Randstad, team di giovani e adulti portano innovazione in azienda

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Milano, 4 lug. (Labitalia) – La maggioranza degli italiani preferisce lavorare in team composti da persone appartenenti a diverse generazioni piuttosto che in ambienti di lavoro più omogenei per età. Il 92% ritiene che la collaborazione fra persone di età anche molto diversa possa portare soluzioni innovative mentre quasi otto su dieci (79%) credono che sia un vantaggio sia per i lavoratori più giovani sia per i più esperti. Questa modalità di lavoro in Italia è già realtà in quasi tre casi su quattro, ma quando si tratta di scegliere il proprio diretto superiore, resiste ancora una mentalità tradizionale che associa l’autorevolezza e la competenza alla maggiore anzianità. Se infatti l’85% dichiara che in un capo la capacità di ispirare e motivare è più importante dell’età, sette lavoratori su dieci non vogliono un superiore più giovane.

L’ultima edizione del Randstad Workmonitor, l’indagine trimestrale sul mondo del lavoro di Randstad, secondo operatore mondiale nei servizi per le risorse umane, condotta in 34 Paesi del mondo su un campione di 400 lavoratori di età compresa fra 18 e 65 anni per ogni nazione, rivela una diffusa convinzione fra gli italiani delle opportunità di innovazione e di miglioramento delle performance aziendali offerte da ambienti di lavoro aperti al contributo di generazioni diverse, ma anche una visione ancora tradizionale dei rapporti gerarchici all’interno delle aziende.

La principale differenza che si riscontra in un ambiente di lavoro multi-generazionale, secondo quasi tre dipendenti su quattro (73%), riguarda lo stile di comunicazione. Oltre un quarto dei lavoratori (26%), infatti, rileva difficoltà di comunicazione con colleghi che non appartengono alla propria generazione, percentuale che sale al 32% fra i giovani sotto i 35 anni. A differenziare i lavoratori più giovani da quelli più senior è anche l’attitudine a connettersi con i colleghi attraverso i social media: lo fa il 73% degli under 35 contro il 56% della media. Quasi la metà dei lavoratori più giovani stringe ‘relazioni social’ anche con i diretti superiori (44%), mentre la percentuale è decisamente più ridotta se si considerano tutte le fasce di età (30%).

“Gli italiani -commenta Marco Ceresa, amministratore delegato Randstad Italia- si mostrano aperti e convinti dei vantaggi di un ambiente di lavoro multi generazionale, che fa già parte della quotidianità del 74% dei lavoratori. Ma appaiono ancora legati a una mentalità tradizionale che associa il prestigio e l’autorevolezza dei team leader all’età, con solo il 20% dei dipendenti che vorrebbe un capo più giovane. Il fatto che siano proprio i più giovani a sottolineare l’importanza dell’anzianità del diretto superiore (78% degli under 34, +11% rispetto ai lavoratori più adulti) dimostra come in Italia sia ancora diffusa una mentalità fortemente gerarchica nei rapporti fra colleghi ed è allo stesso tempo il segnale di una cultura aziendale che fatica a integrare e valorizzare il contributo di generazioni fra loro distanti”.

Nel dettaglio, secondo i risultati della ricerca, la maggioranza degli italiani è consapevole dei risultati professionali raggiunti in ambienti di lavoro fondati sulla collaborazione fra persone appartenenti a generazioni diverse. L’84% dei dipendenti italiani si esprime a favore del lavoro in team differenziati per età (in linea con la media globale) e il 92% pensa che siano l’ideale per proporre idee e soluzioni innovative (+7% rispetto alla media globale).

Dal confronto internazionale, tuttavia, emerge come l’Italia si collochi agli ultimi posti fra i paesi esaminati sia in termini di diffusione sia di consenso attorno ai team di lavoro inter-generazionali. Il 74% del campione che dichiara di lavorare insieme a colleghi più anziani o più giovani di almeno 10-15 anni, infatti, dista ben 11 punti dalla media globale (85%) e 12 punti dalla media europea (86%); soltanto in Turchia (69%) e Giappone (66%) il dato è inferiore. I lavoratori italiani si piazzano in terz’ultima posizione anche per la convinzione che la collaborazione intergenerazionale sia un vantaggio per entrambe le parti, pari al 79%, davanti soltanto a Ungheria (76%) e Giappone (56%) e distante sei punti dalla media mondiale (85%).

Sono i dipendenti più giovani a mostrarsi meno fiduciosi nelle potenzialità dei team misti, con un apprezzamento meno deciso sia rispetto ai colleghi italiani più adulti sia dei coetanei stranieri: il 78% dei 18-34enni guarda positivamente ad ambienti di lavoro intergenerazionali, contro l’86% degli over 35 e dei loro coetanei stranieri, mentre la forbice fra i giovani italiani convinti che la collaborazione con lavoratori non coetanei porti vantaggi reciproci (73%) e i loro omologhi stranieri (85%) o i lavoratori più senior (82%) è ancora più ampia.

E sono sempre i più giovani il segmento più legato a una visione tradizionale e gerarchica dei rapporti fra dipendenti e manager in azienda: il 78% degli italiani fra i 18 e i 34 anni preferisce un capo con maggior anzianità di servizio (+11% rispetto alla fascia più adulta) e solo il 19% vorrebbe un diretto superiore più giovane, contro il 31% della media globale dei lavoratori meno esperti. Considerando tutte le fasce anagrafiche, il 70% del campione predilige un diretto superiore coetaneo o più anziano (contro il 69% della media globale), un valore tra i più alti in Europa, insieme alla Spagna (70%) e superato solo da Regno Unito (75%) e Grecia (82%).

La differenza più evidente nei rapporti fra generazioni diverse è lo stile di comunicazione, indicata dal 73% degli italiani e dall’80% a livello globale. Una barriera ammessa dal 26% del campione nazionale (contro il 31% della media globale) e avvertita maggiormente dai più giovani, che dichiarano di avere difficoltà a comunicare con i colleghi più anziani nel 32% dei casi in Italia e nel 42% se si considerano tutti i paesi analizzati.

Difficoltà che sembrano, invece, non riguardare i team leader, che sono in grado di adattare il proprio comportamento alle diverse età dei propri sottoposti, per il 55% degli under 35 (60% globale) e il 51% dei lavoratori senior (49% media mondiale), e dimostrano talento nel collaborare con generazioni differenti, secondo il 73% del campione italiano (-4% vs media globale, con variazioni minime fra giovani, 72%, e meno giovani, 73%), anche se tutti i paesi europei, eccetto Grecia (65%), Austria, (71%), Svezia (72%) e Ungheria (73%), registrano performance migliori.

A dimostrazione dell’elevata competenza di gestione delle persone riconosciuta ai team leader, il 72% del campione italiano dichiara che il proprio diretto superiore manifesta interesse per il loro percorso di carriera (+3% vs media globale), valore che in Europa è superato solo da Danimarca (73%) e Norvegia (75%).

Fra i vari stili di comunicazione che caratterizzano le differenti generazioni presenti sul posto di lavoro spicca la diversa propensione all’uso dei social network. Circa un dipendente su due si connette con i colleghi attraverso le reti sociali (56%, -5% vs media globale) e quasi uno su tre con il proprio diretto superiore 30%, -5% rispetto alla media mondiale). Ma, analizzando soltanto il segmento dei 18-34enni, emerge come ben il 73% frequenti i colleghi sui social network (contro il 49% del campione over 35 ) e il 44% abbia collegamenti social con il diretto superiore (contro il 24% dei colleghi più adulti).