Rapporto Banca d’Italia, la Campania continua la risalita ma il divario col centro-nord resta ampio

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La Campania è una delle regioni italiane più pesantemente colpite dalla crisi avendo perso 15 punti di Pil tra il 2008 e il 2013 ma è anche quella che ha dimostrato il maggior dinamismo nella fase di ripresa con il recupero di oltre 4 punti percentuali di Prodotto interno lordo rispetto ai livelli pre-crisi: lo dicono i dati del Rapporto “L’economia della Campania” realizzato da Banca d’Italia e presentato questa mattina nella sede di via Cervantes dal direttore Antonio Cinque e dal responsabile della Divisione Analisi e ricerca economica territoriale, Paolo Emilio Mistrulli.
Un’analisi che evidenzia luci e ombre di una regione che seppur “resiliente” come sottolinea Cinque e ancora piuttosto distante dai dati registrati al Centro-Nord. I divari territoriali nel Paese rimangono ancora “ampi e diffusi” soprattutto per ciò che riguarda “le condizioni reddituali e la ricchezza delle famiglie campane, le maggiori difficoltà di accesso dei giovani al mercato del lavoro, la minore produttività delle imprese”.

Le imprese
Tra i dati incoraggianti – spiega Mistrulli – c’è la crescita degli investimenti fissi nel campo dell’Industria e con essa anche quella del fatturato. Nonostante questo i livelli pre crisi sono ancora distanti. Ad incidere sulla situazione è il livello di produttività che, nonostante un parziale recupero, rimane ancora al di sotto dei valori medi nazionali. La distanza risente della più elevata specializzazione in settori a bassa produttività e della maggiore diffusione di imprese di piccole dimensioni, caratterizzate generalmente da una produttività inferiore. Il rapporto segnala poi carenze infrastrutturali tra cui quelle legate all’approvvigionamento di energia elettrica.
Anche nel settore dei servizi sono cresciuti fatturato e investimenti. In questo caso i valori si avvicinano ai livelli precrisi e ciò anche grazie all’espansione sostenuta del turismo, specie internazionale, e del relativo indotto.
Va male invece il settore delle costruzioni. In condizione di stallo l’edilizia privata frenata dall’elevato stock di invenduto ereditato dalla crisi, ma non va bene neanche quella pubblica influenzata dalla contrazione degli appalti banditi nel 2017, che segue a una fase di riduzione dei progetti di opere pubbliche. Le previsione per il comparto non segnalano un’inversione di tendenza a breve termine.
Cresce invece il credito concesso alle imprese la cui ripresa, in atto dal 2015, però, non ha però interessato in modo omogeneo il settore produttivo. La “selezione naturale” ha permesso alle imprese finanziariamente meno rischiose di accedere più facilmente al credito mentre i finanziamenti si sono contratti per quelle imprese più rischiose.

Il mercato del lavoro
Nonostante nel 2017 l’occupazione in Campania sia aumentata (ma non nella stessa misura dell’anno precedente) appare ancora preoccupante il fenomeno dell’emigrazione di laureati. Basti pensare che nel decennio 2006-2016 sono stati oltre 54mila i giovani che hanno deciso di cercare fortuna fuori regione. A penalizzare la Campania è la domanda di figure professionali altamente qualificate non sufficiente a bilanciare l’offerta.

Le famiglie
Nel 2017 è proseguito il trend positivo di redditi e consumi delle famiglie anche se, pure in questo caso, i valori – quello del reddito pro capite e della ricchezza pro capite – rimangono ampiamente sotto la media italiana. I prestiti per l’acquisto di abitazioni, che rappresentano la componente principale dell’indebitamento delle famiglie, hanno continuato a crescere a ritmi sostenuti. Si è consolidata la crescita del credito al consumo.

Il mercato del credito
Nel 2017 i prestiti al settore privato non finanziario hanno continuato a crescere su ritmi analoghi a quelli dell’anno precedente. L’andamento del credito è risultato differenziato tra le varie componenti del sistema bancario. I prestiti erogati alle imprese dalle banche appartenenti ai primi cinque gruppi nazionali hanno rallentato, in controtendenza con il resto del sistema bancario. Quelli alle famiglie hanno registrato una dinamica analoga tra banche. È proseguito il miglioramento, in atto dal 2012, della qualità dei prestiti concessi a residenti in Campania. Il tasso di deterioramento ha continuato a flettere, in particolare per le imprese. Le operazioni di cessione e di stralcio hanno ridotto l’incidenza dei crediti deteriorati sui prestiti complessivi contribuendo, insieme con le maggiori rettifiche di valore apportate a quelli rimasti nei bilanci bancari, a ridurne il valore netto. È proseguito il processo di ridimensionamento della rete territoriale delle banche, soprattutto quelle di maggiori dimensioni, e contestualmente è aumentato il ricorso ai canali distributivi telematici.

La finanza pubblica
La spesa delle Amministrazioni locali è diminuita nella media del triennio 2014-16, sia nella componente corrente, per effetto del contenimento del personale nel comparto sanitario, sia in quella per investimenti, dopo la forte crescita registrata in chiusura del precedente ciclo di programmazione europea. La spesa effettuata a valere sulla programmazione 2014-2020 è stata del 3 per cento della dotazione complessiva alla fine del 2017, valore distante dall’obiettivo intermedio di spesa da certificare entro la fine del 2018. L’incidenza del prelievo fiscale locale sulle famiglie residenti nei capoluoghi campani è rimasto pressoché stabile, su livelli significativamente superiori alla media nazionale. È proseguito il calo del debito delle Amministrazioni locali, la cui incidenza sul PIL è ampiamente superiore alla media nazionale.