Rapporto Confindustria-Cerved: Nel Sud il 36,5% delle Pmi danneggiate dal Covid è a rischio default

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Il 28% delle pmi nei settori più colpiti dal covid sono a rischio, il 36,5% è nel Mezzogiorno. È questo il dato di partenza del Rapporto Regionale PMI 2021, realizzato da Confindustria e Cerved, insieme a Intesa Sanpaolo, che analizza le performance delle delle circa 160 mila società di capitale italiane che impiegano impiegando tra 10 e 249 addetti e con un giro d’affari tra i 2 e i 50 milioni di euro e vengono definite quindi Pmi. Con 94.000 pmi, il Nord è l’area con il numero maggiore di PMI, che registrano comunque una presenza diffusa con 33 mila società nel Centro e 32 mila nel Mezzogiorno. Il Covid-19 ha determinato una crisi senza precedenti colpendo in particolare la ristorazione, il turismo, gli alberghi, i trasporti, ingrosso e il dettaglio non alimentare e il sistema moda. In base alle stime, un numero molto consistente di PMI (28 mila, pari al 17,9%) ha subito nel 2020 un calo dei ricavi superiore al 20%, il Centro risulta l’area geografica con la quota peggiore (23,1% in termini di numerosità e il 24,0% in termini di fatturato), seguito dal Mezzogiorno (18,7% e 19,5%), che però fa registrare anche le percentuali più alte di imprese stabili o in crescita (14,8% in termini di fatturato) oppure con un calo contenuto (37,6%). In media, il fatturato delle Pmi è atteso in calo del 10,6% tra 2019 e 2020. Nonostante impatti consistenti, il sistema delle PMI sembra finora aver sostanzialmente tenuto, in parte anche grazie al lungo processo di rafforzamento patrimoniale e finanziario osservato in tutta la Penisola nel precedente decennio, ma soprattutto per via del massiccio impiego di misure emergenziali adottate dal Governo, che hanno mitigato lo shock della pandemia. Durante la fase del lockdown i mancati pagamenti delle PMI sono esplosi in tutta la Penisola, ma poi, con la ripresa dell’attività economica e con la progressiva operatività del Decreto Liquidità sono tornati sostanzialmente alla normalità. Nella fase più acuta, a maggio, le PMI meridionali non hanno saldato il 55% del valore delle fatture in scadenza o già scadute, un dato in forte crescita rispetto al 42% di dicembre 2019. Alla fine dell’anno il volume dei mancati pagamenti è invece ritornato su livelli simili a quelli dell’anno precedente. Nei settori più colpiti dalla pandemia gli effetti sono però più intensi con profili di rischio al 36,5% nel Mezzogiorno, al 29,4% nel Centro, al 26,9% nel Nord-Ovest e al 20% nel Nord-Est. In particolare, la presenza di PMI con un concreto rischio di default nei prossimi dodici mesi supera i due terzi tra le società che organizzano fiere e convegni, con percentuali ovunque superiori al 65%, mentre il 40% dei ristoranti è ad alta probabilità di fallimento (17,3% prima del Covid), con il dato al Mezzogiorno del 50,9%. Risultano a rischio un terzo degli alberghi, anche in questo caso con evidenti gap tra il Nord-Est (20,7%) e le altre aree, con valori massimi al 46,6% nel Sud.