Rapporto Imprese del Sud, segnali positivi per la Campania

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Segnali positivi per le medie imprese della Campania. Ci sono qui le basi per recuperare competitività e imporsi anche a livello internazionale: lo dice il sesto rapporto che la Fondazione La Malfa ha realizzato in collaborazione con l’area studi di Mediobanca, presentato questo pomeriggio nella sede del quotidiano Il Mattino. L’analisi non nasconde le difficoltà del Mezzogiorno, per larghi tratti ancora assente nello scenario dello sviluppo globale, mette però anche in evidenza la capacità di tenuta del tessuto industriale della nostra regione. A parlarne, insieme al direttore del quotidiano napoletano, Alessandro Barbano e al giornalista economico Nando Santonastaso, sono gli economisti Giorgio La Malfa e Paolo Savona, l’assessore regionale alle Attività produttive Amedeo Lepore, il presidente della Fondazione Matching Energies e del Gruppo Getra Marco Zigon, il docente di finanza aziendale alla seconda Università di Napoli Mario Mustilli.
“Si può dire che la Campania, in termini di imprese medio grandi – spiega Savona -, sia già fuori dalla logica del Mezzogiorno, nel senso che è oggi l’unica regione del Sud in grado di organizzare una politica economica tale da produrre sviluppo”. Così almeno lasciano intravedere i numeri del rapporto della fondazione La Malfa. “Nel mezzogiorno – spiega Savona – il tessuto imprenditoriale deve scontrarsi con diseconomie esterne quasi insormontabili. E chi riesce a competere lo fa recuperando la perdita di produttività prodotta da questi fattori negativi attraverso l’abbassamento del costo del lavoro”.
Dopo la crisi di questi ultimi anni la caduta è cessata, la ripresa però “non è così vivace”. Non lo è neanche in Campania dove “tra i punti deboli c’è quello relativo alle esportazioni”. Queste “crescono poco” e il dato, secondo l’economista, dovrebbe indurre gli imprenditori ad adottare “una organizzazione di impresa meno familiare e più votata allo sviluppo delle relazioni con l’estero attraverso la nomina di veri e propri direttori commerciali dedicati a questo settore”.
Del rapporto in maniera più approfondita parla Giorgio La Malfa che spiega come questa iniziativa sia nata qualche anno fa in seguito all’appello per il Mezzogiorno lanciato dall’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. “La cosa che fa più impressione leggendo i numeri di questo lavoro – dice La Malfa – è il divario esistente tra il Sud e il resto d’Italia in termini di presenza imprenditoriale sul territorio. Delle 3300 di medie imprese registrate complessivamente nel 2014 solo 263, l’8%, operavno nel Mezzogiorno”. A fronte di questo quadro a tinte fosche c’è quello più luminoso che riguarda la Campania, “l’unica regione ad avere una presenza significativa di medie imprese (il 40% delle 263 totali nel Sud) e quindi anche una capacità di competere con le più avanzate aree industriali del nord italia”. Nonostante questo a preoccupare è il dato della macroarea meridionale dove le medio imprese impiegano “meno di 40mila dipendenti”. Questo traccia, secondo La Malfa, una rotta chiara: “Esistono fuori dal perimetro della fabbrica condizioni al Sud che non permettono uno sviluppo maggiore dell’impresa. Occorre intervenire su questo fronte. Mondo dell’imprenditoria, dell’università, delle banche, delle istituzioni dovrebbero avviare un confronto serio per combattere queste diseconomie e creare condizioni esterne più favorevoli all’azienda”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Marzo Zigon che si dice convinto di una cosa: “Si può fare impresa nel Mezzogiorno ma a determinate condizioni. Occorre capire che per essere in grado di creare sviluppo bisogna raggiungere un livello di competitività idoneo”. Insomma, l’equazione è presto detta: meno imprese, ma di più grandi dimensioni. “il numero di dipendenti impiegati nella medio industria è ancora basso – sottolinea il presidente della Fondazione Matching Energies – e questo incide negativamente anche sul posizionamento del Pil italiano a livello europeo”. Per Zigon occorre puntare maggiormente su quelle imprese che hanno saputo affrontare la crisi “intuendo anticipatamente qual era la strada da seguire, puntando su tecnologia, brand ma soprattutto su conoscenze e competenze”. Per il futuro sarà determinante l'”Industria 4.0, un driver importantissimo perché indica le leve su cui poggiare le basi dello sviluppo, quelle della digitalizzazione e dell’innovazione”. Senza dimenticare che “le istituzioni devono fare la propria parte contribuendo a eliminare quegli ostacoli esterni che frenano la crescita delle nostre imprese. Mi sembra che in Regione qualcosa si stia facendo. Sono ottimista”.
L’assessore Lepore saluta con favore i dati positivi relativi alla Campania. “Fino a oggi – dice – abbiamo fatto passi in avanti ma non ci accontentiamo. Non vogliamo solo essere l’avanguardia del Sud ma abbiamo l’ambizione di competere con le aree piu avanzate del Paese, superando anche la Lombardia”. L’assessore non nega le difficoltà del Sud ma si dice sicuro che “la proposta del presidente De Luca di un piano straordinario del lavoro e di una amministrazione 4.0 siano gli elementi basilari per un rilancio stabile” di questa parte di Italia. Dicendo questo fa il conto delle cose fatte a Palazzo Santa Lucia Ricorda per esempio i dati positivi espressi dalla spesa delle risorse europee. “Siamo già oltre le nostre più rosee aspettative – dice Lepore – visto che il 56% delle risorse sono state già programmate. C’è però un punto su cui riflettere: fino a ora queste risorse sono state utlizzate come sostititive di quelle ordinarie che nel mezzigiorno non sono mai arrivare in modo equo. Finamente con questo governo pare che siamo di fronte ad un requilibrio di questi fondi”. Tra le iniziative adottate dalla Regione il massimo responsabile delle Attività produttive ricorda il credito di imposta sugli investimenti, la decontribuzione totale per le imprese, il bando per le aree di crisi industriale non complessa e ora l’esenzione dall’irap sugli investimenti, “deciso con l’ultimo collegato alla Finanziaria regionale” e le Zes su cui “stiamo lavorando col presidente dell’Autorità portuale di Napoli Pietro Spirito e il governo”.
Mustilli infine pone l’attenzione su uno degli anelli deboli della filiera produttiva nel mezzogiorno, quello del credito. “Al Sud – dice – mancano due cose in particolare: una, come ha sottolineato l’assessore, è rappresentata dalle risorse ordinarie, l’altra dal legame tra banca e sistema della produzione. In poche parole la questione vera oggi è quella del finanziamento delle imprese. Le banche non ce la fanno e, come sostiene anche il governatore Visco, in futuro un ruolo importante l’avranno necessariamente i soggetti non bancari”.
Tra gli altri prendono infine la parola anche il presidente dell’Autorità Portuale di Napoli Pietro Spirito e il professore di economia aziendale Antonio Ricciardi.

 

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