Rassegnamoci, il periodo delle vacche magre sarà lungo. Occhio alla spesa pubblica

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In foto Mario Draghi

Anche se in queste circostanze sarebbe poco opportuno affermare che tutto è bene quel che finisce bene, ci si può comunque contentare dei risultati che il vertice dei capi di governo a Bruxelles ha portato a casa lunedì notte. Anche se con sforzi non comuni e alchimie politiche raffinate, gli stessi sono riusciti a trovare un accordo per adottare un comportamento condiviso sull’embargo degli idrocarburi da comminare alla Russia. Quando muore un papa i più non si limitano a dire che se ne fa un altro, ma aggiungono che si fa anche un cardinale. Così è successo che l’impostazione primigenia dell’embargo in questione, non accettata all’unanimità nella sua prima elaborazione, sia risultata meglio dettagliata nella versione definitiva. Particolare non trascurabile è la scadenza che quei capi di governo si sono dati per realizzare quanto deliberato. Sintetizzando, gli stessi si sono trovati d’accordo che buona parte dello stesso sia portata a termine nel 2022. Un risultato altrettanto importante è stato quello raggiunto nella stessa tornata, pronubo il premier del Bel Paese: la espressione assembleare del prezzo massimo praticabile per quei prodotti, valido per tutti i paesi della EU. Esso permetterà di fare programmi e piani decisamente più attendibili di quelli impostati finora. È una decisione particolarmente lungimirante, in particolare perché il periodo di vacche magre che il mondo sta attraversando durerà ancora a lungo, anche se non è facile farsene una ragione. Pertanto l’oculatezza della spesa pubblica dovrà essere uno dei punti di riferimento più importanti per coloro che la decidono, tanto nel Paese, quanto nella EU. Ciò che è stato stabilito così come descritto, ha incontrato immediatamente il consenso del braccio operativo del governo nel settore.l’ ENI. Per voce del suo presidente De Scalzi, si è avuta conferma della validità di quanto deliberato e, conferma attesa in quanto tecnica, la sua convinzione che a fine del 2023 il rapporto di fornitura di gas russo all’ Europa sarà sostanzialmente caducato. Il ministro degli esteri russo Zavlov, di sua iniziativa, si è affrettato a dichiarare che troveranno a stretto giro nuovi clienti ai quali vendere l’enorme massa di gas che risulterà disponibile dopo l’interruzione delle forniture all’ Europa. Premesso che in tal modo il ministro russo ha configurato una reazione di excusatio non petita da manuale, ha dato inoltre prova indiretta ma inequivocabile dello stato di particolare quanto rapido indebolimento dell’economia governata dal Cremlino. Essa va a aggiungersi a comportamenti delle alte gerarchie di quel paese che ricordano le patetiche scenette messe in atto dai pagliacci dei circhi di periferia. In dettaglio essi tentano di negare la grave crisi economica che attanaglia il loro paese, consegnando ai mezzi dell’informazione risultati della forza del rublo drasticamente distorti. Gli stessi che potrebbero indurre i meno attenti a interpretarli come performances da miracolo economico nella steppa. Basta poco a capire che si tratta esclusivamente di rimbalzi tecnici di quella moneta, riferibili esclusivamente a impennate flash del suo valore di ordinaria amministrazione, innescate da provvedimenti governativi che nulla hanno da spartire con l’economia del fare. Essi hanno scombussolato, anche se per poco, i rapporti di cambio con la stessa forza di una rivoluzione copernicana. La realtà la illustrano più che bene parametri significativi quali il tasso di inflazione a due cifre che sta attanagliando quel sistema economico e lo striminzito indice di crescita del PIL, tra i più bassi di quelli dei paesi industrializzati. Nella migliore delle ipotesi si sta verificando una situazione simile a quella del Barone di Muenchausen: tante volte raccontava una delle situazioni fantastiche che millantava di aver vissuto, che finiva con il credere lui stesso che fossero realmente accadute. Molto probabilmente la situazione è sostanzialmente diversa e è simile a quella che si racconta nelle masserie, quelle dove vivono i massari veri, senza fronzoli da salotto televisivo. Narrano gli stessi che un loro antesignano avesse portato delle oche al mercato per venderle. Ne era rimasta una, quella messa peggio in arnese, che starnazzava a più non posso. Il venditore attribuiva al comportamento dell’animale l’ indubbio scopo di promuoversi, facendosi notare. Detto a chiare note, che Mosca sia più che vicina a un imminente default è noto e addirittura non fa più sensazione. La fa invece il modo irresponsabile di (non) affrontare il problema da parte degli oligarchi, che spinge chiunque a star lontano da quella realtà. Quindi, pateticamente, il comportamento euforico quanto grottesco di Zavlov e compagni pretenderebbe stoltamente di fare da specchietto per le allodole per la finanza internazionale. Altrettanto dissennata è la pretesa di quei personaggi da avanspettacolo che si sono già espressi con azioni da capitani della filibusta: l’arrembaggio alle navi ucraine cariche di grano per trafugarne il contenuto. Fatti di questo genere, in tempi normali, avrebbero invogliato il resto del mondo, Africa compresa, a fare croce nera davanti ai confini del paese fisicamente più grande del pianeta. A far sì che, inoltre, fossero lasciate quocere nel loro brodo quelle frattaglie del genere umano che non attirano più gli appetiti di nessuno. In qualche modo si farà, e non potrà essere diversamente, se è vero, come è vero, che il mondo sta girando e continuerà a girare ancora per tanto tempo. Una considerazione particolarmente sagace è quella che è stata fatta appena mattina da alcuni ferrovieri che stavano bevendo il loro caffè prima di iniziare il turno. Si chiedevano gli stessi, con sana curiosità, come si dovesse interpretare il comportamento generalizzato degli addetti ai lavori di non far mai riferimento, in nessuna delle sedi adatte, ai giacimenti di idrocarburi del mare del nord e alla Norvegia che ne è il maggior estrattore. La conversazione è stata interrotta bruscamente dal fischio del treno in arrivo che dovevano prendere per andare al lavoro. C’è da credere comunque che, quanto prima, quei liberi pensatori delle rotaie ritorneranno sull’argomento.