioni e 300mila occupati e 180 miliardi di euro di valore aggiunto, queste imprese valgono oltre il 10% del PIL italiano.
Il rafforzamento in atto partito dalla fine della crisi prosegue nel 2017, sia per il numero di imprese attive che sono ritornate al valore pre-crisi sia per il buon andamento dei conti economici. Per il quinto anno consecutivo, i ricavi delle Pmi del Centro Nord sono in crescita così come gli utili, facendo registrare i tassi più sostenuti osservati nel corso dell’ultimo decennio. Questa buona salute significa anche migliore affidabilità creditizia: nel 2018, le Pmi sicure o solvibili sono oltre il 70% nel Nord, e poco meno del 60% al Centro.
Particolarmente lusinghieri sono i risultati delle Pmi industriali, il cui numero torna a crescere in maniera decisa. Il ripopolamento della manifattura è coinciso con un andamento dei conti economici anche migliore di quelli del resto delle Pmi.
Tuttavia le differenze regionali e provinciali si mantengono significative. La Lombardia si conferma la regione con i numeri assoluti più consistenti, mentre Trentino Alto Adige, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto si segnalano come le regioni con le migliori performance di medio periodo. Meno buoni, ma comunque in miglioramento, sono i risultati delle Pmi del Centro: Umbria e Lazio sono le uniche due regioni in cui il livello del fatturato è ancora inferiore ai livelli del 2007.
In questo quadro lo studio restituisce tre possibili soluzioni per instradare le imprese su un percorso di crescita ed arginare la nuova crisi che si intravede all’orizzonte: queste sono la capitalizzazione e la crescita dimensionale; l’apertura del capitale aziendale; la propensione all’esportazione.
Infatti, nel bacino delle 122mila Pmi di capitali del Centro Nord sono state individuate circa 4mila imprese “eccellenti” che presentano caratteristiche compatibili con l’acquisizione da parte di un fondo di private equity o con caratteristiche finanziarie, di governance e leadership molto simili a quelle delle società già quotate.
Gli effetti sul PIL di una loro apertura ai capitali e ai mercati sarebbero assai significativi, potenzialmente quantificabili nel medio periodo fino a 3,7 punti percentuali in media nazionale.
Lo scenario economico che si trovano davanti le Pmi del Centro Nord sta iniziando a farsi più incerto, e il ritmo con cui i risultati economici degli ultimi anni si consolidano sta rallentando. Nel Centro Nord, come in tutto il Paese, servono più imprese eccellenti, cioè più robuste, più capitalizzate, più aperte e più internazionalizzate, per premere di nuovo sull’acceleratore. E una politica economica che torni a considerarle come il principale motore del benessere e della ricchezza del Paese.