Rapporto sull’Economia del Mare fra crescita e transizione green. Prete: Un mercato che vale 180 mld

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in foto Andrea Prete

“La blue economy è molto interessante perché intorno al mare si sviluppano una serie di iniziative dei diversi settori che registra quasi 180 miliardi di valore aggiunto”. A dirlo Andrea Prete, presidente Unioncamere, in occasione della presentazione del XII Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare a cura dell’Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare Ossermare, Centro Studi Tagliacarne – Unioncamere, Informare, Camera di commercio Frosinone Latina e Blue Forum Italia Network, presentato oggi. “Partiamo innanzitutto – spiega – dal movimento delle merci, che sicuramente è quello che genera più valore aggiunto, passando poi per i passeggeri, la cantieristica, la filiera turistica, la recettività, la ristorazione, la gestione delle persone, la creatività sportiva e ricreativa, la filiera ittica. Dai numeri del Rapporto vediamo che siamo in un settore che cresce più degli altri e che negli ultimi anni ha dato più degli altri, anche sotto l’aspetto occupazionale. E quindi è un settore al quale dobbiamo guardare con grande attenzione, per una serie di motivi, anche perché è il settore che secondo me spinge di più verso la transizione green”. “Molti – osserva – si lamentano che i porti stanno nelle città, ma qualcuno si dimentica che le città sono nate attorno ai porti. Però indiscutibilmente una nave da crociera attraccata in un porto con i motori accesi non è il top. E credo che sotto questo aspetto, puntare in maniera incisiva sull’elettrificazione sia assolutamente necessario. E così anche il trasporto marittimo. Molti ovviamente stanno immaginando combustibili di propulsione delle navi diversi da quelli attuali. Credo che l’idrogeno in futuro potrebbe essere una grande soluzione per il mercato marittimo”. “L’economia del mare – afferma – sicuramente apre una finestra molto importante su tutti i temi che portano l’attenzione all’ambiente e quindi alla sostenibilità”. Un altro aspetto ricordato da presidente Prete riguarda il Sud. “Praticamente – spiega – il 32% della blue economy è concentrato al sud. Eppure al sud la produttività è un po’ inferiore a quelle delle coste del nord, perché c’è un problema di infrastrutture. Adesso, ad esempio, aspettiamo con piacere che si apra la Napoli-Bari dell’alta velocità. Che si faccia l’alta velocità fino al Reggio Calabria. Dobbiamo incrementare la parte turistica partendo dalle infrastrutture, senza avere però il turismo eccessivamente di massa”.